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Gravità e Piacevolezza

Giochi di fine anno. Un giorno in cui soffiava un forte scirocco e il cielo era grigio e piovoso e l’aria sapeva di mare e primavera, le mie carte si sono scomposte. Erano carte di tarocchi, che si rimescolavano continuamente per gioco e che componevano storie di gente muta dentro una selva pericolosa e frondosa. La Liguria era lontana e a nord si immaginava una collina, quella di Asolo.
Era quasi a dispetto che il vento soffiava dalla pianura fino a su, al castello, girando sulla curva di ciottoli che porta in cima e poi intorno sul passeggio delle mura che guardano a sud.

Caterina Cornaro, regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia fu esiliata lì dal 1489 al 1510. Diede alla luce il figlio Giacomo III, quando il marito, Giacomo II di Lusignano, detto Il Bastardo, era morto da pochi mesi, già arcivescovo di Nicosia. 
Caterina, raffigurata ora grassa ora magra dalla scuola di Giorgione e da Tiziano e la sua bottega, parlava di amore platonico o ascetico nei dialoghi Asolani di Pietro Bembo.
Pietro, raffigurato ora adulto ora vecchio dallo stesso Tiziano, era un veneziano che frequentava Asolo, che apprese il greco a Messina, che a Ferrara conobbe Ariosto, allora capitano della Rocca di Canossa e non ancora famoso per l’Orlando Furioso, ed ebbe tre figli, diventò vescovo di Gubbio e più tardi di Bergamo e scrisse molte opere.
Alla genialità di Pietro Bembo, evidentemente ispirato da un ambiente stimolante, facilitato dalla leggerezza di una vita agiata, si devono alcune delle riflessioni più influenti del Cinquecento: la lontananza delle rime genera gravità, mentre la vicinanza genera piacevolezza e la diversa proporzione di gravità e piacevolezza determina la caratteristica globale di un testo, con armonica proporzione.

Lo stile, gravità e piacevolezza, cardini nella storia del gusto.
Tuttavia uniformità e monotonia producono sazietà e fastidio: è la mescolanza delle carte che genera suoni, ritmo, mezzi versi, vita.

Uno dei miei due mazzi di tarocchi.

Pietro Bembo aveva dieci anni quando nel 1480 moriva un altro Bembo, Bonifacio, pittore lombardo, creatore di innumerevoli dipinti, tra cui quarantotto carte, di dimensione 180 x 90, che costituiscono un famoso mazzo dei tarocchi. Inizialmente chiamati trionfi, questi tarocchi, furono realizzati per Francesco Sforza, che commissionò il lavoro a Bonifacio Bembo nel 1463.
Era un’epoca di canzonieri e cornici e i tarocchi furono per molti anni il gioco preferito e ispirazione di sogni, racconti, variazioni.

Si ispirò ai tarocchi dipinti da Bonifacio Bembo Italo Calvino per il suo libro Il Castello dei Destini Incrociati: un meraviglioso insieme di racconti in cui le carte, poste sul tavolo dai muti commensali, illustrano le vicende di chi, dama, cavaliere, reale o semplice viandante, era entrato in un fitto bosco di incontri, apparizioni e duelli e aveva trovato ristoro nel castello.
Le carte, ordinate una dopo l’altra, davano così una collocazione ai pensieri e ai movimenti, alle impressioni contrastanti che, in racconti diversi, facevano vedere ora un dettaglio e ora un altro nelle figure rappresentate, ma che, poste in sequenza chiarivano ogni percorso, nonostante non si udisse alcuna parola.

Il significato di ogni singola carta dipende dal posto che essa ha nella successione di carte che la precedono e la seguono.

Giochi di fine anno.

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