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La paura e dio

– Ultimamente mi capita di avere paura della vita, della morte. Da quando l’anno scorso sono venuti i ladri in casa mia poi ho molta paura di stare sola. In settimana mi è successa una cosa veramente strana. Mi sono guardata allo specchio e per cinque minuti ho avuto paura di impazzire. Improvvisamente non capivo il senso di tutto. Come in un Matrix. Paura forse è poco. Mi sono sentita terrorizzata. Mi sono sforzata di distrarmi, riempirmi la testa e fare cose. Tu non hai mai paura? Paura veramente intendo? 
– Sono stato a casa nel fine settimana. Mio padre mi ha detto che le cure non stanno funzionando. Per la prima volta mi sono trovato perso e confuso, spaventato per il dopo. Un dopo a cui non si vuole mai pensare. Credo di aver avuto paura veramente.

Quando si soffre d’ansia, che è uno stato molto diverso da quello in cui attendi un esame a scuola o sospiri per un amore non corrisposto, ti può succedere di spaventarti per qualsiasi cosa, ritenere di non essere in grado di affrontare situazioni che poco tempo prima avevi già sperimentato, provare reazioni fisiche legate al panico che improvvisamente, come un pensiero banale che sorge, si manifestano su di te.
Può succedere di bloccarti, di non riuscire a deglutire il cibo che hai in bocca, ritrovandotelo sospeso tra la lingua e la faringe, respirare con il naso, dicendo a te stesso di rilassarti, che hai tempo per buttare giù tutto. Mangiare: lo fai da sempre. Dovresti sapere come si fa e non preoccupartene.
Può succedere che una qualsiasi scena ti faccia scorrere nelle vene il sangue a mille, sentendo il tuo cuore battere nelle orecchie talmente velocemente e forte da preoccuparti ancora di più.
Può succedere di sentire una scossa percorrerti i nervi delle braccia e delle mani come se fossi bagnato e vicino ad una presa elettrica e può succederti spesso.
Può succederti che il tuo corpo, abituato a dormire otto ore, vada in letargo o a periodi ti lasci completamente insonne con i tuoi incubi neri e mente sveglia; che il tuo sistema endocrino vada a puttane, che il tuo ciclo legato alla luna e così naturale, quello che ti ricorda ogni mese cosa sei, dia segni di completo squilibrio.
E un attacco di panico è a quanto pare una situazione poi non così rara: abbiamo tutti paura talvolta di qualcosa, talvolta di meno, talvolta di più.

E poi c’è Dio, che talvolta crea paura, fomenta l’orrore e talvolta rassicura.
Chi ha attacchi di panico a dio non ci crede, non veramente, altrimenti sarebbe rassicurato e troverebbe conforto al suo stato.
E c’è chi come me non capisce veramente la reazione della gente, che ad un attacco terroristico, che è vigliacco in quanto tale e fa paura perché colpisce chi è indifeso e non se l’aspetta, ed è nato da assurde ideologie religiose, si dice solidale con le vittime a suon di “#PrayForParis”.

Prega? Ecco. Io questo non lo capisco. Io non prego per le vittime, perché trovino pace magari, né per i francesi.
Potrei pregare per le anime di quegli stolti e folli che si fanno infiammare dalle ideologie religiose al punto di esserne accecati.
E in generale non prego, perché io faccio parte di quelli che hanno paura, della vita, delle persone, del caso.
Io ho una fottutissima paura di un sacco di cose che non posso controllare e che non si possono controllare e che devo affrontare da sola. Da sola. Non c’è nessuno che possa vivere la mia, spesso magnifica, vita al posto mio.
Non c’è dio, non c’è alcun essere vivente, solo io.

Ho portato dei vestiti in lavanderia stamattina.
La giovane signora russa che li ha presi voleva parlare con me e a me è piaciuto molto che volesse confrontarsi, condividere le sue idee e le sue emozioni. Mi ha detto che ha avuto tanta paura sentendo quello che era successo a Parigi. Si chiedeva cosa sta succedendo ultimamente, dicendo che c’è da aver paura di tutto.
Ho replicato che oggi siamo solo più informati e che la televisione influenza la nostra visione del mondo.
Non ha senso essere improvvisamente impauriti “qui, alla periferia dell’impero” per l’attentato terroristico a Parigi, non più di ogni passo che facciamo nella vita. Non è, come diceva la signora, che adesso non dobbiamo più uscire di casa.
La morte e la vita sono dappertutto.
E’ dio che talvolta ti chiedi dove sia.

