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Innamorata del subcomandante Marcos

Citazione.
Istruzioni per cambiare il mondo.

I. Si costruisca un cielo piuttosto concavo.
Lo si dipinga di verde o di caffè, colori belli e terrestri.
Lo si spruzzi di nubi a discrezione.
Appendi con attenzione una luna piena a occidente, diciamo a tre quarti sull’orizzonte. Verso oriente si levi, lentamente, un sole brillante e potente. Riunisci uomini e donne, parla loro lentamente e con affetto, cominceranno a camminare da soli. Contempla il mare con amore. Riposa il settimo giorno.(*)

Un pomeriggio di maggio sono andata in libreria e ho comprato parecchi libri, diciamo forse 15 kili, ispirata un po’ da me e molto da qualcun altro.
Ho iniziato a leggerli a sentimento e due settimane fa ho iniziato “Racconti per una solitudine insonne” del Subcomandante Marcos.

Non ne sapevo niente e non immaginavo che mi sarei ritrovata così incantata dalle sue parole, completamente conquistata. Quanto ho letto è affine ai miei pensieri più di tante altre parole, più di ascetici filosofi o violenti battaglieri idealisti protestanti di piazza. Un’intelligenza sensibile e profonda appare ai miei occhi in quello che vedo e che leggo di lui.

Spesso ultimamamente rifletto sul lavoro che faccio, che in buona parte sostiene e sprona le imprese a produrre e produrre, consumare a metà, vendere il superfluo: è qualcosa che non condivido affatto. In particolare nell’ultimo anno, segnato da tanti viaggi all’estero, ho iniziato a sentire che quello in cui credo si scontra con il mio lavoro: la conquista di nuovi mercati, la globalizzazione, la vendita del superfluo e l’abbattimento di ogni peculiarità culturale non fa parte dei miei desideri, di come conduco la mia vita e di come sono io.
Ripensavo a martedì scorso quando a Dubai mi sono ritrovata nel pub dell’hotel con altri italiani che chiedevano e bevevano Sambuca. Ha senso? Così come a Saint Martin, su Pinel Island, mi è stato offerto dello champagne in mezzo al mare, quando sinceramente maggiori emozioni me le ha date un punch al rum.
Ripensavo al fatto di essere andata in libreria a comprare i libri a cui tengo tanto e allo spreco di chi compra tutto su internet, anche ciò che può trovare sotto casa; pensavo al popolo obeso che inquina e fagocita e poi si lamenta continuamente scaricando sugli altri immondizia e responsabilità.
Non credo nel no dei no-global tout court, ma condivido le parole di Marcos quando affermava che era necessario costruire nuove forme di confronto, usando gli strumenti moderni a nostra disposizione. A distanza di quasi dieci anni dal 1994 e da Seattle, ogni volta che metto il naso fuori dal mio piccolo mondo, ho la sensazione che poco sia cambiato, semmai peggiorato, eppure noi tutti facciamo scelte ogni giorno che segnano il nostro futuro. Noi scegliamo di renderci uguali agli altri, appiattiamo la nostra cultura storica e noi compriamo il superfluo mediocre e standardizzato.

Non sono mai stata in Chiapas, lo stato più a sud e povero del Messico, ma ci andrei. Sì, mi piacerebbe enormemente ascoltare Marcos dal vivo. Enormemente. Gli farei anche qualche domanda, lo guarderei, cercherei di capire di più e meglio.
Chissà se Marcos accetterebbe una come me, figlia di un’Italia di consumi irrispettosa e miope, tra il suo popolo, tra i suoi sostenitori?
Marcos, lo scrittore rivoluzionario, che con il suo passamontagna è uno specchio, è il volto di chi non viene ascoltato, è il volto di chi ogni giorno porta avanti lotte non violente per il rispetto dei propri diritti umani e di tutti noi quando, oppressi, non possiamo vivere liberi, seguendo la nostra cultura e in pace.

Cit. “Marcos è gay a San Francisco, nero in Sudafrica, asiatico in Europa, chicano a San Isidro, anarchico in Spagna, palestinese in Israele, indigeno nelle strade di San Cristóbal, ragazzino di una gang a Neza, rocker a Cu, ebreo nella Germania nazista, ombudsman nella Sedena, femminista nei partiti politici…. ” (dal comunicato del 28 maggio 1994)

Marcos, acronimo che ricorda le iniziali di chi è stato prima di lui, pare, dalle foto e dai video, l’uomo che da sempre è tra i miei sogni di donna, una donna che si sente Angelina Jolie ma che non lo è affatto nella pratica, che si sente come una donna che ride con altre donne a bagno in un fiume, ma che manca di un Jolmash immobile tra le fronte sotto una pioggia di stelle tra i campi, insonne e desideroso di lei.
Che fosse stato un ricercatore universitario o meno, i suoi scritti, come i suoi occhi verdi, penetrano dentro la mia testa e il mio cuore.
Un ponte tra testa e cuore.

