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Limerick: una trasmissione rock surreale

“Qui intanto non smette di piovere. E io, come sempre, non riesco a smettere di pensare alla differenza di potenziale, alla corrente, a qualcosa che, dentro l’acqua, attraverso l’acqua, possa bruciare come fosse fuoco.”

Roma, ore 23.35.
La parola limerick secondo il traduttore online che ho utilizzato significa “poesiola impostata sul gioco di parole, bizzarro e surreale, tipica di un umorismo squisitamente britannico.” ed è legata alla festa di S. Patrick, che cade il 17 marzo. Limerick per me fino a pochi mesi fa era principalmente una città dell’Irlanda in cui sono stata due volte da ragazzina, quella con un umido castello e tanta erba bagnata intorno.

Poi da qualche tempo ho iniziato ad ascoltare Limerick in podcast: una trasmissione radiofonica di Rai Uno del 2016, iniziata il 16 febbraio e andata in onda fino a fine luglio, con ben settantaquattro puntate. Avevo iniziato a scaricarlo perché quando faccio sport mi piace ascoltare storie, qualcosa che mi distragga se non ho molta voglia di correre, per esempio, e dopo essere passata dalle lezioni di tedesco ai bacari veneziani, a Cime Tempestose che non ho mai finito, sono incappata in lui: Limerick.

Limerick ha la voce di Michele Riondino, cioè nella mia testa Michele Riondino ma anche un po’ Giovanni Bovara de La Mossa del Cavallo (fiction che ha tra gli autori Andrea Camilleri), in cui l’attore ha un’accento ligure e si sforza di parlare siculo.
Limerick è il nome del protagonista, il frontman di una delle rock-band più famose del mondo che, improvvisamente, all’apice del successo, si rinchiude in un piccolo appartamento spoglio e talvolta riceve delle visite e talvolta parla alla radio, perché trova un vecchio impianto radiofonico, lo collega ad un microfono e lo aggancia illegalmente le frequenze della radio nazionale.
La trasmissione alterna dialoghi o riflessioni a musica rock, con una selezione splendida, che secondo me meriterebbe di essere ricostruita in una playlist.
Ad esempio la prima puntata inizia con The Doors – Riders on the Storm e continua con:
– Arctic Monkeys – Electricity
– Johnny Cash – Big River
– Robert Johnson – Cross Road Blues
– Bloodhound Gang – Fire Water Burn 

Di Limerick mi piace l’idea che ci possa essere tanto in una sola stanza e mi ricorda che anche stare da soli serve, a me serve, per fare pulizia e ricaricarmi. E’ come quando si decide di staccare da tutta la confusione che abbiamo sempre intorno e la televisione non l’accendiamo e semmai prendiamo un libro o stiamo per ore a non fare niente se non guardare il panorama.

Come sarà il mondo senza di me? Anche adesso che mi sono chiuso in questa stanza, come se la passeranno là fuori? All’inizio pensavo che sarebbe cambiato qualcosa, che il mondo avrebbe sentito la mia mancanza. Ora mi sento che non che non vorrei neppure disturbare quel rumore che sento provenire dalle finestre. Osservo tutto con la premura con cui osserverei un alveare. E pensare che fino a qualche tempo fa ero convinto che fosse quello stesso rumore a disturbare me. 

Mi piace che ogni puntata sia piena di storie, di rock e di persone con vite particolari: dalla misteriosa morte sul palco di Mark Sandman, il cantante dei Morphine alla scommessa fatale di Cliff Burton. Qualcuna è un po’ scontata per me perché mi pare di averla già sentita in altri posti o modi, come quella di un tizio che sta nella vasca da bagno e una radio, sintonizzata su Radio Slug, cade nell’acqua e lo uccide, oppure la storia di Piano Man, il tizio che fingeva di aver perso la memoria ma invece stava in silenzio solo perché salvato da un tentativo di suicidio sul quale stava meditando. Ma in linea generale mi inchioda.

I dialoghi e i testi mi ricordano il modo di scrivere e gli argomenti di certi blogger, pochi blogger, che sanno veramente raccontare qualcosa.