Wikipedia alla voce dio.

Soundtrack: Bill Ryder-Jones – Satellites (Live at Green Man)

Ps. Mi fa ridere Zuckerberg con il suo Safety Check (da notare lo /safetycheck/paris_terror_attacks). Che se uno ha una connessione internet o un telefono glie serve questo?

40 Comments

    • rO rO

      Fai bene!

  1. Splendida colonna sonora, ha un che dei Brian Jonestown Massacre che a me piacciono moltissimo.
    E stasera andro’ a sentirmi qualcuno suonare (non imoirta chi c’e’), al mio Bataclan personale. Perche’ vivere nella paura e’ un po’ morire.

    • rO rO

      Barney, te lo dico, t’aspettavo, te e qualche altro, perché mi immagino che possa saltare fuori qualcuno che mi dica che non ho capito un cavolo, soprattutto visto che per l’attentato a Parigi l’ultima moda è dire agli altri di stare zitti. Comunque fai bene a uscire e andare a sentire un po’ di musica. A me del giovane Billy dalle narici gradi (splendidi selfie su Instagram) piace molto anche quando canta “Cristine, you’re gettin like your sister…“. E stasera non esco, ma pulisco casa: finalmente forse la cambio!

    • rO rO

      In generale mi piacciono molto le produzioni Domino Records.

        • rO rO

          L’ho conosciuto quando avevo iniziato a scavare un po’ sui Paviments. Poi ho scoperto che sono stati prodotti da Domino Records molti gruppi che mi piacciono. Adesso lo seguo sui social così scopro musica nuova e in linea con i miei gusti.

  2. Vita e morte sono appese a un filo, che noi non riusciamo a gestire. Il destino è il gran burattinaio che muovi i nostri fili secondo una logica occulta.
    Che dire? Nulla di più.
    Serena serata

    • rO rO

      Grazie! Buon serata anche a te.

  3. Brava! E se ci barrichiamo in casa, facciamo il gioco di questi folli.

    • rO rO

      Che ci fai lì? Niente grotta questo week end? Ti ho proprio pensata ieri: c’era un bel documentario su RAI5 che parlava di giardini in Francia dalle tue parti. E poi ti ho pensata scrivendo il post, immaginandoti a speleologare da qualche parte.

      • Invece ero ad arrampicare, verso l’alto e non verso il basso 😉

  4. Dio è morto un cazzo di minuto dopo averci creato.
    Suicida, direi.
    Distinguerei la serissima paura di un depresso, tragica, solida, spesso terminale e la paura con cui ci bombardano la vita.
    La mia posizione verso la religione, verso qualsiasi religione è nota.
    Soprattutto non venitemi a dire che esiste una vera differenza tra un pazzo che massacra inermi in Norvegia nel nome di un crocefisso o la banda di macellai di Parigi.
    Stessa razza, stessi ideali, stesso virus.
    Noi, in effetti, meritiamo un’estinzione globale.

    • rO rO

      C’hai preso. Non fa differenza il tipo in Norvegia da quelli a Parigi. Anche io la penso come te, assolutamente.
      Potremmo meritare un’estinzione, ma io ho ancora delle cose che vorrei fare.
      Non pensi mai che il genere umano sia ancora alla preistoria? Io e mio padre ne abbiamo convenuto spesso.

  5. l’ultima frase (ci si chiede dove Dio sia) è proprio quella che c’è da porsi. Ma chi mai ci darà una risposta? Forse il susseguersi degli eventi? chi lo sa.
    Certo è che la specie umana sa agire in modo diabolico. E in questo è peggio delle bestie.

    • rO rO

      Elenuccia, mi mancavi. Come stai? Sì, dio non lo si capisce. Non lo si capisce nel bene né nel male, ammesso che ci sia.
      Capita che le bestie abbiano comportamenti più sensate di noi. Non uccidono se non c’è la necessità per la loro sopravvivenza, non causano del male se non per quello.

