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Curiosità o passione?

Visto che mi trovavo in zona e mi avevano invitata, qualche giorno fa sono andata ad ascoltare un piccolo convegno sul digitale. La mia parte nerd, spesso ben celata, si era fatta prendere molto dall’idea di poter entrare in un incubatore di imprese, con gente giovane e dinamica, in un ambiente che vorrebbe diventare una Silicon Valley.

Quando sono arrivata mi sono stupita di quanta gente ci fosse e pure di una certa stranezza negli atteggiamenti della gente: darsi del tu e presentarsi a sconosciuti lo trovo singolare, se non sono al mare in bikini. Mi ero già seduta, vestita da vera giovane nella mia gonna nera Pinko che, visto il capitale che mi é costata (157 euro), indosserò finché non mi cadrà di dosso, quando alzando gli occhi ho posato lo sguardo su un bel quadro. 

La scritta recita: “Curiosity is one antidote to ageing“, detta da tale Denis Dekovic, designer di Nike.
Mi piace. Davide poi dirà che i due segni tondi sono due tette. Può essere. Per invogliare il lettore.

Qualche secondo dopo aver scattato questa foto mi hanno presentato il creatore dell’evento: un blogger sessantenne, influencer, scrittore di articoli su qualche testata gastronomica, consulente per hotel stellati e enti pubblici, quattromila contatti Instagram, cinquemila passati su Facebook., ottomilaottocento su Twitter. Deve aver notato subito la mia gonna, perché, come un agitato Taz, mentre io non ho fatto in tempo a porgergli il mio biglietto da visita a due mani e leggere il nome, mi ha presa per mano e trascinata per trenta metri a passo lungo in prima fila.

Sul palco si alternavano diversi uomini, a cui si è aggiunta alla fine una blogger, non particolarmente simpatica, perché troppo impostata, troppo veneta, troppo bocca a sedere di gallina. Vedere però tutti i relatori serenamente col cellulare in mano a scrivere e far foto, magari simultaneamente, è stato come trovarsi in un altro mondo, dove il proibito è lecito.

Il leitmotiv degli interventi, oltre al noto story telling, è stato che per essere digitalmente efficaci bisogna essere social con tutto se stessi. Il racconto del cuoco che deve investire almeno dodici o quattordici ore a settimana per far foto e postarle, e quello del titolare del pastificio trentino, convinto che la sua pasta sia migliore di ogni esperienza del sud Italia, perché forte dei suoi follower, mi hanno fatto pensare. Possibile che ci credessero davvero? Che un cuoco oggi sia considerato bravo e il suo ristorante frequentato perché scatta delle foto di se stesso in cucina e una pasta, – pasta! – anche se non è prodotta con metodo e criterio o con ingredienti italiani, sia la migliore del mondo comunque?
Ecco, io lì in prima fila, col sessantenne che ogni tanto veniva a farmi le belle, mi sono sentita piuttosto basita.
Soprattutto mi ha fatto riflettere vedere proiettate sui tre grandi schermi le foto Instagram con scene di vita molto social, troppo social, con troppi primi piani, per me di carattere privato e per niente gradevoli a vedersi.

Prima della fine mi sono alzata annoiata da tutta quell’esaltazione e un po’ anche per sguisciare dalle mani dell’intraprendente organizzatore.
Ci sono tanti modi per realizzare un marketing efficace e coinvolgente. I social aiutano indubbiamente a raggiungere molte persone. Credo tuttavia che il metterci la faccia non sia sempre necessario e forse abbiamo già passato da dieci anni la fase in cui vogliamo vedere il volto di Giovanni Rana.
Io oggi voglio vedere le mani di chi taglia un legno per farne un armadio, sapere forse che è giovane o vecchio, che affila gli strumenti di lavoro con le cuffiette nelle orecchie e la musica, voglio comprendere il contesto. Non desidero vedere alcun social influencer ubriaco di vino per aver voglia di un bicchiere, nè vederlo mangiare degli spaghetti a bocca aperta e con le mani per accrescere il mio appetito. Soprattutto desidero essere coinvolta in informazioni essenziali, che, se seguite, mi permettano poi successivamente di viverla realmente quell’esperienza. Da un convegno sul digitale mi aspetto questo: che mi raccontino un pezzetto di futuro.

Eppure loro, i guru, ci credono che bisogna essere in prima linea, esaltati di loro stessi, sottolineando che tutta la loro vita è impregnata dell’essere social, che bisogna esserlo di indole, di carattere.

Il marketing digitale per me è condividere un prodotto, una storia, ma non ha nulla a che fare con la mia sfera privata. Ci sono questioni che non serve affatto dare in pasto alla gente. Ritengo anche che non sia affatto necessario essere connessi in ogni secondo, come sostengono loro, per poter dare immediate risposte online.

