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Signorina dove sei?

Da una telefona di poco fa è emerso che la Signorina Spocchiosa è scomparsa. Ha preso il suo posto la Signorina Insicurezza.

Da dove sia comparsa e soprattutto quando, non è chiaro. Certo, la definizione della stessa è conseguente a diversi anni di cambiamenti di vita. Tra la Signorina Spocchiosa e quell’altra sono passate forse delle generazioni e sicuramente parecchie collezioni A/I.
Cosa abbia provocato il cambiamento non mi è chiaro. Sembra evidente lo status quo per l’aggiunta all’intercalare fisso “scusa“, di un tentennamento poco convincente nelle trattative commerciali.

Il confine tra l’arroganza e l’essere insicuri evidentemente è labile, sfumato, circostanziale.
Il posizionarsi su un livello inferiore di superbia pareva un bell’essere, e invece non sempre è recepito positivamente.
Probabilmente bisognerebbe essere mutevoli come una pagina dinamica in Php: che prenda dal database a seconda della funzione GET.

Invece succede che si blocchi tutto, che le pagine siano statiche e non dinamiche, che la Signorina oggi sia l’Insicurezza. Dovuta a cosa?

Segue definizioni di variabili:

$lavoro
$amore
$giudiziopaterno
$irragiungimentodiobiettivisensibili

Ma soprattutto: avrebbe senso altrimenti?

 

Commenti

    • rO rO

      Ah ah ah! Effettivamente anche senza leggere il tuo commento, ieri avevo intuito la strada.

  1. syd syd

    Quando accadde a me, il signor Timore violò il domicilio del signor Equilibrio e se ne appropriò indebitamente. Cose che non pensi possano accadere tra i trent’anni e i quaranta. E invece.

    (la signorina Spocchiosa tornerà, te lo auguro. ma non sarà mai più la stessa)

    • rO rO

      Chissà. Oggi vediamo se rispondendo ad un po’ di cose sospese, affermando quanto so e di cui credo d’aver ragione, riuscirò a mettere un mattoncino alla ricostruzione del precedente status quo.
      Tu come stai?

  2. E diciamolo. L’arroganza non è che una forma (labile?) di insicurezza. Io non la pratico perché preferisco diffondere la cultura della mia (insicurezza), in modo tale che qualsiasi elevazione verso l’autostima sia vissuta dagli altri come un inequivocabile frutto di un costante working in progress.