      • tutto bene… tra alti e bassi… tu invece?
        mi sa che devo recuperare un po’ di arretrato ….

        • rO rO

          Tutto bene. Fa anche. Non è male il sabato sera: Bachelorette ha fatto dei biscottini :))

          • Mi fa piacere! mamma ha fatto dei bigné stamattina ma la crema chantilly non mi piace proprio.. e ne ha fatti una confezione INTERA. Farei a cambio con i biscottini..

  6. IB IB

    Credevo di essere la sola a pensare che #prayforparis fosse un hashtag estremamente ipocrita e fuori luogo… Mi parso logico, e poi ho pensato “Dai, lascia stare, non essere la solita, la solidarietà è l’unica cosa che conta ora”. E invece no. La paura (e io ho provato, ieri sera, quella paura irrazionale di cui parli, che si scatena all’improvviso e apparentemente senza un motivo valido) porta a prendere posizione, a schierarsi, a sentire di voler far parte di un qualcosa di più grande di noi, di una comunitá che abbia il suo compasso morale non nella flebile morale “naturale” umana ma in regole ben precise arrivate dall’altro. Quel bisogno di riconoscersi in qualcosa per sentirsi meno soli, meno persi, è naturale; quel che è meno naturale è sbandierarlo in un momento in cui proprio questa necessità di avere qualcosa in cui credere ha causato la morte di più di 100 persone.

    • rO rO

      La solidarietà mi piace, anche schierarsi lo approvo tutto sommato. Ci vorrebbe però sempre un po’ di testa e ognuno ha la sua. Poco fa su Fb ho letto un commento perché uno dei miei contatti ha messo un Like sotto. Il commento, di una giovane donna (il che potrebbe giustificarla, il mio amico invece non lo è) diceva: “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici”. Questo per me è schierarsi senza metterci un minimo di cervello. Il mondo tra l’altro è veramente grande e benché non si chiami terrorismo, la storia insegna che TUTTI, proprio tutti, hanno causato e causano guerre e provocano del male.
      Capisco quando dici che hai provato paura ieri sera. E’ che non riesco a non pensare che paura dovremmo averla sempre, che non capisco (per citare il gruppo musicale Lo Stato Sociale) “chi non ha mai davvero paura“.

      • IB IB

        È verissimo, paura dovremmo averla sempre, è solo che non sono immune alla regola mediatica della prossimità (la stessa per cui se una cosa del genere fosse successa in Siria, e succede, nessuno avrebbe messo i colori della bandiera siriana sulla propria faccia su facebook. Ma va be’, facebook è il male), ma per questo dicevo che ieri sera la mia paura era tutto sommato “ingiustificata”.

        • rO rO

          In Siria è successo e sta succedendo molto di peggio rispetto a quello che abbiamo visto a Parigi. I media sì, quelli di massa, vanno presi sempre con spirito critico.

  7. Razionalmente, non ha senso la paura di morire in un attentato… Non più di quella di essere investiti, o colti da un malore… Quindi o ci si rinchiude in casa (e gli incidenti domestici?), oppure semplicemente si continua a vivere la vita come viene…

    • rO rO

      Uh, non mi parlare di incidenti domestici! Sto contrattando con una signora filippina che vorrei mi sistemasse e pulisse casa e ‘sta sciocca non vuole essere pagata con i voucher, preferendo il nero. Questi sì sono problemi: l’ignoranza. :o)
      Ci scherzo un po’ su, perché se no stasera facciamo gruppo depressione. Mea culpa che ho tirato fuori l’argomento.

      • Aahhhh pilpino pilipino!!! No vuce, nelo, nelo!!!! 😀

        • rO rO

          Ho sempre in testa Guzzanti ogni volta che ci penso! 🙂

          • Io invece penso subito a certe conversazioni al cellulare ascoltate su bus… 😀

  8. deve essere terribile soffrire di tale paura

  9. syd syd

    Sabato pomeriggio stavo pensando a una cosa, fra me e me, immerso nella mia voglia di non esprimermi e di starmene lontano dalla nube tossica fatta di retorica, ignoranza abissale e malcelato odio culturale (che in questi casi affiora sempre in superficie, facendo cadere molte maschere di finta civiltà e tolleranza di facciata). Per non parlare dell’overdose di opinioni di chi, sulle tragedie altrui, sembra esaltarsi… sarà che paura ed eccitazione hanno in comune l’adrenalina, chissà. Ad ogni modo, è come se queste fossero grandi occasioni per qualcuno di sentirsi testimoni della storia, di collezionare l’ennesimo “io c’ero!”, come si collezionano i souvenir inutili o trofei di latta. Mh, lasciamo perdere.