Ieri sera ho cenato per lavoro con un gruppetto di signori giapponesi.
Nel pomeriggio ad uno di loro, parlando di età, avevo riportato la frase letta il giorno prima sul quadro. Ritrovandoci poi insieme per diverse ore con spiegazioni sulla città in cui ci trovavamo, sul saper fare, e persino forse vedendomi a postare foto di tante cose diverse, sorridendo probabilmente, tra una tagliata di tonno e un dolce, ha alzato lo sguardo e da metà tavola mi ha detto: “Ora ho capito come fai ad essere giovane: è la passione”.

rO, donna passionale.
Mi ha fatto sorridere e ripensare al web.
Forse c’è differenza tra l’invogliare alla curiosità e lo stimolare la nascita di una passione.
Passione come upgrade della curiosità?

Soundtrack: Funeral Suits – All those friendly people

36 Comments

  1. Purtroppo oggi, a qualsiasi livello, dal personale all’aziendale al sociale, si da molta più importanza all’apparire che all’essere e chi non si adegua viene tagliato fuori. PS – personalmente preferisco trovarmi ai margini di una tale società e continuare a ragionare in funzione dell’essere più che dell’apparire, che si può comunque curare.

    • rO rO

      Esiste anche una via di mezzo. Mica serve trovarsi per forza ai margini della società. Per la cura, sì, hai ragione. Mi hai dato un altro spunto di riflessione. Grazie.

  2. Io deciderei per la curiosità E passione. Trovo che tutte e due queste caratteristiche siano importanti. Per “l’atteggiamento” social non proferisco parola, preferisco le idee e la loro realizzazione vera e propria. Grazie per questa riflessione e buona giornata

    • rO rO

      Grazie a te per il tuo commento. Mi piace l’idea di potermi confrontare con voi (blogger veri, diciamolo!) su questa questione. Buona giornata!

  3. Spesso chi si mette nel commercio sconosce del tutto le leggi del marketing. Purtroppo le persone che vogliono vendere qualcosa non sanno che bisogna seguire delle regole precise, che cambiano a seconda dei tempi, per ottenere attenzione da parte del pubblico. Specialmente nel mondo del web ormai c’è una rissa continua tra banner e video virali e quant’altro ma se uno non sa nemmeno cosa sono allora si dovrebbe chiedere se è il caso di continuare a voler vendere oppure cambiare del tutto mestiere. Quindi se si vuole stare dentro al commercio bisogna informarsi bene e cercare di capire cosa fare, altrimenti si cambia mestiere e basta. Il passaparola funziona ormai fino ad un certo punto.

    • rO rO

      Da come scrivi mi pare che tu abbia esperienza nel commercio.

      • No, non sono nel ramo del commercio, però tempo fa mi sono documentata perchè volevo aprire un negozio coi fondi che danno alle donne e ho letto anche molte cose riguardo al marketing, agli incubatori d’impresa e tanto altro. E quindi ho capito fin da subito alcune cose e ho lasciato perdere tutto. Perchè qui in Italia poi le cose sono sempre difficili per la burocrazia. Dopo ho conosciuto anche persone che stanno ancora pagando per aver voluto realizzare le loro idee qui in Italia. Quindi ho concluso che ciò che avevo capito dalle mie letture era giusto e la decisione mia molto accorta.

  4. c’è differenza tra vendere e condividere. come c’è differenza tra passione e professionalità. c’è differenza tra story teller e cantastorie. per questo le cose più preziose, quelle che hanno davvero valore, te le tieni per te. il resto è web, un mondo così finto che anche i pastori alla fine sono solo pecore vestite meglio.

    • rO rO

      Un avviso di wordpress mi informa che le statistiche stanno avendo or ora un boom. Dici che dovrei preoccuparmi? E soprattutto, starai mica già pensando al presepe per Natale?

      • stai mettendo a dura prova la mia perspicacia, la tua risposta sembra l’oroscopo di internazionale, nel senso che non c’ho capito nulla. mai fatto il presepe.

        • rO rO

          Credimi che non era mia intenzione provarti di sabato mattina. Parlavi di pecore, pastori, non so, mi è venuto in mente il presepe di Natale. Io non lo leggo mai l’Internazionale, ma tu secondo me l’avevo intuito.

          • abbi pazienza, la prossima volta ti rispondo di lunedì, spero di essere all’altezza. rido.

            • rO rO

              Mi pare che tu sia perfettamente all’altezza. Scrivi quando vuoi!

  5. Per me sono pazzi da legare, ma proprio da legare.

    • rO rO

      Proprio te! Ho bisogno di dirti delle cose. Sì, sono pazzi.

