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Dieci anni di cose che sai fare bene

Qualche anno fa Jack Ma, il fondatore di Alibaba, aveva rilasciato un’intervista in cui affermava che:
– prima dei 20 anni bisogna impegnarsi ad essere un bravo studente;
– prima dei 30 anni bisogna seguire qualcuno per imparare la passione e i sogni;
– tra i 30 e i 40 anni bisogna pensare, verticalmente, che si lavora per se stessi;
– tra i 40 e i 50 anni bisogna focalizzarsi sulle cose in cui si è bravi;
– tra i 50 e i 60 anni bisogna lavorare per i più giovani;
– dopo i 60 ci si può rilassare su una spiaggia a prendere il sole.

Questo se non rallenti il passo, se non ti perdi nello studio, se non studi in Italia e non sei nella media. Ha tutto molto senso.
Per altro, anche ipotizzando che arrivi ai 30 anni con un buon ritmo di marcia, può essere che invece di seguire un guru dell’economia, tu ti imbatta piuttosto in qualche pavido nano con la terza media oppure semplicemente che tu preferisca seguire le tracce del Bianconiglio o pillole rosse dalle indubbie proprietà. Può succedere.

Sta di fatto che, ascoltando le parole di Jack Ma, mi sono chiesta ancora una volta in cosa sono brava.
Specialmente negli ultimi anni la mia specializzazione verticale s’è afflosciata, prendendo una strada a serpentina.

Nel sintetizzare un curriculum capita spesso di ragionare su questa questione e ancora di più forse quando si affronta un colloquio di lavoro.
Così stamattina, analizzando ciò che ho fatto negli ultimi dieci anni, come ho impiegato il mio tempo e seguendo la moda del #10yearschallenge, ho detto a me stessa che, secondo chi lavora con me:

  • posso essere brava a scrivere (a parlare no, perché uso troppi verbi impropri e meridionali, in particolare modo utilizzo verbi impropri per contesti diversi);
  • posso essere gradevole e flessibile, quindi coordinare team multidisciplinari;
  • posso gestire situazioni complesse e non mi riferisco solo ad excel.

La traduzione concreta di tutto ciò ancora non mi è chiara.
Iniltre, la cosa buffa della mia lunga riflessione mattutina dalla sintesi estrema, è che quello che vorrei fare nella vita non è nella lista.

Un giorno Alice arrivò ad un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.
– “Che strada devo prendere?” chiese.
La risposta fu una domanda:
– “Dove vuoi andare?”
– “Non lo so“, rispose Alice.
– “Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza“.

Jack Ma suggerisce anche di non pensare ai rimpianti e io non ne ho mai.

Soundtrack: Ingrid Michaelson – Be Ok

Un commento

  1. Eh, sarà pure megamiliardario come zio Paperone, però ha la faccia come Popeye-the-sailor.
    In sostanza c’è sempre un quievün che pontifica a palate, poi si presenta la Vita a batter cassa.
    Ad esempio io sono bravo a sopportare, ma alla fine salto come un turacciolo di Franciacorta.