    La sostanza del mio pensiero di sabato era più o meno la seguente:
    “Sembrano tutti molto colpiti dal fatto che gli attentati siano avvenuti in luoghi di svago, ossia là dove ce lo si aspetterebbe di meno. Non è difficile da capire. Sono simboli dello stile di vita occidentale, il nostro; e non simboli astratti, ma luoghi reali, comuni, in cui capitiamo più o meno tutti, in cui peraltro ci rechiamo per sentirci a nostro agio, magari per migliorare l’umore di una singola giornata o di un intero periodo, ovvero in cui andiamo per distogliere la mente dai problemi che abbiamo, non per trovarne di nuovi e ben più terribili. Posti che sono frequentati trasversalmente, a prescindere dalle idee politiche, dalla razza di appartenenza e dal ceto sociale (veri poveri esclusi). Non sono dunque simboli di potere, né obiettivi strategici o militari e neppure luoghi connotati da un qualche significato politico, ideologico o religioso. Per questo uno dice: è tremendo che quella gente abbia trovato una morta truce proprio mentre cercava di divertirsi. Essere ammazzati mentre si esercita il diritto a vivere una vita decente e minimamente spensierata, è un fatto inaccettabile, insopportabilmente ingiusto! Sì. Ma allora mi domando: quanto può essere ancor più ingiusto saltare in aria senza nemmeno avercelo mai avuto, quel diritto? Morire nel mezzo di una vita fatta tutta di disperazione, senza svaghi, né venerdì sera da celebrare. Disperazione, o viceversa speranza, o forse entrambe le cose al tempo stesso (i due lati della stessa medaglia). Magari la speranza di poterci andare, una volta nella vita, in gita a Parigi. O di sedersi, un giorno non troppo lontano, per cenare tranquilli in un ristorante: magari a guerra finita. E invece, niente.
    Forse non è la morte in sé, a farci paura. Forse a spaventarci è l’idea stessa che un evento improvviso e imponderabile possa spazzarci via proprio mentre eravamo impegnati a sentirci un poco felici. Ci terrorizza immaginare qualcuno che, poco prima di morire, oltre che nel corpo sia stato devastato anche nella leggerezza d’animo, nel sorriso. Ma migliaia di altre vite massacrate scuotono in modo incalcolabilmente inferiore la nostra coscienza collettiva; oppure, non la scuotono affatto. Perché? Probabilmente, per comoda ipocrisia o basilare mancanza di empatia, si è portati a immaginare che quelli che sono morti (e moriranno) altrove fossero già infelici. Ci si dice, sottovoce e non senza vergogna, che forse è meglio così. Chi ha molto, ha anche molto da perdere. Così si dice. Chi ha poco o niente, poco o niente ci perde. Che stronzata, invece. Io, morissi domani, non sarei certo felice. Ma mi sarebbe comunque andata meglio di tanti miei coetanei che crepano senza aver avuto un cazzo dalla loro vita, magari passata in gran parte a sognare un futuro migliore che, comunque andrà, loro non potranno vedere.”

    …ecco. Manco a dirlo, la trascrizione allunga, dilata e aggiunge enfasi non proprio necessaria. Il pensiero puro, nel mio caso è molto più economico della scrittura.
    In ogni caso, che volevo dire? Ah, sì: che mi fanno una gran tristezza, quelli che si barricano in casa. O quello che vedranno la paura ovunque. A che pro? Si muore continuamente e dappertutto, anche attraversando una strada poco trafficata o cambiando una lampadina in cima a una scala messa male. Certo, la paura bisogna sempre cercare di comprenderla, di aiutarla, senza sottovalutarla né denigrarla. Ma chi passa una vita intera ad aver paura è sconfitto in partenza. Perché, sarà banale, ma la vita ha valore se la vivi. Se la metti sotto chiave, per paura di perderla, in un certo senso è come se non ce la avessi. Smettere di vivere per paura di morire: ah, quanto illogica e masochista e assurda riesce ad essere, la psiche umana, quando smette di funzionare bene.

