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Lo Scatolo

Sto cambiando lavoro. Anzi, ho già cambiato lavoro. Dall’inizio di ottobre dipendo da un’altra società. Solo che sto ancora cercando di liberarmi di alcuni scheletri che avevo nell’armadio della prima società. L’armadio in questione non è soltanto metaforico; è anche quello che ho aperto lunedì scorso per liberare l’ufficio e lasciarlo ad un collega. Mentre caricavo il carrello per far portare i documenti in archivio mi è comparsa davanti, un po’ come accade a Scrat in Ice Age con la ghianda, l’immagine del tipico impiegato americano licenziato, con la faccia triste e una piccolissima scatola di cartone contenente gli effetti personali di 30 anni di carriera.

Non sono una persona ordinata. Mi sforzo di esserlo a casa, senza riuscirci granché, ma la mia scrivania è sempre un disastro. Riesco al massimo, in rari slanci di buona volontà, a impilare i documenti uno sull’altro cercando di ridurre la superficie occupata del piano di lavoro. Questo ordine, del tutto apparente, dura peraltro poche ore. Decido di fare pulizia solo quando raggiungo livelli di confusione insopportabili anche per me. Non trovo un documento, un appunto, un numero di telefono che avevo segnato su un affidabilissimo post-it? Basta: si mette in ordine e si buttano via un sacco di fogli inutili. Non sto neanche a spiegarvi che il numero di telefono che stavo cercando era quasi sicuramente scritto in un angolino di uno di quei fogli che, esasperato, decido di fare in mille pezzettini e lanciare nel cestino. Questa è scienza.

Ho sempre guardato con sospetto le persone con le scrivanie troppo ordinate. A meno che tu non sia il capo, nel qual caso ovviamente non è mai un problema tuo ma sempre dello schiavo che decidi di investire della questione, non capisco come sia possibile. Ammetto che, nella mia testa, è tutto molto ovvio. Scrivania ordinata uguale non fare un cazzo. E non accetto argomentazioni con equivalenze fra l’ordine della scrivania e l’ordine mentale.

Lasciare l’ufficio è stato profondamente liberatorio. Ma per i miei soli effetti personali non è bastata una piccola scatola. In soli tre anni avevo accumulato una quantità infinita di effetti personali. Libri, CD, Spazzolini. Un solo dentifricio. Buste paga e documenti vari, cibo di ogni genere (i cali di zuccheri sono subdoli e improvvisi); avevo anche forchetta e coltello e le agende degli anni passati, che ogni tanto si rivelano preziose.

La cosa bella? Non un filo di tristezza.

33 Comments

  1. buon nuovo inizio allora! 🙂

    • Fa Fa

      Grazie! Andrà meglio. E io sono contento.

  2. Buon inizio… in un periodo in cui spesso non è dato neanche di raccattare il poco che si ha accumulato su una scrivania e che entrerebbe spaziosamente nella scatola dei “fiammiferini” (memoria di altri tempi). 🙂

    • Fa Fa

      Hai ragione. E so di avere questa fortuna. Ma questa fortuna viene spesso usata come alibi per abbassare il livello delle condizioni di lavoro da parte di chi comanda. “Sei fortunato ad avere un lavoro” è la risposta a qualsiasi richiesta, anche la più legittima. E io lo trovo odioso. Grazie!

      • Io non credo che sia una tua fortuna, io credo che sia un tuo diritto, è per questo che ne sono felice. Perché è vero che di questi tempi avere un lavoro sta diventando ingiustamente un privilegio ma è anche vero che chi un lavoro lo ha non deve per questo sentirsi in colpa o vessato dai datori di lavori che ti fanno passare per un miracolato.
        Trovo veramente aberrante che siano i lavoratori a doversi quasi sentire in colpa e non chi cavalca la crisi per non assumere o per licenziare chi non si adegua alle basse condizioni di lavoro. Perciò ben venga, e credimi lo dico davvero, il tuo nuovo inizio!

  3. Bachelorette Bachelorette

    E’ vero! Hai un che di Scrat :o)

    • Fa Fa

      Tenero e coccoloso, vero? 🙂
      O mi stai dicendo che devo abbandonare la mia mania di odorare il terreno quando sono a caccia? :)))

      • Bachelorette Bachelorette

        Mi riferivo al pelo muschiato e agli occhietti furbi!

        • Fa Fa

          Dove lo trovi un pelo muschiato così morbido da accarezzare? 🙂

          • Bachelorette Bachelorette

            Sul tuo collo di pelliccia!!! Non vedo l’ora che sia inverno per accarezzarlo un po’.

            • Fa Fa

              Meno male che “winter in coming” allora!

  4. halfwayblog halfwayblog

    Io me la sono cavata mettendo tutto in un paio di borse capienti :).

