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Tempesta d’amore

Non soffiava così tanto vento da molto tempo da queste parti.
A casa mia non ci sono fronde di quercia che sbattono contro il tetto, non ci sono grandi lucernari che rimbombano il suono della pioggia, non c’è nessun piccolo animale spaventato che guaisce. In linea di massima c’è cemento. Verde ce n’è, ma più in là. Si vede, ma non si tocca.

Ieri sera, rientrando, mi sono ritrovata davanti la mia nuova giovane vicina, seduta a terra, affianco alla porta d’entrata della sua abitazione. Avrà poco più di vent’anni. Teneva le gambe raccolte tra le braccia ben serrate, i capelli a caschetto le cadevano sul viso rosso, inclinato in avanti, e piangeva. Dei lacrimoni le bagnavano le guance fino al mento e più in giù, pieni come la pioggia di stanotte, quando alle tre di notte non si vedeva ad un metro dal naso.
Un’amica, con lunghi capelli mossi castani e una giacca a vento viola, le stava davanti, puntando un piede sullo scalino e un gomito sulla ringhiera delle scale, e la guardava impietosita in silenzio.

Avete bisogno d’aiuto?
– No… abbiamo chiamato i carabinieri?
– Sono entrati i ladri?

– No..no…
– Se hai bisogno di qualcosa io sono a casa…

Non si trattava di ladri. Non so neanche cosa sia successo. Lei però era chiusa fuori casa, presumibilmente dal suo giovane compagno, quello secco, sciancato, fumatore del mattino, che con i suoi completi giacca e cravatta mi fa pensare tanto, ad revisore della Deloitte.
Intorno alle sette di sera si sentivano forti urla salire dalla tromba delle scale.

Da due giorni a piano terra, vicino all’ascensore ci sono dei mobili ammassati uno sull’altro: un tavolo quadrato con una tovaglia bianca di plastica ricamata come se fosse stata creata all’uncinetto, una poltroncina bassa e larga con i poggioli di legno e la seduta dai colori della palette usata da Wes Andersen in Fantastic Mister Fox, un bastone per le tende con tutte le tende, ben intonate con la tovaglia di plastica, ancora appese, e alcuni suppellettili.
Non ho avuto certezza di chi fossero i proprietari di quelle cose fino a quando non mi sono accorta dei bidoncini di vernice sul giardino dei miei vicini dell’appartamento che affianca il mio posto auto. Lì abitava una coppia di anziani, due signori che in età avanzata avevano lasciato la loro casa dall’altra parte dell’Italia per avvicinarsi ai figli.
Mi piaceva come passeggiavano a braccetto avanti e indietro per la strada, passando il tempo.
Mi piaceva scambiare due parole con la signora ogni tanto, perchè era gentile, anche se pungente: io tenevo il tono della nipote e lei mi chiedeva come stavo con l’interesse di una nonna.
Mi piaceva molto anche suo marito, la sua lentezza e cura nel sistemare dei pezzi di stoffa sopra i bastoni che reggevano le piante di pomodoro nel piccolo orto che coltivava: assomigliava ad un piccolo Frank Sinatra, con gli occhi blu e il basco.
Non avevano l’auto. Si muovevano sempre a piedi.
L’ultimo dei due che ho visto era il marito. Forse la signora è morta o si è sentita male. Mi aveva fatto una gran tenerezza vederli sempre assieme e con un atteggiamento caro e premuroso uno per l’altra.

venezia

Uno degli autori che anni fa prediligevo, il britannico Alain De Botton, ha aperto una scuola filosofica: School Of Life. (C’è gente in giro che è stata capace di fare i soldi su queste cose). Sul sito internet l’indirizzo è questo “70 Marchmont Street, London. United Kingdom WC1N 1AB”, affianco a Internet & Mobile Phone e Gay’s The World.

Qualche tempo fa ho visto un video creato da School Of life riguardo alla vita di coppia, il cui titolo è “Why You Will Marry the Wrong Person?“. Il video presenta diverse banalità e alcuni spunti di riflessione e l’ho riguardato un paio di volte, riconsiderandolo non solo per il matrimonio, ma per anche per il concetto di relazione stabile.

Talvolta si sposa la persona sbagliata, talvolta quella giusta.
Nel video si ritiene che si sposa la persona sbagliata, perchè noi stessi non siamo in grado di comprenderci: siamo pazzi. In modi assolutamente singolari, siamo squilibrati e immaturi, e non ne conosciamo esattamente i dettagli perchè nessuno ci incoraggia a trovarli: i nostri amici vogliono essere gentili e divertirsi con noi, i nostri nemici non vogliono migliorare i nostri problemi. Quindi ci ritroviamo a vivere ad un livello di misera conoscenza di noi stessi e ad un primo appuntamento dovremmo in realtà chiedere a chi abbiamo di fronte in che cosa è pazza. Ma rispondere a questa domanda è estremamente difficile.
Il non comprendere le altre persone appare quindi normale ed è
difficile avere a che fare con la pazzia delle altre persone.

