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La percezione dell’uguale

Questo non è un post sull’uguaglianza, sul razzismo o sulla necessità di accettare l’altro. Questo è un post sulla percezione delle cose, su quello che vedo quando le guardo e su quello che potrebbe vedere qualcun altro. Nello specifico, mi riferisco alla capacità di donne e uomini di considerare il percepito in maniera differente.

Immaginate un negozio qualsiasi, in una località qualsiasi. Lei mi chiede di entrare a dare un’occhiata e io, come mi impone il ruolo, acconsento di buon grado. Entriamo e mi rendo immediatamente conto che è uno di quei negozi razzisti. Quei negozi, intendo, dove un geniale manager ha deciso che non valeva la pena perder tempo con il sesso maschile, tanto comprano poco e non capiscono un cazzo, e ha optato per la sola vendita di capi femminili. Non che io non possa comprendere le ragioni di una tale scelta. Posso però arrivare alla conclusione che il manager in questione è una donna che ha avuto un pessimo rapporto con il sesso maschile ma, mi chiedo, non vi pare che a questi uomini che fanno da spalla (nel senso che mettono a disposizione l’arto in questione per portare il peso degli acquisti in potenza) alle proprie compagne, sarebbe carino fornire un qualsiasi passatempo che permetta di non vagare, occhio bovino, per i reparti del negozio?

Una volta dentro, resomi conto di non aver nulla da guardare, seguo lei. Prende due o tre capi e entra in camerino. Io attendo stancamente appoggiato, sbirciando in uno specchio la mia pancia che sembra leggermente aumentata, fin quando lei esce con un vestito, molto bello, non c’è che dire, e mi chiede “cosa dici?”. Io approvo con ampi gesti del capo. Ricordate che noi uomini, mediamente, approviamo se vediamo che a voi piace. Disapproviamo se percepiamo che a voi non piace. Tentenniamo nella risposta se non abbiamo ancora capito se vi piace o meno. Insomma, siamo un semplice rafforzativo di quello che pensate voi, nient’altro.

Mentre approvo con il capo qualcosa mi lampeggia nel cervello. Ho già visto quest’abito. E l’ho già visto proprio addosso a lei. Come può essere? Può essere che ne abbia uno identico nell’armadio? Certo. Ve lo assicuro, ne ha uno uguale. Azzardo un “ma non ne hai uno uguale, a casa?”. La risposta è una lezione per tutti gli uomini che hanno, come me, questo evidente deficit di percezione dei colori.

“Certo, se non fosse che è di un colore completamente diverso!”

Noi uomini percepiamo i colori primari e poche altre sfumature.

Beige, avorio, crema, ecru e panna sono lo stesso colore. E’ già un miracolo che qualcuno di noi perda tempo a differenziarli dal bianco. Pesca e salmone non sono colori ma un frutto e un pesce. Per glicine, fucsia, indaco, prugna, lavanda e lilla, per noi, potete dire viola.

Siamo usciti dal negozio e, appoggiata alla mia spalla, la borsa conteneva un vestito beige. A casa, lo stesso vestito. Kaki. Tutta un’altra cosa, ovviamente.

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