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Dai confini dell’impero al centro dello stomaco

Così qualche giorno fa non ho saputo più che scuse inventare e sono andata a Napoli.

Avere dei parenti meridionali, dove Meridione rievoca sempre il concetto del Regno delle Due Sicilie, la Salerno-ReggioCalabria, il complesso di chi vive a Nord ma non vuole essere accusato di razzismo e separatismo e quindi tace, significa poter essere ospitati con grande generosità e rientrare alla base sotto una forma diversa, più tonda.

Il programma era stato reso noto da tempo, praticamente molto molto prima dell’abilitazione al check-in, quindi più di un mese prima dell’arrivo: – giorno 1) scavi greci e romani
– giorno 2) Procida
Se non fosse che le macrovoci portavano con sè un menu.

Faccio parte di una stirpe che ancora non sveglia del tutto, girandosi pigramente sul letto scricchiolante, volgendosi verso il proprio indolenzito compagno, biascica qualcosa del tipo “Ti va bene pasta e patate o vuoi due spaghetti con il pomodoro per pranzo?“. E mentre l’altro ancora è nel dormiveglia, tu sei lì già pronta a cacciare dal frigo qualsiasi cosa sia commestibile per la colazione, aspettando che il caffè salga dalla moka.

Mangia un po’, dai, ché hai bisogno di energie!

E’ qualcosa che ci si porta dentro con l’educazione: i genitori ti insegnano a lavarti le mani e che parlare di cibo è l’argomento principe. Si parla di cibo, si organizza il cibo, si cucina cibo, se ne discute nel mentre e poi, ci si gode quanto preparato magari ancitipando un prossimo nuovo piacere del palato.

Andare a Napoli, secondo i miei parenti, prevedeva la definizione di un programma come segue:
Giorno 1)

  • caffè con crema preso in piedi in piazza X nel bar che, unico del paesello, sa farlo così con la macchina con le leve
  • aperitivo casalingo con vino frizzante extra dry e olivette tonde napoletane, patatine, zucchine fritte, gamberi fritti
  • 120 gr. di pasta tipo mezze maniche con gamberoni nel pomodoro
  • torta della zia
  • caffè
  • ciliegie giganti qualità Ferroviere, albicocche giganti, altra frutta varia sempre gigante

Termine pasto ore 15.30-15.45. Pausa pisolo fino alle 17.00. Caffè. Plum cake bicolore della zia con pennellata pesante di Nutella.

Scavi greci e romani.

  • Pizzeria rinomata: frittura mista, birra da mezzo, sformato di melanzane, supplì, mozzarella, pizza, dolce.

Capirete che il centro di tutto è il cibo, che al sud è buono, perché sanno cucinare e perché gli ingredienti sono sempre eccellenti.

In un posto in cui niente è sicuro, mangiare diventa un’àncora.

Il cibo, buono e bello, c’è ed è un tale conforto!
E la cucina è anche un’arte, ti permette creatività e concretezza: non si sa niente di un piatto fintanto che si ignora l’intenzione che l’ha fatto nascere (cit. Daniel Pennac).
C’è bisogno, al Sud probabilmente più che al Nord, di certezze: il cibo appaga lo stomaco e poter organizzare un pranzo, una cena, un’aperito, mette alla prova le nostre qualità, che non sempre al lavoro trovano uguale soddisfazione nel risultato o libertà di azione.
E poi esiste la certezza della bontà del cibo nel meridione: più che in altre parti d’Italia esiste una tradizione familiare così radicata che consente a quasi chiunque di conoscere la tecnica, le modalità di presentazione e il contenuto dell’offerta: deludere un ospite è veramente difficile.

Basta una mozzarella campana, due pomodori rossi tagliati a fette e del rigoglioso basilico per far felice un ospite.
mozzarella e pomodoro

Nel qual caso, in qualità di ospite, s’era previsto per il mio

Giorno 2)

  • colazione abbondante con biscotti vari
  • lingua di bue e caffè con crema alle 11.00 sul porto di Procida
  • ristorante (la cui selezione preventiva è durata giorni e innumerevoli telefonate di confronto con parenti e amici) per polpettine di pesce spada e melanzane, sformatino di verdure, assaggio di piovra, 100 grammi di tagliolino con i ricci di mare, frittura mista, insalatina verde, frutta, amaro della casa
  • granatina al limone
  • puntatina in pasticceria per vassoio di pastarelle miste (sfogliatelle ricce su tutto)
  • cena con mozzarella di bufala, meglio se da mezzo chilo, pomodoro, pane, olio a volontà
  • dolci e vino

E chi fa parte di una famiglia come la mia elabora dei pregiudizi per chi non mangia, non cucina, non va al ristorante o lascia le cose nel piatto. La cucina è poesia, e se non ti piace la poesia, la cucina è una passione.

Non paga dei miei due giorni napoletani, nel rientro, in aeroporto, ho fatto una piccola scorta di mozzarella e sfogliatelle. Il pane invece era già ben insacchettato nella valigia.

 

11 Comments

  1. Mi sa che gli scavi li hai fatti nello stomaco, il tempo necessario per la prossima abbuffata.
    Full immersion culinaria e dieta strettissima per il mese successivo senza avere la certezza che il paio di chili in più sono stati smaltiti.
    Per tua fortuna, le rimpatriate sono eventi non ripetitivi.

    • rO rO

      Hai ragione: dieta ferrea! Da ieri ho deciso di astenermi dagli zuccheri per un po’. È difficilissimo!

  2. ps. io non sono della tua stirpe mattutina. Sveglia presto, è una vita che alle sei e mezza, domenica compresa, Natale e feste comandate mi alzo. La colazione è un piccolo rito. Caffè, brioche calda per la gentile consorte, tre biscotti secchi multicerali di tipo bio, Sabato e domenica una tavoletta di lindt 90% da mettere nel caffè.

  3. Dopo aver letto i menu di questa due giorni napoletana, il “rientro alla base in forma diversa, più tonda”, che poteva sembrare una sfumatura di autocritica, acquista un tono decisamente più compiaciuto. Assai di più!

    • rO rO

      Avrei potuto scrivere anche più a forma di pera ma effettivamente il tondo sembra più simpatico.

      • In effetti l’intera frase suona davvero simpatica 🙂
        Anche questa è una forma di poesia.

  4. Non ci sono mai stato finora e me ne rammarico molto.

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