Se invece comprendiamo che noi siamo pazzi e che possa essere pazzo anche il nostro partner, amando quella pazzia, allora è fatta.

Secondo questo video si sposa la persona sbagliata quando non si è abituati ad essere felici, pensado di desiderare la felicità, mentre in realtà quello che si desidera è ciò a cui si è abituati: la maggior parte di noi ha avuto a che fare con la parte buia degli altri, ha conosciuto sentimenti assai diversi, sentendosi talvolta umiliato o controllato, trattenuto e nella realtà molti ricercano questo. Ciò spiega perché nella pratica vengano rigettate le relazioni equilibrate, mature, che appaiono noiose.
Si sposa la persona sbagliata quando si ritiene che essere single sia mostruoso: richiede grande forza interiore trascorrere dei  vuoti sabato sera da soli, isolati e senza sesso.
Inoltre non andiamo a scuola d’amore, non abbiamo informazioni, non abbiamo seguito delle lezioni, cresciamo senza sapere perchè un matrimonio realmente può fallire oppure vorremmo congelare la felicità e mantenere per sempre quella sensazione piacevole come in gondola a Venezia, senza responsabilità, con il sole che ci scalda sul mare, e la prospettiva di cenare in un ristorante a base di pesce con un pullover di cashmere a scaldarci sulle spalle.
Alcuni si sposano anche per smettere di pensare continuamente all’amore, talvolta così sentirsi in mezzo ad una tempesta d’amore, è doloroso o faticoso nell’innamoramento, negli appuntamenti all’inizio di una relazione.
Inoltre molti si sposano per istinto o abitudine sociale: il matrimonio invece dovrebbe essere un business razionale. Basta pensare al matrimonio dei nostri genitori, orribilmente calcolato e tuttavia lungo nel tempo. Ora invece abbiamo il matrimonio romantico, quello impostato solamente su ciò che si prova, per cui ogni analisi di un sentimento ci fa pensare che non sia romantico.

Ed è questo ultimo punto, la relazione con l’altro sesso come business razionale, che mi fa riflettere e chiedermi: avere una relazione stabile dovrebbe essere pensata come un piccolo investimento?
Jane Austen riteneva assolutamente di sì, considerando tuttavia deprecabili anche le unioni per solo amore o quelle per solo denaro.
In Orgoglio e Pregiudizio la felicità nel matrimonio è interamente una questione di fortuna (cap. 6) e Mary Crawford in Mansfield Park (cap. 5), afferma che una donna in possesso di una buona fortuna e alla ricerca di un marito, dovrebbe considerare il matrimonio “a manoeuvring business”.
Solo la giovane diciassettenne Catherine Morland in Northanger Abbey (cap. 15) afferma romanticamente che sposarsi per denaro sia la cosa più debole da farsi nella vita.

matrimonio
Marriage was a popular subject for spoof cartography in the 18th and 19th centuries. Here, A New Map of the Land of Matrimony shows the Land of Matrimony surrounded by the Ocean of Love. http://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/courtship-love-and-marriage-in-jane-austens-novels

 

Ps. Stiamo cercando di cambiare il font. Abbiate pazienza.

 

12 Comments

  1. syd syd

    Gran bell’articolo. Cosicché, oltre al contenitore, sono ufficialmente tornati anche i contenuti.
    A prescindere dalla mia intolleranza atavica per Jane Austen.
    A proposito: ho sempre pensato che il legarsi in modo stabile ad un’altra persona non possa in nessun caso essere un investimento. Perché se tale investimento lo si intende in senso strettamente economico, allora può anche rivelarsi redditizio… però non è più un legame, bensì un contratto di lavoro. E va da sé, c’è anche chi per mestiere (o come secondo lavoro, quantomeno) fa la moglie o il marito di qualcun altro. Viceversa, se si parla di ‘investimento’ in senso più ampio, allora è un’idea fallimentare in ogni caso: tutte le cose “costose” che mettiamo in una relazione (impegno, tempo, pazienza, ascolto, rinuncia ad alcune libertà, compromessi vari ultimo ma non ultimo, denaro) non possono – e NON DEVONO! – dare alcuna certezza di essere ricompensate. Hai voglia a fare aumenti di capitale: se bancarotta dovesse esserci, allora, bancarotta sarà in ogni caso. La logica dell’investire in una relazione sentimentale (e badate, lo scrivente è un cinico conclamato) mi ha sempre suscitato qualche perplessità, per non dire disgusto. Quando stai con qualcuno e quella condizione ti porta a spendere o persino a dilapidare tutto quello che hai (ognuno è libero di declinare la metafora a proprio piacimento), non esistono recriminazioni in caso di fallimento. Nei rapporti di coppia non si investe: casomai si spende, ma a fondo perduto. Alla fine, si sarà speso ciò che ci si era sentiti di spendere. E se, per esempio, ci si sente di ripianare continuamente gli eterni debiti dell’altro, be’: o era proprio amore, oppure era una di quelle attrazioni insane che talvolta proviamo per i nullatenenti (affettivi), i giocatori d’azzardo incalliti e compagnia cantante.
    Ognuno si faccia i conti suoi, ognuno si ponga le domande che deve. E le bozze d’investimento o i piani di rientro – via, carta straccia. (magari è anche per questo che, in un’epoca come questa dominata dall’economia, l’amore e la passione sono associati al colore rosso. 😉 )

