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La questione dello stendino

Lo stendino, altrimenti detto stendipanni o stendibiancheria, non lo posso vedere. Mi agita completamente, mi riempie di malumore, malesse, fastidio, insofferenza. Se i panni sono stesi e se lo stendino è carico di due o tre lavatrici poi, allora il caos bussa alla porta della mia testa e poi scende. Ci provo a riordinare tutto quello che ho intorno per equilibrare la confusione che vedo in quel metro quadro di vestiti, lenzuola, asciugamani, biancheria e colore, eppure non mi passa.
Quando devo fare il bucato, so che lo devo avere tra i piedi per un paio di giorni e non di più. Stendo domenica e raccolgo lunedì. Mi ostacola la visuale, mi soffoca, mi fa sentire soprattutto avvolta nel vapore dei minestroni che cucinava mia nonna d’inverno.

Quando mia nonna e mio nonno per un periodo mi hanno accudita, mentre i miei genitori non c’erano, mentre mia madre era in ospedale a Milano, casa nostra, un grande appartamento al secondo piano, aveva subito una trasformazione. Mia nonna, quella ai confini dell’impero, aveva un’alimentazione tutta sua, come tutte le nonne. Io dormivo al posto di mia madre, nel letto dei miei genitori assenti, quello con il copriletto di ciniglia verde pisello e con quei strani ghirigori a cui non sapevo dare un senso di figure, e in cucina c’era sempre il mondo.

Lei stirava sul tavolo, su una coperta militare piegata ed un lenzuolo bianco. Mio nonno brontolava seduto a gambe larghe davanti alla televisione, la pentola bolliva per ore ed ore e le due finestre e la porta finestra si appannavano per il vapore, che vedevi chiaramente mentre fuori era buio pesto. Si camminava stretti, anche se la stanza era grande.
Lo stendipanni era sempre lì tra i piedi e io oggi non lo posso vedere.

Ognuno evidentemente ha subito dei piccoli traumi che poi si risvegliano a distanza di anni in banali questioni quotidiane.

20 Comments

  1. Lo stendino non piace neanche a me mai il bucato steso sul filo al vento mi da tanta allegria. 🙂

    • rO rO

      Pienamente d’accordo.

  2. Anche io ricordo una coperta spessa e un panno bianco su cui mia madre stirava quand’ero piccolo… fortunatamente abbiamo ampia terrazza, così i panni non offuscano la visuale – eccettuato per le lenzuola sulla corda tirata da un capo all’altro… quando il tempo è brutto mia madre stende in casa piazzando lo stendino in corridoio, nel quale puntualmente se torno tardi la sera vado a sbattere…

    • rO rO

      Ti invidio decisamente l’ampia terrazza. Ma com’è: vai a “sbattere” lo stendino?

      • Il corridoio è stretto: se lo stendino ne occupa il 50% se uno torna tardi e non fa mente locale se lo ‘incolla’ puntualmente… 😀

        • rO rO

          ah ah ah ! mi pare di vedere la scena quando uno rientra tardi la notte

  3. Noi stendiamo regolarmente sul terrazzo condominiale. D’inverno però il clima non sempre è clemente ed abbiamo di riserva uno stendino che piazziamo in un angolo del soggiorno, il più vicino possibile al radiatore del riscaldamento. E sì, è una cosa che anche io odio

    • rO rO

      ce tocca.

  4. Ho dovuto ingoiare le lacrime un paio di milioni di volte prima di poter tornare a commentare: meravigliosi ricordi. Se un trauma può dirsi bello a leggersi, il tuo lo è. E in culo agli stendini!

    • rO rO

      Sciocchezzuole.

  5. Quella coperta militare stesa sul tavolo con sopra il panno bianco per stirare ha fatto parte pure della mia infanzia 🙂
    In quanto allo stendino fortunatamente abito in una vecchia casa di quelle che ancora consentono di tirare le corde fuori dal balcone, certo col tempo brutto uso lo stendino (mica voglio ritrovarmi col bucato da lavare nuovamente), ma per fortuna la cucina è grande e riesco a mettere lo stendino ben defilato 🙂

    • rO rO

      Lo stendino defilato mi pare una bella cosa. Io il mio l’ho appena rimesso a posto! 😉

  6. Lo stendino? So che rompe ma se sivuole asciugare… Piuttosto che il filo steso all’aperto, che mi ricorda tanto quando ero bambino, preferisco lo stendino.
    Altra soluzione? L’asciugatrice. Così escono asciutti pronti perché qualcuno li stiri.

  7. La coperta militare la davano di default insomma.
    Pare che generazioni di fanti abbiamo dormito al gelo per mandare al lavoro i papà con la camicia perfetta.
    In effetti è anche nei miei ricordi.
    Pienamente d’accordo sullo stendino e soprattutto su un fantomatico recipiente per trasportare i panni dall’oblò al suddetto. Io non ce l’ho ed è un vero casino.
    Cosa usate voi?

    • rO rO

      Oh, certo, la mastella di plastica. A casa dei miei ce n’era una piccola giallo papera con i bordi arrotondati che io ho ereditato. Come ho potuto dimenticarmi che i miei la usavano sempre mentre io mi carico tutto in braccio e un po’ sulla spalla e via!

  8. […] Farovale, “La questione dello stendino”: Lo stendino, altrimenti detto stendipanni o stendibiancheria, non lo posso vedere. Mi agita completamente, mi riempie di malumore, malesse, fastidio, insofferenza. Se i panni sono stesi e se lo stendino è carico di due o tre lavatrici poi, allora il caos bussa alla porta della mia testa e poi scende. Ci provo a riordinare tutto quello che ho intorno per equilibrare la confusione che vedo in quel metro quadro di vestiti, lenzuola, asciugamani, biancheria e colore, eppure non mi passa. […]

  9. rO rO

    Confido che per armi automatiche ti riferisca agli sparacqua di uso balneare tipo quello enorme che ho visto imbracciare stasera da un bambino al supermercato. Love&peace.

  10. oh, il detestabile standino. lo odiavo anche io.
    finché non sono arrivata in un posto dove fa così freddo ed è così umido che lo stendino non ha senso e i panni si asciugano da soli nella lavatrice. e ne escono incartocciati come la foglia di montale, e nemmeno la vaporosa di nonna riuscirebbe a stirarli per bene.
    oggi, dopo anni di asciugatrici, ho riabilitato lo stendino. ma lui vive solo nei miei più remoti sogni, nei quali lo bramo e lo stimo tantissimo.

    • rO rO

      Amiche mi dicono che sono invece sta soddisfatte di certe asciugatrici che lasciano tutto morbido morbido. C’è qualcosa che non mi spiego.

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