Oltre a Limerick c’è un Portanova, il vicino di casa scrittore, che si presenta alla porta perché aveva visto entrare qualcuno nell’appartamento, dove normalmente non c’è mai nessuno e s’era incuriosito. Poi ci sono altri personaggi, come Lali, la ragazza della pizza a domicilio, con una voce leggera, che non corrisponde alla sua immagine fisica o Martelli, il suo irritante agente. Compaiono anche gli Afterhours per promuovere il loro disco… e quella è una puntata che non ho gradito affatto perché spezza il ritmo della storia e l’ho trovata completamente fuori luogo. C’è pure Campo, l’amico che non si capisce se è veramente amico, ma forse sì, che in modo surreale lo ritrova e deve tranquillizzare Limerick, come un anestesista. Circolano voci che Lim è morto. C’è qualcosa che non torna. Torna però Sara, dopo essere stata con le gambe in India e molti altri posti, ma con la testa spesso sotto un treno. Sara ha la voce di Martina Querini ed è l’eterna amica, l’eterna amante, l’eterna sorella, che condiziona le scelte di Limerick.

“Secondo te devo scappare via o devo stare qui dentro?”

Due strade incontrai nel bosco e io scelsi quella meno battuta.

Limerick scriveva canzoni: una parlava di un iguana.
Limerick è stanco di dividere la sua vita con tutti i suoi fans e si chiude in una stanza per riappropriarsi della sua privacy e conquista la sua libertà.

Mi sono incuriosita e volevo scoprire chi era lo scrittore capace di produrre ben settantaquattro puntate di immagini interessanti e ho trovato Diego Sepe e Marco Andreoli. Mi interesso alle persone, è più forte di me.

Diego Sepe è uno più o meno della mia età che ha una fidanzata bellissima che parla un inglese di Londra gustosissimo e ha delle foto appese al muro con l’adesivo. (se internet non si sbaglia). Marco Andreoli è un professore che può fare una faccia serissima e ha un forte accento romano mentre parla di drammaturgia. Entrambi hanno studiato e fatto e sono indubbiamente degli eccellenti professionist Hanno letto Emmanuel Carrère perché gli interessava come stile.
Hanno creato una linea orizzontale, dall’altro raccontano storie, di paura e magia nera, storie di musica rock, che attraversano la trama. E’ un radiodramma ma anche un raccoglitore della storia della musica.

Due indizi fanno una prova.

Mi piacerebbe intervistarli a proposito di Limerick. Mi chiedo perché non ci sia in giro un’intervista in cui qualcuno pone loro una sfilza di domande su come hanno inventato i testi, come hanno scelto gli argomenti, se si sono dati un tema ogni volta (che poi ci sono i titoli per ogni puntata), se si sono alternati nella scrittura o se buttavano giù i dialoghi insieme o affibbiandosi un singolo personaggio. E vorrei che qualcuno mi dicesse anche chi ha creato la scaletta musicale.

“Il tempo scorre uniformemente, sosteneva Newton, almeno quello assoluto. Ma un anno, un giorno, un minuto, quanto possono essere diversi nella percezione di due distinti individui? Ecco, io adesso mi fermo ed osservo con calma finché tutto non si ferma insieme a me. Ed ecco che ora il tempo è fermo qui davanti a me.”

 

Soundtrack: Paramore – Interlude on Movin’on

Il problema è che quando arrivi alla 74esima puntata e finisce, che fai??

 

2 Comments

  1. Non mi sono mai fidato più di tanto delle trasmissioni ‘scritte’, specie quelle musicali, e interpretate da attori: l’aneddotica, per quanto sia un carattere distintivo della musica, specie del rock, mi ha sempre abbastanza annoiato; insomma, per me se musica deve essere, sia musica e basta, possibilmente nuova, poco conosciuta, poco ‘battuta’ e possibilmente, almeno in parte, ‘ostica’… 🙂

    • rO rO

      Lo capisco, sai. Però dopo un paio di puntate mi ha proprio preso. Ora sono alla cinquantaduesima e mi dispiace pure di averne solo una ventina ancora. Già mi chiedo cosa ascolterò dopo e se troverò qualcosa di altrettanto interessante.
      Voglio anche provare a creare su YouTube una playlist con le canzoni del postcast, se farlo non mi stanca nel mentre.

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