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Sarde con patate

Mai abbassare la guardia.
Te lo ricordi il motivo per cui sei andata un anno all’estero?
Ogni tanto te lo ricordi.

Oggi, tra un boccone di sarda con le patate e un’oliva taggiasca, la conversazione è stata:
– Credo che dovresti cancellare quel commento politico su Facebook. Sei cretina, se lo lasci. Non è saggio. Potresti rischiare una denuncia.
(*Il commento politico è stato riferirsi a Matteo Salvini come “capra” nell’affermare che “Non è una laurea a fare la differenza, ma la vita. Sono un buon ministro anche senza titolo.”)
Siamo in paese democratico e non vedo perché non posso esprimere la mia opinione.
– Tu non hai parlato del governo, ma hai offeso una specifica persona. Dare della capra a qualcuno è come dargli dello stupido e quindi è considerabile come un’offesa. Io al posto tuo cancellerei quel commento.
– Inoltre il post era privato.
– Qualcuno dei tuoi contatti avrebbe però potuto inoltrarlo.
– No, ma certo, qualcuno potrebbe fare uno screenshot e mandarlo a Salvini!

Io non volevo offendere una persona, ma penso esattamente quello che ho scritto. E’ offendere affermare la propria opinione?
Perché qui la questione ha il fulcro sulla possibilità di esternazione del proprio pensiero ed il principale motivo di un anno nella periferia della Ruhr.
Non è la prima volta che quei due mi dicono che non devo esprimere le mie opinioni. E che pensano di chi lo fa? Guai! Sono degli imbecilli. Perché bisogna stare zitti sempre e uniformarsi al sistema. E quando gli si fa notare che loro lo fanno continuamente, la replica è che lo fanno sempre in contesti privati. Bah.
Tra l’altro non è che io sia una guerrafondaia, non ho mai passeggiato in un corteo, non ho mai scioperato, né scritto post pubblici su Facebook. Mi trattengo persino dai mi piace sui post pubblici di altri. Ma anche quel poco che si legge, non va bene. Riservatezza! Come diresti tu. E la mia libertà dove sta? La condivisione? Il confronto?

Me ne andrei via lontano, come R. che sta in Svezia ed esterna veramente ogni sua opinione.
Alla fine certamente io non lo farei, ma almeno non mi sentirei controllata e giudicata.
Mi sentivo molto libera nella Ruhr.

– Da chi hai preso tu?
– Da nessuno, da me stessa.
– Non ti si può dire niente. Non accetti nessun commento.
– Non è che non accetto i commenti, è che ho un mio giudizio critico, quindi se ritengo che il tuo commento abbia un valore, lo apprezzo, altrimenti no.
Metti la questione di dover dire sempre ad A. di trattare bene B. Perché devi ricordarglielo ogni giorno? E’ adulto, dovrebbe sapere come comportarsi senza che ci sia tu a ricordarglielo.
– Se ad una persona ci tieni, fai così.
– (No, se ci tieni non gli rompi il ca*** così tutte le volte ma hai un dialogo a pari. Gli dai suggerimenti e consigli, se richiesti o se lo vedi in difficoltà.)

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Ricetta delle sarde con patate in padella

Tempo di esecuzione: 25min.
Facilità: 0.
Digeribilità: dipende.

Ingredienti:

  • Sarde pulite dal pescivendolo, due sarde a testa
  • Pomodorini Piccadilly (o altro pomodorino a disposizione)
  • Uno spicchio di aglio
  • Olio di oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Olive q.b.

Versate due cucchiai d’olio in una padella. Fate friggere l’aglio, senza bruciarlo, e poi toglietelo. Posizionate le sarde, tagliate a metà e pulite della testa e della lisca centrale. Posizionate una decina di pomodorini tagliati a metà,  una o due patate tagliate a fette di un centimetro e mezzo e delle olive (meglio se taggiasche perché più saporite). Lasciate rosolare brevemente e poi aggiungete dell’acqua fino a coprire tutto. Chiudete il coperchio a tre quarti sulla padella e fate cucinare per circa 20 minuti a fuoco medio. Ogni tanto girate. Tutto qui.

 

Commenti

    • Io oggi ne ho mangiata una probabilmente, ma era grande. Forse però per te ne servono almeno tre :o)
      Posso ipotizzare quindi che anche tu vedi Salvini come il Minestro Capitone?

      • Dunque.
        Parlando semiseriamente, quello che posso dire è che l’uomo salvini rappresenta per me tutto quello che un uomo pubblico NON dovrebbe essere.
        Un cazzo di fascista con l’aggravante di non dirlo apertamente.