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Zia Mame

Zia Mame è un libro con la copertina rosa, edito da Adelphi, che il mese scorso era in sconto 25%.
Zia Mame è un po’ come la signora con la pelliccia vera di Leopardo che mi è stata davanti una settimana fa a New York, ma più magra.
Zia Mame è di New York, a dire il vero, è quando si è messa a scrivere romanzi aveva un’aiutante che abitava a Garden State, che è un posto caro a Zach Braff, che ha chiamato un suo film così.

Mentre stavo in un taxi puzzolente e sporco che mi portava dall’aeroporto JFK a Hell’s Kitchen ho visto sulla destra un’uscita per Garden State e mi sono chiesta come era lì. Il film mi era piaciuto: aveva anche una bella colonna sonora, soprattutto per gli Shins.
Sono state tutte cose collegate. Come ora Francesca Michielin che canta con Calcutta e poi invece da sola.
E il tassista è stato pessimo perché non mi ha dato la ricevuta per 10 dollari, con la scusa che non aveva il cambio.
Non mi piace affatto New York.

C’era un tizio nello stand di fronte a me l’altra settimana, un ragazzo che avrà avuto circa 25 anni. Cantava ogni tanto, ondeggiando. Lavorava per una famiglia Hamish, tutti vestiti con cappellino di paglia un po’ gondoliere veneziano e con pantaloni larghi neri. Avevano pure un telefono con cornetta portabile in una valigetta nera collegata al telefono di casa. Una cosa assurda. E il tizio sembrava veramente uscito da Scrubs, solo che pare che quella serie la conoscessi solo io. Io e milionate di gente, ma non lì.

In volo ho guardato un film che mi è piaciuto molto: “Call me by your name“.
Non l’avrei mai detto, eppure mi ha coinvolta e mi ha ricordato le estati di molti anni fa. Ho pensato persino di guardarlo due volte. Credevo fosse uno scontato film sul modello di quelli girati da Muccino, invece mi ha coinvolta molto lasciandomi in uno stato di nostalgico languore.

Zia Mame è una donna piena di energia e di idee. Ha passato i quarant’anni ma ne ha ancora venticinque, l’Indimenticabile. Fa educare il piccolo nipote orfano nelle scuole meno tradizionali che si possano immaginare, ha un maggiordomo giapponese di nome Hito e amiche attrici e guru e amanti giovanissimi e pupilli improbabili. Ha anche una segretaria discutibilissima, che poi si sposa con quello che per Mame poteva essere un nuovo amore. Un uomo però la sposa, ma muore disgraziatamente, non prima che Mame vinca un premio come miglior cavallerizza. Il piccolo Patrick cresce e bene, diventa adulto, persino coscienzioso e responsabile.
Probabilmente Zia Mame ha troppo sale.

Io con Uaua mi vedo un po’ come Zia Mame.

Uaua è mio nipote e non ha la benché minima voglia di parlare e a me diverte molto questa sua ribellione.

Soundtrack: Mistery of Love – Sufjan Stevens

 

3 Comments

  1. Chi è che non osa conoscere Scrubs?! (ho appena finito di riguardarlo tutto per la quinta o sesta volta… Direi non solo di conoscerlo, ma di conoscerlo a memoria).
    Call me by your name l’avevo schivato volutamente proprio per la Muccinofobia, ma forse merita una visione?

    • rO rO

      Mitica! C’è un motivo quindi per cui io e te ci intendiamo.
      Quando al film, a me è piaciuto. I Muccino mi fanno rallentare il sangue nelle vene ma questo film, come scrivevo, mi ha ricordato delle estati passate in città e ho trovato la tensione erotica piuttosto interessante. In certe scene è un po’ crudo ma è anche il suo fascino.

  2. Allora lo segno nei film da vedere 🙂

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