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Gentilezza

Recentemente mi capita spesso di considerare il livello di gentilezza o la scontrosità di chi ho intorno. E’ un ragionamento immediato, noioso, lento e vecchio come un ascoltatore fisso di Radio Rai 3 la mattina, tra le 7.15 e le 8.00.
Ho in testa una barra a scorrimento e focalizzo l’avanzamento della scontrosità, in giallo.

Non so ancora bene per quale motivo gli sviluppatori non sono persone gentili. Li stai sempre disturbando: se gli parli, se gli giri attorno, se esisti, se non esisti.
Quali motivi avrebbero più degli altri? Talvolta lavorano su macchine con performance che un normale impiegato non ha mai visto, hanno la possibilità di ascoltare della musica, godono di sapere riservato a pochi e possono vestirsi in tuta da ginnastica tutto l’anno. A loro inoltre sono concessi privilegi tipici di chi crea, produce arte ed è stravagante per definizione.

Gli sviluppatori web sono bruschi, diretti, volgari e intolleranti. Talvolta puzzano anche, ma l’argomento ora è un’altro. Sono irriverenti, ma meno divertenti di Beavis e Butthead.
Quanti ne conosco? Parecchi.
Non riesco a trovare tra i miei conoscenti che svolgono questo lavoro una sola persona che invece sia gentile. Apparenze. Appena giri l’angolo sono pronti a deriderti, a creare un difetto di qualche tuo comportamento. Come sparisci, con naturalezza, ti soprannominano con lessico da antico plebeo romano.

Oltre a loro, in generale, trovo che il garbo, la dolcezza nei modi, le parole temperate, le attenzioni a chi sta intorno, non facciano più parte dell’ambiente che mi circonda.

Poco fa sono stata invitata, senza avverbi o aggettivi, ad allontanarmi perché disturbavo una riunione a porte aperte. Così ho pensato che non sono solo i “dev” ad essere scortesi, ma anche gli amministrativi. Che sia un fatto generazionale? Può essere. Che sia questione di formazione scolastica? Forse.

Pare che noi tutti siamo la media delle persone che frequentiamo maggiormente.
Quindi dovrei un’occhiata in giro e assicurarmi di essere nel posto giusto.

Allo stesso tempo, tutto questo astio gratuito e poco piacevole, produce in me l’effetto di rimbalzarmi a casa di mio padre, dove ci sono cortesie di educazione d’altri tempi. Ne parlavo con lui al telefono l’altra sera: concordavamo sul fatto che l’educazione conta.

Soundtrack: Hooverphonic – I’m not romantic

Commenti

    • rO rO

      Cosa fai quando sei con loro? Io generalmente taccio. Li ascolto. Non è che stare in silenzio mi piaccia molto, perché sembra una scortesia, ma non sono in grado di partecipare a certe conversazioni.

  1. Cortesie di altri tempi.
    Ci pensavo durante le feste, mentre scartabellavo tra i documenti di mio nonno. C’erano moltissime lettere, di tutti i generi, scritte tra gli anni 40 e 60. Scritte in un italiano veramente forbito per una persona con la 5a elementare (da fare invidia a certi scritti di certi laureati odierni), così eleganti e cortesi.
    Sarà anche solo apparenza, ma è un peccato che oggi si siano perse certe raffinatezze.
    (e la gentilezza… perché oggi sembra così superflua?)

    • rO rO

      Mi piacerebbe vederle le lettere di tuo nonno.
      Mi hai ricordato che forse ho da qualche parte delle lettere scritte circa quarant’anni fa da mia nonna. Potrei cercarle. Grazie.

      • Ti consiglio di farlo, se le ritrovi. Un tempo, quando si scriveva, si riusciva a dare un’aria sofisticata e vagamente romantica anche alle più insignificanti questioni amministrative! Peccato aver perso queste capacità.