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Lo sviluppo sostenibile dei miei sabato mattina

Quando faccio vedere il sito della C.I.A. ai miei corsisti improvvisamente si svegliano dal torpore: evidentemente in ognuno è nascosto un eroe agente segreto e anche il giardiniere, che vorrebbe reinventarsi imprenditore creativo e commerciante di urne cinerarie, sente il fascino dell’avventura colombiana. Il sito della C.I.A. lo mostro per far scena e anche perché ha delle schede con molti dati macroeconomici e sociali di interesse.

Soundtrack: Mondo Bongo – Joe Strummer (premi play!)


I was patrolling a Pachinko
Nude noodle model parlor in the Nefarious zone
Hanging out with insects under ducting
The C.I.A was on the phone
Well, such is life

Non mi piace tenere lezioni, perché a dispetto della puzza sotto il naso che qualcuno percepisce da questo blog, non ho affatto il carattere per insegnare cose a qualcuno, anzi, ritengo di avere moltissimo da imparare. Tuttavia prossimamente impegnerò ventiquattro delle mie ore in un’aula e mi sto preparando, già immaginando che per diverse mattine avrò bisogno di massicce dosi di caffè, nonchè che dovrò rinunciare, per chiara incompatibilità, ad un concertino a cui andrei volentieri con il mio amico Fa. Di ubriacature moleste il venerdì sera, poi, non se ne parla proprio.

Fatta la premessa, la sostanza è che la prima lezione prevede la costruzione del contesto, per il quale, come sempre, ricorro alle statistiche del Fondo Monetario Internazionale. Chi siamo, che fanno gli altri, dove andiamo, è sempre sabato mattina?
L’ “associazione“, come mi viene da immaginarla, rappresenta il club di 188 paesi e lavora per tali governi, quindi il mio sospetto è sempre che quanto leggo sia di parte, nonostante la descrizione “independent international organization”. In fondo basta continuare a leggere che “upon joining, each member country of the IMF is assigned a quota, based broadly on its relative size in the world economy”.
Tuttavia, preferisco le proiezioni economiche sul sito del Fondo Monetario Internazionale che stralci catastrofisti della CGIA di Mestre o repliche italiane, che tanto sappiamo qual è la fonte. (C’è gente che prende anche dei master alla CGIA di Mestre…)

Visto che starò al di qua del tavolo mi pongo la domanda su come presentare alcuni dati, ammesso che i miei ascoltatori siano interessati: esiste una percentuale altissima di probabilità che non parlino inglese e che io, mostrando loro il sito dell’FMI, suggerisca di leggere la versione in spagnolo, perchè almeno qualcosa potrebbero capirla.

Mi chiedo se sia opportuno o meno che esprima la mia opinione sulla questione della crescita economica: chi lo dice che se il PIL aumenta stiamo tutti meglio? Mi chiedo insomma, se non sia il caso di provare a spiegare che esiste anche uno sviluppo sostenibile che offre benessere e servizi a tutti senza sprechi, disparità o minacce.

La traduzione del titolo del nuovo libro di Naomi Klein in italiano è uscita bene, a parere mio: “Una rivoluzione ci salverà“, perché poi, come direbbe qualcuno, la scelta non è tra gli attuali a) o b), ma una completa nuova soluzione.
Una completa rivoluzione culturale, questo ci vorrebbe, che non significa affatto che non potremo più comprarci tanti bei vestitini o far vacanza o girare con una bella auto. Non è comunismo: sono buon senso e desiderio di vivere in un posto migliore.

L’idea, come scrive Naomi Klein, sarebbe quella di “promuovere politiche che migliono drasticamente la vita della gente, che riducano il divario tra ricchi e poveri, che creino un enorme numero di buoni impieghi e che infondano un nuovo vigore nella democraziona partendo dalle fondamenta“.