  6. Non potrò mai far carriera. Per me la passione è una sola, il resto è lavoro (che va fatto bene, ovviamente, ms sdesso non esageriamo)

    • rO rO

      Talvolta succede di poter avere la fortuna di svolgere un lavoro che ci appassiona.

      • Per carità, il mio lavoro mi piace, ma davanti alla mia vita con lei passa in secondo piano

  7. pornoscintille pornoscintille

    Potevi metterla una foto della Pinko, però (con te dentro)!
    Condivido la frase sopra le tette: la curiosità ci conserva vivi e giovani; chi non ne ha è vecchio anche a 6 anni. Ehm, il pastaio trentino fa ridere 🙂

    • rO rO

      C’era un sacco di cui ridere. Ma nessuno sostiene che quei due segni sono dei sorrisi?

      • pornoscintille pornoscintille

        Le tette? Ovvio che sono dei sorrisi!

        • rO rO

          Certo.

  8. E’ una bella riflessione la tua..
    Qualche tempo fa lessi un articolo che parlava di facebook e di come ci ha resi curiosi di cose di cui non ci importa niente, la differenza tra il sapere che Tizio si è laureato, così, semplicemente accedendo al proprio profilo e chiamare Tizio perché non lo senti da una vita e ti importa sapere di lui e di come se la passa. Siamo meno appassionati ma più curiosi e le informazioni di cui andiamo in cerca perdono di qualità…

  9. Ps. I due segni a prima vista mi sono sembrati degli occhi chiusi…

    • rO rO

      Anche io avevo pensato agli occhi, ma probabilmente non abbiamo la sensibilità di certi giovanotti :))

  10. Credo che tu abbia centrato la questione a puntino:
    “Io oggi voglio vedere le mani di chi taglia un legno per farne un armadio, sapere forse che è giovane o vecchio, che affila gli strumenti di lavoro con le cuffiette nelle orecchie e la musica, voglio comprendere il contesto.” Appunto. La penso esattamente come te, e non solo per un mio recente passato professionale in cui ero un po’ più addentro a queste cose. Mi è stato insegnato da esperti di marketing che ciò che conta ormai non è più tanto il prodotto, che viene da sé, quanto l’esperienza a cui l’oggetto proposto si lega e che da esso può scaturire. Il racconto, la storia, la vita che c’è attorno (e dentro, o dietro) un’attività, un servizio, un progetto. Parafrasando la tua chiusura, qualcosa che stimoli la curiosità raccontandoti di una passione, poiché per me l’una (la passione) deriva dall’altra (la curiosità). Magari sono io che la vedo così perché si sposa con il mio modo di essere, datemi una storia e prima la farò mia poi ve la racconterò, che si parli di pasta o di bulloni. Tutto il resto, questo esibizionismo sgangherato e fuori contesto, che ci vogliono far passare per “essere social”, sarò all’antica, ma trovo sia solo un patetico rumore di fondo. Ormai nemmeno più così fastidioso, tanta è l’abitudine.

    • rO rO

      Ad introduzione di un seminario, tempo fa, hanno fatto vedere una slide con questo testo.

      WHY TELLING A STORY?
      – People don’t care how much you know until they know how much you care (Theodore Roosevelt)
      – At the end of the day people won’t remember that you said or did, they will remember how you made them feel (Maya Angelou)
      – If you want your children to be intelligent, read them fairy tales. If you want them to be more intelligent, read them more fairy tales (Albert Einstein)

      L’ho trovato un interessante spunto di riflessione articolato su diversi sotto temi.

  11. Condivido le tue perplessità, effettivamente viene il dubbio che ci sia un prevalere dell’apparenza rispetto ai contenuti nel marketing digitale. Qualche tempo fa mi sono interessato di crownfounding, da qualche parte ho letto che per avere successo in un progetto crownfounding devi avere in partenza almenno 4000 followers su FB. Ho lasciato perdere …

  12. Forse sarà vecchio e non al passo dei tempi ma credo, ne sono certo personalmente, che la gente è drogata dai social. talmente drogata che ha trasformato il virtuale in reale – ovviamente sono nel pensiero, perché in concreto il virtuale è rimasto tale.
    Oggi ero a pranzo con mia figlia, e vedere giovani e anziani con in mano lo smartphone che in continuazione lo consultano, lo leggono, lo scrivono mi ha fatto capire che sono fuori. però, lo ammetto, mi sta bene così. Credo che il marketing digitale, quello che hai descritto, non funzionerà molto. Il cuoco spnsorizza il suo ristorante con foto e altro ma se la qualità del cibo è scadente, tempo qualche settimana e il locale sarà vuoto. La legge del passa parola.

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