    • rO rO

      Sei un romantico quindi. Non pensi però che portare avanti una relazione, con pulizie, spesa, figli, soldi, tempo da dedicare, necessiti dell’organizzazione e impegno di una piccola azienda più che del sognante amore? Perché il matrimonio è un contratto o no?

      • syd syd

        No no, ‘spetta: guarda che io sono d’accordo con te. (e forse anche un po’ con Jane Austen, a rileggere il post: stamattina ci sono tornato sopra, è mi sono accorto di parecchie sfumature che ieri m’erano sfuggite, così, oggi mi sembra persino più fertile.)

        Mi ero impegnato, non caso, a usare il meno possibile il termine ‘amore’ (‘sognante’, men che meno). Né mi ero espresso circa i tanti lati pratici di una relazione, che sono importantissimi. Con l’amore – o con la fase acuta dello stesso, perlomeno – capita di vedere qualità che non esistono, o viceversa di (fingere di) non notare ostacoli e mancanze anche macroscopiche. Dovessi tentare una sintesi, direi che: l’amore è il miglior motivo per mettersi insieme, ma è forse il peggiore per pianificare il matrimonio.
        Quanto alla storia del contratto, ho usato apposta l’espressione “contratto di lavoro” a proposito dei matrimoni basati solo sul denaro, ossia sulla convenienza meramente economica. Una provocazione, la mia ma neanche troppo. Il concetto di “investire”, invece, – che presuppone comunque l’aspettativa di un ritorno, di un futuro vantaggio – era una metafora scaturita da tante conversazioni capitatemi con persone prese a leccarsi le ferite dopo la fine di una storia. “Ma a te sembra giusto?”, mi sono sentito dire molte volte; “se fosse giusto, non staremmo qui a parlarne”, il senso di base delle mie risposte. Ché ci puoi trovare moltissimi perché, nel disamoramento e nelle rotture; ma dimentica di trovarci un principio di equità.
        Sarà che nelle mie storie sono praticamente stato sempre io, quello che lasciava… ma questo non significa che non abbia avuto anch’io delusioni anche forti che mi hanno portato a elaborare.

        Comunque sia. Io penso che la chiave stia tutta in una parola; e questa parola è “progetto”. Se una relazione che mira ad essere stabile non si fonda su un progetto consapevole, sensato e soprattutto condiviso, allora non c’è sentimento lirico e purissimo che tenga.

  2. Ciò che scrivi è così denso di spunti che mi piacerebbe sviluppare e di riflessioni che vorrei approfondire, che per commentarlo credo proprio mi ci vorrà un post. Dunque, a presto!

    • rO rO

      Ottimo! Verrò a leggerlo

  3. “Mi piaceva come passeggiavano a braccetto avanti e indietro per la strada, passando il tempo”.
    Non ho ancora un’opinione definita sul matrimonio, e ho altissime probabilità di essere quella che con grande forza d’animo passa il sabato sera da sola (tutto sommato mi riesce bene, per ora).
    Ma arrivare come i signori di cui sopra, beh… Sarebbe una bella vittoria!

    • rO rO

      Non mi è mai capitato di fare una conversazione approfondita con loro. Mi sono chiesta più volte che tipi fossero. Non potendolo più sapere direttamente da loro, mi immagino che avessero trovato una loro magia.

  4. Farò un commento degno della persona matura quale sono: boh. XD
    Nel dubbio sto senza!

    • rO rO

      Giusto. Parliamo d’altro. Non hai un amichetto smanettone che mi aiuta a risistemare il tema?

      • Devi cambiare il font? Prova a cercare qualche tutorial sui CSS…

        • rO rO

          Al momento il problemino più grave è che non si riesce a commentare nella versione mobile. Uffa.

  5. Ben tornata R0. Dunque quasi tutti i matrimoni sono con la persona sbagliata? Almeno è questo il succo del discorso. Invece chi si sposa per business razionale, ce la fa. Uhm! non saprei ma dubito. Sono d’accordo che spesso si sposa la persona sbagliata perché si cerca qualcosa che non è adatto alle nostre caratteristiche. Una persona ideale che in pratica non esiste.

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