Cadiamo sempre là: ha senso vendere prosecco in Australia o software statunitensi in Cina? Ingenti esportazioni su lunghe distanze sono uno spreco indicibile: uno scontro perfettamente comprensibile tra capitalismo e il pianeta, tra pochi che detengono il potere e miriadi di persone che nel nostro attuale sistema vivono in condizioni pessime.

Ogni tanto, passeggiando tra casa sua e il bar in piazza, provo a spiegare la mia opinione a mio padre.
Mi ha risposto: “Io trovo corretto che anche a Dubai abbiano il progresso!”. E vagli a spiegare che Dubai cento anni fa era solo deserto e nel deserto non ci abitavano che pochi beduini e c’era un motivo.
Tu, impiegata sicula arruffona, hai proprio bisogno di mangiare canguro ad Asti? “Ma era tenero e non mi è rimasto sullo stomaco!”….
Qualcuno mi spiega l’ostinazione degli acquisti online per cose superflue che puoi trovare anche a due chilometri da casa e tutto il fervore delle associazioni di categoria a sostenere questa prassi con contributi e convegni?

I was patrolling a Pachinko
Nude noodle model parlor in the Nefarious zone
Angela wanted to have sex
under dacting
The C.I.A was on the phone
Well, such is life…

43 Comments

  1. ctrlshit ctrlshit

    No, non è necessario mangiare canguro ad Asti, ma fa sentire le persone che lo mangiano cosmopoliti e moderni. Acquistare quel paio di scarpe on line invece che al negozio permette a chi lo fa di non dover dedicare il proprio tempo in giro per vie cittadine a cercare proprio quel paio di scarpe lì. Tempo che impiegano per cosa? Boh, magari alcuni per stare coi figli magari altri per alienarsi di fronte a “Uomini e donne”. Comunque è un discorsone peso…

    • rO rO

      Lo so, lo so, ogni tanto mi escono questi pensieri. E’ che è più forte di me. Ci sbatto il naso su tutti i giorni.

      • ctrlshit ctrlshit

        Intanto dici cose giuste, tutto il resto è noia

        • rO rO

          :* troppo gentile. Sai che poi viviamo in un mondo dove il giusto cambia come il vento. Mi fa piacere però che qualcuno condivida i miei pensieri.

  2. Puoi sempre introdurre il concetto di Human Development Index, che e’ un po’ incasinato ma non basa tutto il concetto di progresso sulla semplice ricchezza monetaria del paese…

    • rO rO

      :))) mi piace. E tu da dove salti fuori?

      • Stavo qua in un angolino ad aspettare di avere un giorno la chance di mostrare le mie conoscenze in campo di cooperazione e sviluppo 😀

        • rO rO

          Facciamo amicizia? Che ho bisogno di qualcuno che ne sappia più di me di cose che mi interessano. Comunque mi sto guardando un po’ di tabelline excel…

          • Hehe certo, anche se ne sapevo di più subito dopo la laurea (ed e’ passato un po’ di tempo, ahimè… ma ho ancora qualche base). Se hai bisogno fai un fischio!

            • rO rO

              Più che bisogno, io ti inviterei fuori per una birra e chiacchiere a ‘sto punto. Comunque ok. Grazie.

              • Mi sa che son giù di mano, ma verrei volentieri!

                • rO rO

                  Blogger scherzosi che mi fanno i trucchetti! Io quell’orsetto lo conosco…

                • E’ il mio amico quokka 🙂

                • rO rO

                  Pochi giorni fa l’ho ricevuto uguale in foto su whatsapp. Chissà. Sarà uno che sta sempre in giro a vedere gente, fare cose?

                • Ho notato che ogni tanto lo ripropongono in giro per l’internet perché ha il sorrisetto beffardo e passa come animale più felice del mondo. Io non ci ho mai parlato, col quokka, quindi non posso confermare…

                • rO rO

                  Fammi sapere se parla. E grazie ancora. Mi hai fatto pensare che questo week end guarderà un film con Zach Braff. Grazie!

