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Sindrome di Jane Austen

Può succedere intorno ai quarant’anni e mezzo di incappare nuovamente in qualche lettura scellerata.
In più di un film accade che le protagonisti femminili siano promotrici dei libri di Jane Austen e suggeriscano di leggere Orgoglio e Pregiudizio persino al loro amato. Chi non potrebbe ricordare la trasandata, sudaticcia, grassottella Bridget e il suo Darcy, piuttosto che la Shopgirl che dà appuntamento a NY152 e per farsi riconoscere porta con sé proprio uno di quei libri con in mezzo una rosa rossa? Film inoltre come “Io, Jane Austen” andrebbero assolutamente evitati dopo una certa parte di vita: alla fine la protagonista finisce tanto male quanto la Sirenetta di Andersen, che si sappia!

Se intorno ai quarant’anni e mezzo ti riconosci veramente molto in Elinor di Ragione e Sentimento (Sense and Sensibility), stai dimostrando i primi sintomi, curabili, della Sindrome di Jane Austen. Ragione e Sentimento offre la possibilità di riflettere sulla vita e su diverse situazioni amorose vissute da donne ancora non sposate a quarant’anni e ciò grazie alla presenza, nel romanzo, di due personaggi maschili dai comportamenti piuttoto comuni.

John Willoughby ed Edward Ferrars: vi ho conosciuti.

Jane Austen non descriveva mai minuziosamente le caratteristiche fisiche dei suoi personaggi: lasciava invece spazio alle loro azioni e alle parole che spiegavano i sentimenti provati, così ciascuno, uomo o donna che sia, poteva immedesimarsi o immaginare a suo piacimento molti particolari.
Dell’aspetto di Willoughby si sa poco: era bello, giovane, scapolo. Non era sposato e aveva una piccola tenuta che gli rendeva 600-700 sterline annue e lì risiedeva solo quando era in visita la vecchia zia, signora di Allenham Court, di cui sperava di ereditare le proprietà. Singolare che in buona parte del romanzo lo si chiami per cognome, persino ad amore sbocciato.
Non che di Edward sia data una descrizione maggiormente dettagliata. Era un altro pover’uomo, con solamente 800-850 sterline di rendita annue, perchè la crudele madre decise di privarlo di ogni bene in favore del fratello, che, arrivista e cultore maniacale delle custodie per stecchini da denti, si dimostrò invece ben disposto ad un matrimonio di convenienza con una giovane ricca donna, con cui condivideva molti pensieri.
Edward sicuramente non era bello, nè dotato di particolari doti ed egli stesso si descrive come un uomo incapace di retorica, dote assai apprezzata all’epoca e forse neanche di sensibilità. Il fratello lo giudica privo di educazione, poiché affidato in gioventù ad un precettore e non ad una scuola pubblica, come era accaduto per lui stesso.
Qualcuno ritiene che Edward personifichi un uomo di grande lealtà, avendo sacrificato la sua felicità con Elinor per onorare la promessa che fece anni prima ad Miss Lucy Steele, e contemporaneamente deludendo la madre, rifiutando un matrimonio di interesse, ma io non sono affatto di questa opinione e mi chiedo se tale giudizio non sia da ribaltare, avendo egli illuso e fomentato l’illusione d’amore di Elinor.

La sindrome di Jane Austen si manifesta quando intorno ai quarant’anni e mezzo una donna ancora non ha preso marito per ragioni e sentimenti molto simili a quelli delle eroine dei romanzi scritti dall’autrice. Si manifesta cioè quando si hanno trascorso molti anni in amori, attese, lettere, persino balli in gioventù, e matrimoni e figli, ormai, degli altri e per le più svariate ragioni, ma sempre le stesse, a guardare bene da lontano.
A differenza della manifestazione ottocentesca, tuttavia, il ceppo del XXI secolo non è particolarmente legato all’aspetto economico delle decisioni prese, semmai alla ricerca di un grande amore e nasce, come all’ora, dalla circostanza per cui più e più volte, come un’entusiasta Marianne e talvolta come una sfortunata Elinor, la donna incappa in innamoramenti inopportuni, tempestivamente o logisticamente, per generosità o egoismo altrui.

