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Dai Pavement a Wish I was here

Iniziamo a mettere su una canzone da sabato mattina: Pavement – Carrot Rope

Tale Chris DeVille in un articolo uscito ieri e citato dalla stessa rock band accomuna i Pavement ai Nirvana.
Difficile, penso io: capelli lunghi, chitarre, età, non bastano. Nella mia playlist condivisa i Pavement stanno insieme ai Cake (Never there) e ai Crackers (Low).
Mi dico che Chris è un devoto della piaggeria, voleva far bella figura, o probabilmente in quel periodo della vita li ascoltava entrambi. Il fatto che l’album Wowee Zowee abbia appena compiuto vent’anni significa solo che io e Chris siamo indubbiamente vecchi, ma non vedo come possa associarsi al grunge di Seattle, salvo per un vago pensiero al fatto che sta per uscire l film documentario Kurt Cobain: Montage of Heck“, in prima visione negli Stati Uniti il 4 maggio 2015.
Capisci che Seattle e Stockton sono veramente lontane, caro Chris.

I Pavement sono quelli che hanno scritto e cantato “Date with Ikea” o “Spit on a Stringer”, ma soprattutto un paio di (per me) capolavori quali “Frontwards” e “Here”, constatazione di un fallimento (nella loro visione).

I Pavement nella mia testa sono la colonna sonora di momenti alla Scrubs, una vespa che affonda in immaginarie pozzanghere profondissime e riemerge e limonate bevute seduti sul portico di una casa casa non ancora costruita.
Zach Braff ha appena compiuto quarant’anni, io ho qualche mese più di lui e non ho una vespa.…argh!

Ps. Fa, dovunque tu sia, se mi leggi, ti ricordo che non hai ancora guardato Wish I was here, che è un film veramente tenerissimo.

9 Comments

  1. Buongiorno Ro,

    dieci anni fa avrei lapidato senza pietà tutte le band che hai citato nel post. Certi gruppi non li sopportavo proprio, poi uno cresce (si guasta) ed inizia ad ascoltare anche i Pavement…

    Ti do ragione sul fatto che non siano per nulla paragonabili ai Nirvana. Manca una cosa fondamentale: il grigiore di Seattle (anche se i Nirvana erano di Aberdeen). Questi sono californiani e sembrano più scanzonati (nella loro fastidiosa indolenza).
    Tra l’altro nemmeno i Nirvana mi fanno impazzire.

    Sempre sui Pavement, facci caso, la parola “indie” è talmente abusata che non significa più nulla. O forse è un contrassegno per le band da evitare come la peste?
    Ciao!

  2. Gruppo fantastico. Sarà anche LO-fi ma il suono che esce dalle casse quando metto la loro musica è unico. Mie dieci preferite (in ordine sparso): Elevate me later, Gold soundz, Range life, Jennifer and the egg-dog, Heaven is a truck, Here, Spit on a stranger, Harneess your hopes, Give it a day, I love Perth.
    Notevole anche la cover di “The Killing moon” degli Echo and the Bunnyman

  3. Mi limito a leggere. Delle band citate a malapena conosco i Nirvana. Poi mi fermo lì.

  4. In effetti, c’entrano molto poco, se non il fatto di poter essere accomunati sotto il termine ‘indie’ che spesso vuol dire tutto e niente… Senz’altro più dolenti e rabbiosi i Nirvana, più sca**ati e allo stesso tempo ironici i Pavement, con quell’andamento zoppicante dei brani e il cantato volutamente cantilentante… Personalmente sono stato un fan più dei primi che dei secondi; i Nirvana per me furono davvero una ‘svolta sonora’, i Pavement li ho sempre apprezzati, ma con una certa distanza…

  5. Secondo me c’è un equivoco di fondo: ogni decennio ha il suo timbro musicale. Se ci pensi a orecchio riconosci subito una canzone degli anni ottanta, novanta o settanta. Spesso si identifica questa sonorità con un gruppo simbolo, nel caso i Nirvana. Se prendi i primi Radiohead, o gli Oasis, o i Pavement appunto, capisci di che parlo.
    Naturalmente questa è una mia opinione e quindi contestabile. Cmq i Pavement e i Nirvana sono come il diavolo e l’acqua santa che ne dica tale Chris DeVille

    • rO rO

      Se prendo i Radiohead più di altri mi fanno capire in che decennio sono. Vero.

  6. Se avesse detto i Pixies forse sarebbe stato più plausibile, I Radiohead sono stati straordinari nella loro mutazione a cavallo del secolo.

  7. Fra Fra

    Ma se Zach Braff ha 40 anni, Sarah Chalke… no, non voglio saperlo.

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