                • Figurati! Tra parentesi, ho preso il DVD del film di cui ho scritto… Se lo trovi, te lo consiglio vivamente!

  3. Non lo so se puoi dare la tua opinione, chi paga il corso? che vuole da te? qual è il programma? Perché insegni tu se non sei d’accordo, sono domande a cui puoi rispondere e poi decidere.

    Tornando al discorso del canguro, io lo so che è solo un esempio, ma non posso darti una risposta generale ad un esempio specifico. Mangio il canguro ad Asti perché così evito di volare in Australia per provare una nuova “esperienza”, compro macchine tedesche perché quelle italiane deludono, fumo cubani perché sono i migliori, ma anche se il tuo discorso di buon senso è validissimo (e condivido, infatti non fumo, ho un’Alfa proprio perché è italiana, mangio prevalentemente cibo italiano se non esclusivamente) dimentichi che il buon senso non si può imporre, ma si possono imporre restrizioni alla libertà e quelle non piacciono a nessuno

  4. insegnare ai pesci volare, sapendo che l’acqua è quasi finita.

    • rO rO

      E ci sono pure i flying fish… ne ho visti anni fa in mare 🙂

      • sì, li conosco. poi però anche loro devono tornare, sennò son fregati.

  5. “è per essere felici che abbiamo fatto la rivoluzione”, diceva qualcuno. capiterà.
    (mi ha anticipato boccis sull’ISU. non è il migliore degli indici possibili, ma è già qualcosa. un tentativo molto interessante è quello del BES: http://www.misuredelbenessere.it/ )

    • rO rO

      Grazie! Bella gente che siete :)) Certo, più che una statistica ISTAT sul benessere/ progresso io avrei in testa un moto rivoluzionario nell’approccio al lavoro, al commercio e quindi alla vita di tutti i giorni. Principalmente mi interessa la questione legata all’investire risorse in spreco ambientale o la promozione, sbandierata come geniale, dell’esportare tutto e a tutti. Mi sembra una versione un po’ light, mi spiego? Il sito ISTAT o pure il http://www.oecdregionalwellbeing.org pare che siano lì a far la fotografia della situazione e basta. Servirebbe un passo in più e diverso.

  6. Il divario ricchi – poveri è destinato fatalmente a crescere, visto che come si sa, il denaro va dove il denaro c’è già… Per invertire il flusso ci vorrebbe un intervento ‘politico’, ma come dimostrano anche le recenti vicende europee, la politica attualmente non comanda un bel niente, visto che le decisioni a livello globale vengono prese da Banca Mondiale, FMI, BCE etc… i cui vertici come sappiamo non sono eletti da nessuno, e le cui decisioni aumentano le disparità. Soluzioni 1) Rivoluzione globale, con totale rovesciamento del sistema. 2) Una bella epidemia che azzeri tutto. 3) Catastrofe naturale con effetti analoghi.

    • rO rO

      Che poi sono più i meno probabili tutte le tre ipotesi. Più la due o la treeee

  7. Oltre al discorso di una vita più a chilometro zero bisognerebbe riflettere anche su una vita a più bassi consumi: tanto per dire, se i cinesi volessero avere le nostre abitudini alimentari, non basterebbe un pianeta per dar loro carne e mozzarella. Si può obiettare che sono cinesi e non italiani e quindi non hanno bisogno di carne e mozzarella che è lo stesso discorso del canguro: ma non è una questione dei prodotti in sé nello specifico quanto di stili di vita. Se i 3 quarti del mondo volessero vivere come il restante quarto (quello in cui viviamo) avremmo come unico risultato quello di finire in breve in miseria tutti. Mentre invece ci accontentiamo di star bene noi e tenere in miseria gli altri. Non è terzomondismo spicciolo, è un dato di fatto.

    • rO rO

      Ok, ma detto tra noi, basterebbe pure pensare che pure noi, mica abbiamo bisogno di tutta sta carne e sta mozzarella. Ora, a me la mozzarella piace e non poco, ma vivo bene anche senza. E non ho detto che vivo benino, dico proprio che alla fine la mia vita sarebbe felice uguale. Dico che io la carne di canguro qui non me la mangio per principio.