Marianne, “she was generous, amiable, interesting: she was everything but prudent.”

John Willoughby, indeciso e innamorato di Marianne, che sposa un’altra per il bisogno di denaro e si pente, affermando che non troverà mai felicità con quella donna, ed Edward Ferrars, pur meno passionale, ma innamorato di Elinor e nel mentre fidanzato con un’altra, persino sciocca e crudele, sono due miseri uomini accomunati dal loro egoismo ed effimero momentaneo benessere.

Ai primi sintomi della Sindrome di Jane Austen si può tuttavia trovare rimedio, evitando di percorrere ulteriormente tale strada. La medicina, il rimedio, in assenza di madri da accudire e in presenza di una qualche stabilità finanziaria, consiste nel buttarsi nell’estate, nel conoscere ancora altre e nuove persone, nell’ascoltare e avere pazienza, nel percorrere strade nuove, nell’usare orgoglio per non sottomettere il proprio temperamento ai piedi uomini che non la desiderano e ragione nel considerare anche altre possibilità nella vita.

Elinor, verso la fine di Ragione e Sentimento, ragiona su quanto accaduto con la sorella Marianne. Le due donne esprimono con ardore o contengono i loro sentimenti, chi per impossibilità di far altro e non sminuire il proprio amore, chi per tutelare se stessa e chi le è accanto da un più grande dolore, ma giungono ad una constatazione simile: quietano i loro animi, perdonano e aiutano chi hanno amato, e infine contestualizzano i comportamenti di Willoughby ed Edward come miseri, concentrati solo su se stessi.
Le motivazioni ci sono, ma il sentimento non dovrebbe averle vinte?

Alla donna che, giunta ai quarant’anni e mezzo, ancora con quelle tre caratteristiche che le hanno affibbiato da tempo, bella, intelligente, indipendente, che non voglia rischiare neanche un pochino di subire la Sindrome di Jane Austen, è opportuno consigliare di non riflettere troppo su tali motivazioni, semmai ricordarsi che Marianne, a fine romanzo, realizza, dopo essersi ripresa da una gran febbre che pareva incurabile, di aver dimenticato se stessa, di aver scordato per un tempo quanto era più importante: la propria salute.

Soundtrack: Kasabian – Cutt Off

13 Comments

  1. Simpatica e critica recensione letteraria, almeno così risulta letto intorno alle 9 e mezza di una domenica nuvolosa. 🙂

    • rO rO

      Poi se non sei donna zitella, puoi anche affrontare il testo! Offre uno spaccato di uomini stronzi e donne ostinatamente accecate di una veridicità impressionante! :))

      • In realtà ho provato a leggere Austen, ho letto “Emma”, ma mio malgrado sono arrivato alla conclusione che esiste la letteratura di genere.

        • rO rO

          Capisco cosa intendi. Devo dire però che personalmente ho trovato Emma tra i suoi romanzi meno piacevoli. Il nome Emma tra l’altro evoca in me la signora Bovary e non posso fare a meno di associarla.

          • Emma Bovary invece è un romanzo che mi è piacito, quella Emma lì si fa voler bene così fragile e sprovveduta.

            • rO rO

              …. ottimo.

  2. ottimo tratteggio delle due personalità maschili per arrivare a scandire ad alta voce che la sindrome di jane Austen è guaribile.
    Ragione e sentimento lo devo leggere per comprendere la psicologia di una donna quarantenne.
    Mi pare di aver letto un articolo, solo il titolo, sulle nuove zitelle, che meritano rispetto.

    • rO rO

      Il mio sottotitolo è che “La Sindrome di Jane Austin non la voglio avere”. Pero che questa consapevolezza già mi porti lontano da quella situazione.

  3. Io sono nell’età giusta, ma ho marito e figlia. La Austeno la amo da ben prima dei 40 e credo continuerò ad amarla

    • rO rO

      Fai bene. Lo dico senza ironia. Ho letto tutti i suoi libri e questo può farti capire cosa provo.

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