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Lepri di Ferragosto

È un problema non ricordarsi il nome quando qualcuno ti si è appena presentato?

Ieri sera stavo cenando con della porchetta arrosto, l’immancabile patata e dei fagiolini, quando ho sentito la necessità di prendere del vino rosso per far scendere tutto. Avevo corso e pure tanto, tutto per mitigare i miei complessi di femmina che invecchia e quindi ero stanca, pacifica, con tutte le mie endorfine al loro posto, vigili ma sedate, in quello stato di serenità tale per cui anche il brulicare di bambini e donne panzone appariva sordo e un sorriso della Unziker sarebbe stato digeribile.
Beata quindi godevo del mio pasto, sola su un tavolo da otto, quando quattro istruttori di vela sono venuti a sedersi accanto a me, risvegliando, un bicchiere dopo l’altro, la Rossella O’Hara che ho dentro. Avete presente la scena iniziale del film in cui lei giace con un abito a meringa su una sedia sotto un frondoso albero con un gruppetto di uomini intorno?

La compagnia era allegra.
Matteo, biondo, un genere – come si chiama? – il compagno di Carmen Russo; pare che l’anno scorso lo avessero improvvisamente liberato dal suo contratto lavorativo e a parere mio era perché s’era impegnato troppo con le giovani corsiste.
Piersilvio, di Toorino: maglioncino da Capitan Findus, cotto dal sole, stanco, astemio.
Omar, di padre veneto e madre calabra, grosso, col gilet sulla T-shirt e i capelli a spazzola.
Nello, due occhi verdi grandi, camicia scura, ma con dei piccoli fiorellini, sbottonata, panza, giovane, si laurea tra poco in giurisprudenza.

E di che si parla?
Di lepri.

Pare che stiano studiando come e dove piazzare delle trappole per i conigli che girano saltellando qui intorno. Sono molto carini. Li si vede solo la notte. Ti saltellano davanti, scappando e scomparendo tra i cespugli, e non si fa assolutamente in tempo a immortalarli con una foto. Teneri.

Insomma, i quattro istruttori della vela vogliono acchiapparne uno, coniglio o lepre che sia. E qui la nostra cultura e la nostra vista da falco non ci aiutano perché sono piccoli e non sappiamo distinguerli.
E Piersilvio, stanco, va a letto.

Gli scopi sono diversi, chi per giocarci tenendolo magari in una gabbia improvvisata dentro lo scafo di una barca, chi per passeggiare in compagnia, tipo furetto e dama con l’orecchino di perla, chi per mangiarselo. Ma che tipo di trappola usare?
Bottiglia finita, passiamo al bar: mirto, rosso.
E Omar sparisce e si mette a parlare con tre persone palla, con cui a me proprio non va di stare.

Nello esce il cellulare e trova un sito che in ventiquattro ore consegna a domicilio trappole. Non è una questione di prezzo ma di gioco. E che nome gli daresti al coniglio? Ma maschio o femmina? Oh, come capita! Certo, per farli figliare ce ne vorrebbero due.
E nell’indecisione: Sambuca.

Ma le avete viste le stelle cadenti? Una, no, due. È che da qui non si vedono tanto. Si vedrebbero meglio da sopra alla collina, dal castello. Ok, ma devo cambiarmi le scarpe.

Matteo prende una birra con un tipo – Gigi? Iene? – che deve aver fatto qualche cosa in tv: è mezzanotte e l’uomo si è appena tirato su dal letto, così nel dubbio ordina una vodka alla pesca.
Cambio? Ok, scarpette anti-stupro e via su.
“Su su! Ma non eri un atleta?”. “Seh, sì, ma”.
Sambuca, nel dubbio.
Dallì ssu uno spettacolo! Stelle.
Una enorme luna rossa, a metà.
Poi arrivano un gruppetto di ragazzini napoletani. E chi li sente?!

Nel frattempo Matteo ci manda un messaggio.
Be’, non un messaggio, tipo dieci, quindici. Dove siete?
Nello risponde: ho trovato la lepre.

“Sicuro?? Dove? Dove? Ché io non la vedo??”

Soundtrack: U2 – One

7 Comments

  1. Carina, Grazie 😉

    • Bachelorette Bachelorette

      Prego 🙂

  2. E’ un bel racconto, semplice ma profondamente vivo !

    • Bachelorette Bachelorette

      Effettivamente, hai detto proprio bene, semplice e sufficientemente profondo :DD

  3. e la lepre è finita in padella………ahhhhh le stelle cadenti, quante vittime,povere ed innocenti leprottine!

    • Bachelorette Bachelorette

      Piccole creature felici!

  4. M2 M2

    Secondo me erano conigli, o wallabies nani.

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