    • Fa Fa

      Una scatola piuttosto grossa, una borsa per i libri e un cestino per buttare via un sacco di altre cose. Non me la sono poi cavata male, no? 🙂

      • halfwayblog halfwayblog

        Egregiamente!!! 🙂

  5. Scribacchina Scribacchina

    Hai descritto la mia scrivania e il mio modus operandi @ work 🙂 Buon nuovo inizio!

    • Fa Fa

      Bello essere in compagnia! 🙂

  6. ro ro

    Ma la centralinista ha pianto? Ti ha chiesto il numero del tuo cellulare privato? Ti manda per caso già email di sconforto?

    • Fa Fa

      La centralinista era un po’ arrabbiata. “Ma come, te ne vai da tutto questo schifo e non mi porti con te?”. :))

      • ro ro

        Ti ama. Secondo me un giorno te la vedrai sbucare dalla porta del nuovo ufficio con una scusa qualsiasi.

  7. Il cambio di scrivania, anche all’interno della medesima società, è sempre traumatico, perché le quantità di cose che si accumulano nella speranza che un giorno possano tornare utili è davvero imponente.
    Auguri per il nuovo lavoro.

    • Fa Fa

      Grazie!

  8. Il disordine è bello. Il disordine è buono. Il disordine è sano. Il disordine è santo. La vita è caos, la morte è ordine, chiedilo a un biologo: è solo nella morte che le cellule sono tutte belle ordinate. Io il disordine lo amo, lo adoro, lo venero, lo curo, lo coltivo, lo vezzeggio, lo accarezzo, lo coccolo, ogni tanto gli do anche i bacini. E lui mi ricompensa di tanto amore facendomi sempre trovare istantaneamente tutto quello che cerco.

    • Fa Fa

      La vita è caos, la morte è ordine.
      La migliore, Barbara.
      Grazie!

  9. elinepal elinepal

    Ti capisco, oh come ti capisco! Buon inizio!

    • Fa Fa

      Grazie! La condivisione è importante. 🙂

      • elinepal elinepal

        Comunque scatolo è troppo napoletano! Di dove sei?

        • Fa Fa

          Scatolo è abbastanza comune in diverse zone del sud Italia, non solo in Campania. 🙂

          • elinepal elinepal

            Rimane il mistero…..

  10. […] FarOVale, “Lo scatolo”: Ho sempre guardato con sospetto le persone con le scrivanie troppo ordinate. A meno che tu non sia il capo, nel qual caso ovviamente non è mai un problema tuo ma sempre dello schiavo che decidi di investire della questione, non capisco come sia possibile. Ammetto che, nella mia testa, è tutto molto ovvio. Scrivania ordinata uguale non fare un cazzo. E non accetto argomentazioni con equivalenze fra l’ordine della scrivania e l’ordine mentale. […]

  11. Fammi indovinare, hai accettato il nuovo lavoro unicamente perché nel contratto hai fatto inserire una scrivania grande il doppio! 😉

    (gli spazzolini vecchi…buttali)

  12. duepassietorno duepassietorno

    al mio primo esame all’università “chimica generale inorganica” dopo lo scritto il prof iniziava l’orale con un altro esercizio da fare davanti a lui (per togliersi ogni dubbio su una possibile copiatura) e io completai il compito con una serie di correzioni e cancellature così lui mi disse la solita frase “signorina, l’ordine sul foglio è l’ordine nella sua testa” facendomi capire che non avevo iniziato bene…
    io tentai di ribattere (la parlantina e la faccia tosta non mi sono mai mancati) con un “prof ma i geni vivono nel disordine”…

    …ecco, no, mi bocciò lo stesso! 😉
    questo per dirti, in bocca al lupo per il nuovo lavoro!
    ci vuole coraggio altroché!
    A

  13. Assolutamente d’accordo. la scrivania in disordine caratterizza la mole di lavoro. Quella del mio vicino, uomo di mezza età che da giovane ha sicuramente fatto dei viaggi allucinanti per l’universo intero e ora ne paga le conseguenze attraverso una nevrosi sedentaria,è glabra,.Il segreto? Il compulsivo pulisce a intervalli ben cadenzati il suo piano di lavoro. Pulisce con l’alcol, inzuppando di liquido uno straccetto corroso dall’acidità per poi grattare fino a lasciarci le unghie. L’effetto collaterale primario è la totale distruzione della mia percezione olfattiva, quello secondario è l’indiscriminata strage di qualsiais forma di vita di misura inferiore al micron. Chiedergli di smettere è impossibile, l’ultimo coraggioso ha rischiato la denuncia per discriminazione. Allora che faccio, ti spedisco il mio curriculum?

  14. Anonimo Anonimo

    Io avrei bisogno di un sonoro calcio nel sedere per trovare il coraggio di cambiare lavoro dopo tanti anni nella stessa azienda;
    spesso, inconsciamente…..faccio di tutto per farmelo dare;
    non per riempire la scatola di quello accumulato nel corso di questi anni…ma per svuotarla definitivamente.

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