Il subcomandante, serio e divertente, ha scritto poesie, racconti, ha scritto discorsi. Tra tanti, non saprei quale mi affascina di più. Ecco, improvvisamente mi ritorna in mente una cartolina che un giovane architetto, conosciuto un giorno di acqua alta su una panchina a Venezia, mi aveva mandato: era proprio la chiesa di San Cristobal de las Casas e il cielo era blu, di un colore così intenso che neanche quindici anni di pessima memoria possono scalfire.

(*)Questa mania delle citazioni bibliografiche! Se seguirete di questo passo, finirete come Galio, che in un solo paragrafo cita sei o sette autori diversi per rivestire di cultura il suo cinismo”

13 Comments

  1. Non conoscevo le doti letterarie del subcomandante Marcos.
    Certo la società odierna consuma tutto, compresa la terra dove vive. Poi si lamenterà quando tutto sarà consumato.

    • ro ro

      Alcune dichiarazioni di Marcos le puoi trovare su YouTube. Se capisci lo spagnolo, è meglio. A me ha colpito molto che in poche parole, già parecchi anni fa, sia stato sempre chiaro il suo messaggio. Niente giri di parole da politico ma semplici evidenze, spiegazioni, pacifiche richieste di diritti negati. La globalizzazione è una situazione che dovrebbe essere rifiutata e non ricercata, perché è altro dal progresso e cancella le nostre identità. Vallo a spiegare che esiste una terza strada tra la chiusura, la critica e lo scetticismo, e il processo di globalizzazione: la strada cioè dell’ascolto, della conoscenza e della valorizzazione delle differenze.

      • Sono d’accordo. La globalizzazione rende ricchi pochi e poveri molti. Inoltre spreca risorse e persone, perché quando le ha sfruttate diventano desorto.

  2. Io ce l’ho un fondo anarchico….ma a volte penso che è troppo in fondo..

    • ro ro

      Non sto parlando di anarchia, che non approvo, ma di rispetto, cura, amore, democrazia e pure di lungimiranza, visioni non miopi, generosità.

      • Tutto si risolverebbe se il mondo ruotasse intorno ai sentimenti (quali, appunto, amore, rispetto, dedizione, tolleranza, … ). Ma abbiamo scelto la via opposta, quella dell’interesse personale. La situazione continuerà a peggiorare, perché siamo degli ibridi fra muli e talpe, fin quando non toccheremo il fondo, lo raschieremo, ed allora non ci resterà che iniziare da capo, con una nuova ottica e con due speranze: la prima è che avremo imparato dal passato, la seconda è che la Terra ci voglia ancora.
        Mi piacciono molto i tuoi pensieri ed il tocco di velluto con cui li esprimi, Ro.

        • ro ro

          Grazie. La penso anche io come hai scritto tu. Oggi a pranzo provavo a parlarne con mio padre, che reputo un uomo saggio e intelligente, eppure anche a lui faccio fatica a far capire quanto mi par di vedere intorno e la differenza tra progresso e spreco.

  3. Molto belle le due citazioni, ma per il resto non ho competenze per poter parlare o giudicare Marcos. Quello che posso dire che c’è un grande il divario tra gli ideali programmatici e le loro realizzazioni pratiche.
    Nicola

    • ro ro

      Capisco il messaggio, Nicola. Grazie per il tuo commento.

  4. Anche se mi piacerebbe, ho seri dubbi che certe utopie siano effettivamente raggiungibili; la storia dell’uomo è un susseguirsi di piccole e grandi guerre, la volontà di prevaricare il prossimo è genetica: un volta si prendevano a sassate quelli dall’altro lato della valle, oggi si usano missili e droni, ma non è che poi sia cambiato così tanto… l’aspirazione alla pace e alla convivenza universale è legittima, ho però paura che anche se la si raggiungesse poi i pochi violenti e prevaricatori avrebbero buon gioco a imporre il loro dominio… mah…

    P.S. Chissà perché ‘sub-comandante’, poi… forse perché il solo ‘comandante’ dava un’idea un pò troppo ‘forte’… o forse perché è anche esperto di immersioni… Un saluto 🙂

    • ro ro

      Subcomandante perché lui non é infatti un comandante, non é stato eletto come gli altri comandanti zapatisti, i quali sono ben presenti. È un portavoce, agli ordini del popolo del Chiapas.

  5. Devi leggere “il signore degli specchi” di Montalban. Ho anche i numeri di una rivista che si chiama Rebelde che pubblicava tutti i discorsi suoi e legati alla Selva Lacandona… Tanti anni fa

    • ro ro

      Un amico me l’aveva già suggerito. Grazie di avermelo ricordato. Dovrei, hai ragione.

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