Salta al contenuto

Contesto e fondamentali

..la mia vita
mi fa perdere il sonno
sempre...”

Non è vero, ma stamattina questo è stato il ritornello che ha accompagnato il mio risveglio.
La riflessione sulle cose belle della vita oggi è temporaneamente accantonata. La questione del tempo e del lavoro che mi ciuccia ogni istante, ben oltre le otto ore contrattuali, riempie lo spazio dei miei pensieri, lasciando veramente poche fessure ad altre cose.
La sfera emotiva creata dalle relazioni lavorative è diventata per me un pericolo, perché le sudate notturne indicano che non sono capace di farmi scivolare addosso le parole e gli umori come acqua fresca.

E’ sicuramente un lato della società del 2019, nient’altro che una delle tante rappresentazioni, ma quello che ho intorno non mi piace, non mi fa stare bene e sono alla ricerca di soluzioni. In generale trovo che non ci sia tra i miei colleghi alcuna attenzione alle emozioni, circostanze, obiettivi, sensibilità degli altri. Si sprecano battute che colpiscono i lati più deboli delle persone, si augurano licenziamenti e disgrazie come se la vita offrisse continuamente nuove felici prospettive alternative.
Le parole sono messe assieme senza avverbi o aggettivi, ci sono “fai”, “voglio”, e nessun “potresti cortesemente” o “ci farebbe molto piacere se”. Io vengo corretta per queste cose, i miei colleghi, per la maggior parte, sono già contestualizzati.

Ho paura di essere licenziata per una virgola. E non dovrei averne paura perché ho tutti i mezzi per trovare un altro lavoro e ne ho le prove. Certo, non ne ho uno di scorta in questo momento, ma ho studiato, sto studiando e dovrei farcela.
Eppure ogni parola di qualche giovane sotto istruito che ho intorno, maschio o femmina che sia, è molto più simile ad uno sgambetto che ad una mano e io ancora non ho elaborato le mie certezze di futuro. La cosa assurda, perché senza vera motivazione, se non l’egoismo e la presunzione, è che tutti recitano, tutti sfruttano gli altri, tutti vedono solo il proprio interesse. In quei rari momenti in cui mi pare che esista una squadra, mi sento drogata e felice. Ma è un attimo, una facciata, e io sono un’ingenua, perché lo vedo in ritardo e anche dopo essermene accorta, tendo a dimenticare presto e non dovrei.

E’ per questo che bisogna che costruisca ancora più solide le basi del mio piano B.
Programmo cose tutto il giorno, tutti i giorni.
Devo iniziare a farlo con uno scopo anche per la mia vita.
Basta napoletana “tira a campa’ “.

Soundtrack: Editors – Ocean Of Night

Commenti

  1. Dopo i quaranta solitamente si accende una sorta di impulso intermittente nella testa. Pare quasi indichi una perenne via di fuga dalla quotidianità, una di quelle epiche cavalcate verso l’infinito e oltre che l’immaginazione a volte ci mete a disposizione.

    Ma, come ha detto la mia analista, “con la fuga ti porti sempre dietro l’intero bagaglio di legni storti che non ti sei mai impegnato a raddrizzare”.

    Qualche anni fa mi hai detto che utilizzavo FB come un troll, mentre tu avevi fatto del tuo profilo una specie di Gran Burrone Tolkieniano, luogo magico ma decontestualizzato. Ecco, forse occorre avere uno stomaco più forte per sfidare la bruttezza umana, senza per questo rinunciare a piccoli momenti di intimo distacco.

    E probabilmente è solo questione di allenamento. Non è così grave permettere alla bruttezza di passarci attraverso, se l’alternativa è quella di renderci impermeabili a tutto.

    Viva la porosità.