    • rO rO

      E se uno ha paura di tutto ma l’affronta?

      • syd syd

        Ecco, brava. Questa è una differenza importante.
        Sconfitto non è chi prova paura, ma chi alla paura si arrende. Al contrario, quanto più grandi e numerose sono le paure che si affrontano, tanto più vero sarà il coraggio.

  10. Una pasticceria piena di avventori il sabato mattina non è né dovrebbe essere altro che una pasticceria piena di avventori il sabato mattina. Ma accadono cose che fanno cambiare costantemente la prospettiva. Cose che accadono a mille chilometri dalla pasticceria piena di avventori, che modificano la percezione di un luogo familiare come questo. Come la pasticceria piena di avventori il sabato mattina.

    Basta una leggera pressione mediatica a squarciare un’abitudine consolidata. Figurarsi cosa accadrebbe alla pasticceria piena di avventori, se la pressione si facesse infinitamente più forte. Forte come una detonazione.

    Accanto al nostro tavolino si erano seduti tre giovani uomini mediorientali. Consumata la colazione se ne andarono dimenticando una sportina piena di cose che in una normale giornata di novembre potevano essere niente meno che banali cose. Non avrebbero mutato la loro natura nemmeno se i media avessero sbregato l’abitudine. Ma una detonazione porta con sé dell’altro. La paura viaggia collo spostamento d’aria che non incontra barriere e procede per inerzia lungo la via più breve che porta al contenuto nella sportina. Cosicché le cose banali crescono e crescendo si trasformano. mutando la loro natura.

    La presenza di una bomba nella sportina fece alzare una delle persone seduta nostro tavolo, che nervosamente ci chiese di uscire subito dalla pasticceria piena di avventori. Uscimmo lasciando il più coraggioso a pagare per tutti il conto. Che voltandosi vide uno dei tre giovani mediorientali tornare indietro a prendere l’ordigno che aveva dimenticato, sorridendo quasi imbarazzato per la distrazione.

    • rO rO

      Ma ti sei alzato anche tu?

      • In realtà mi sono concesso qualche licenza

        Eravamo io e la mia compagna. A un certo punto si è accorta di quella sportina dimenticata sulla sedia accanto ed è entrata in panico. Non me l’aspettavo. Così, confuso e imbarazzato, mi sono alzato pure io. In quel momento il Bangladese è tornato indietro a recuperare il dimenticato ed è stato inevitabile guardarci negli occhi. Mi sono vergognato? Sì, molto. Però ho fatto tesoro dell’esperienza.

  11. syd syd

    (uff, non mi riesce proprio di visualizzare questo tuo commento, neanche dal telefono. due iconcine, forse due smiley, ma quali? – ah, fossero sempre questi, i problemi. 😉 )

  12. La tua descrizione di stati d’ansia e crisi di panico è una delle più efficaci che abbia mai letto (o scritto, poiché la cosa mi tocca da vicino). Quanto all’avere paura, è comprensibile, ma farsene condizionare non è sano, tant’è vero che di paura si può morire. Così come anche di inazione, di consunzione, con in testa il pensiero dominante di sfuggire a ciò che ci spaventa.
    Sull’esistenza di dio, non da oggi, ho un’idea piuttosto radicata, e radicale. Per rispondere alla domanda finale del tuo post, io non mi domando mai dove sia, perché non ho alcuna evidenza che non mi suggerisca altro che non c’è. Non quello in cui tanti dicono di credere, creatore, benevolo, premuroso e amorevole.
    Se esistono forze superiori e trascendenti, e non ho ragione di ritenere che non esistano, ai loro occhi non siamo altro che formiche insignificanti. L’universo è grande, noi con le nostre fedi e le nostre paure non siamo nulla più di un flebile rumore cosmico. Forse nemmeno quello.

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