      • Certamente, infatti la mia premessa iniziale è oltre a pensare a km 0, è anche pensare a bassi consumi. E la nostra vita, come sottolinei, non ne risentirebbe. Anzi, penso che ne guadagnerebbe in salute e anche di soldi dati ai cardiologi.

        • rO rO

          Siamo d’accordo 🙂

  8. Che ti devo dire? Ci sono talmente tanti spunti nel post (e nei commenti) che ci si potrebbe scrivere un articolo. Non ho molto tempo per argomentare purtroppo, mi limito ad un applauso. 🙂
    Ciao!

    • rO rO

      Nessuno ha fretta qui. Prenditi il tuo tempo, se ti va.

      • 🙂 certo che mi va… Domani (ri)leggo con calma e scrivo.

        • rO rO

          Mi fa piacere. Grazie.

  9. Ceerto che sarà dura spiegare delle slide in americano a chi dell’inglese conosce solo ‘okay’. Però sei abile e saprai catturare la loro attenzione.
    Sono convinto anch’io che usando buon senso si potrebbe stare meglio, piuttosto che riempirsi la testa se il PIL sale o scende.

  10. Eccomi.
    Tutte le mie riserve sul F.M.I., per quanto mi riguarda potrebbe essere benissimo un’associazione a delinquere.

    A mio avviso dovresti, senza esporti in maniera personale (non è opportuno e non c’è bisogno), sollevare dei dubbi sulla reale efficacia del PIL per la descrizione del benessere di un Paese. E sì, anche io parlerei di altre vie per lo sviluppo diverse da questa…

    Di Naomi Klein ho letto, al tempo, No Logo e Fences and Windows. Interessanti, anche se in Europa in molti hanno scritto di più e meglio.

    Secondo il mio modesto avviso non ha senso bere e mangiare prodotti estrapolandoli completamente dal loro contesto di origine. Il cibo è anche cultura ma soltanto se inserito all’interno di una cornice, uno scenario che dia valore a un prodotto.

    Detto questo, il mercato è un’altra cosa. Se una cosa funziona per il mercato non è detto che sia logica, giusta, o corretta. Anzi.

    Riguardo agli acquisti on line: non amo andare nei negozi, non mi piacciono outlet, centri commerciali e cazzate connesse, quindi compro su internet.

    Scusa per lo sproloquio. Ciao!

    [Sull’agroalimentare potremmo stare a discutere una settimana. È pane quotidiano. Mio padre ha studiato agraria e “nell’azienda” di famiglia facciamo latte alta qualità per quelli famosi, quelli della Lola.]

    • rO rO

      Nella scorsa lezione non c’è stato modo di tornare sul tema, ma gli spunti su “altre vie” li ho e anche grazie a qualcuno dei commenti lasciati qui. Nel caso specifico nessuno dei miei interlocutori ha un’azienda agroalimentare.

  11. banzai43 banzai43

    Vabbé, molte delle considerazioni mi vedono posizionato diversamente, ma oggi …
    Milano, 14.2.2015 S. Valentino
    Buon fine settimana.
    banzai43

    • rO rO

      Grazie. Buon fine settimana anche a te. E sentiti libero di esprimere qui le tue opinioni. Il dibattito è gradito.

  12. Mi colpisce il fatto che ogni tanto qualcuno provi a discutere sul come migliorare la vita degli altri.
    Fondamentalmente credo che l’essere umano sia meritevole di estinzione cruenta.
    Il resto è pura speculazione.

    • rO rO

      Non mi fraintendere però: io non faccio parte di quelli o quelle che si mettono d’impegno per cambiare gli altri. Io non ne ho mica voglia. Troppo impegno e io non ho lo spirito della crocerossina. Però vorrei che tutti progredissimo, ecco.

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