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La piscina dei miei vicini

I miei vicini hanno una piscina. Si trova nel giardino di una villetta rosa a tre piani, che ha almeno tre camini. È una piscina rettangolare, circondata da aiuole ossessionatamente curate, contenenti anche un lampione di stile inglese e un cespuglio enorme di fiori rosa, rododendri, forse.

È una piscina che negli anni ha visto diversi utilizzo e frequentazioni. Ci sono stati, in ordine di memoria:

  • Feste di compleanno (secondo me ai 18 anni)
  • Amici sfigati vari, tutti uomini
  • Anatre
  • Ranocchie
  • Figli dei due proprietari

Attualmente, ora, siede sul bordo piscina una giovane donna. L’eco porta in qua la voce del gobbo figlio di coloro che abitano la casa. Lui sta parlando in inglese, male; chissà se è con lei. La cosa mi interessa particolarmente perché il loro giardino è puntellato di legnetti che mi fanno temere che presto la vista di cui godo da almeno quindici anni verrà offuscata da un nuovo edificio.

Ah, le anatre. Bei tempi. Erano almeno quattro e volavano dentro e fuori dall’acqua. Altro che Central Park! E ci sono rimaste almeno qualche settimana.

C’è stato un anno invece che la sera sentivo gracidare come se fossi stata a Lombok nella stagione dei monsoni. Era quando ancora il clima era normale e non mi rintanavo in casa con il condizionatore.

Così oggi la piscina di fronte è poco frequentata. Credo che abbiano un bimbo piccolo. Mi immagino che il figlio o nipote degli abitanti, segnati sull’asfalto un giorno come stupratore/i, abbiano trovato amore imprevisto all’estero e siano tornati in patria in mal parata. Lui, il figlio/ nipote, è terribilmente sfigato. Non però come I need, ma come un economista figlio di un costruttore. Lei ride. Ok. Appurato che è americo-inglese. Chissà perché già non ipotizzo un futuro lungo insieme.

La piscina non è tuttavia l’oggetto del vagare su e giù come invece lo è l’orto a fondo valle. Quindi ci sono stati momenti in cui era vuota, momenti in cui era verde come un laghetto di montagna, periodi in cui era stata coperta con una persiana grigia che poi è misteriosamente sparita.

Non la usano molto.
Se io invece avessi una piscina, prima di tutto avrei un uomo a curarla. Preferirei un uomo. E poi credo che in mattine come questa, che sono le 6.44 e fa caldo e c’è foschia, inizierei a nuotare invece di pensare di vestirmi e andare a correre che non ho già neanche la forza.
Nuoterei e all’inizio farei le vasche una ad una e poi magari prenderei fiato, le mie cosce si rassoderebbero, le mie spalle diventerebbero meno curve e mi godrei quei 30 metri.

 

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