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Tolleranza d’ufficio

Sto cercando di comprendere se sono una persona tollerante o esattamente il contrario. Non comprendo esattamente dove sia il confine tra il far scorrere tutto sopra come acqua fresca e rilevare delle situazioni di oltraggio e maleducazione. Perché la virtù sta nel mezzo e io vorrei posizionarmi su quella linea.

Questa riflessione è ampia e comprende la puzza indecente che esce dal bagno alle mie spalle, per la quale ho pregato le colleghe di chiudere le porte interne (e loro se ne fottono ampiamente), così come una generale tendenza poco collaborativa, pressoché quotidiana e diffusa, di far scivolare gli altri a proprio vantaggio.

Prima di iniziare questo lavoro avevo svolto delle indagini di mercato: “Si sta bene lì“?, chiesto a chi poteva averne sentore. Stamattina, mentre sorseggiavo distrattamente il caffè, ho ricordato improvvisamente che avevano definito questo ambiente “competitivo”.

Come interpreto io la competizione? Male. La interpreto male, perché non fa parte di me. Il mio capo credeva che lo fossi quando nei primi giorni di lavoro vedeva il mio impegno. Sbagliava. Ricordo che già anni indietro avevo scritto su questo blog a riguardo.
Io mollo. Se intravedo competizione, io mollo. Ma è competizione o altro?

Ne consegue ad ogni modo che in questo posto, se mi trovo a dover discutere di idee che espongo per un miglioramento di risultato aziendale e, a priori, con ferma convinzione ma non competenza, mi viene risposto in altro modo o, ancora peggio, non si cerca di ascoltare, io mi chiudo.

Io mi fido delle persone

Soundtrack: Kashmir – Surfing The Warm Industry

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