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Sono di nuovo qui. Doha.

Ho mezz’ora e poi devo scendere.

 

Ieri ho fatto l’interprete. Quella vera s’è data malata e con una telefonata all’ultimo minuto s’è scusata. Tra me e me ho pensato che SuperRo avrebbe fatto ovviamente anche questo. Ho pensato che se a partire non ci fossi stata io ma la Schiava1, sarebbe finita come quella volta in Senegal, che si sono lamentati tutti. Ma io mi diverto ad essere stoica e fare tutto. Tutto, tanto che poi oggi pure un’altra interprete è stata male (potrebbe esserci una nuova malattia nell’aria?) e nuovamente sono andata in giro per Doha accompagnando X e Y. Che non è tanto la traduzione, quanto star dietro a chi non ha esperienza e pretende cose impossibili e si lamenta e giudicherà il mio lavoro e me.
I nostri autisti erano nepalesi. Quando sono entrata in un negozio di condizionatori, in attesa dell’appuntamento con il big fat boss rumeno, anche l’addetto vendite era nepalese. Mi ha detto che sono circa duecentomila a Doha. E io pensavo al Nepal, ai meravigliosi paesaggi che ho visto solo in televisione e a questo posto con quarantacinque gradi all’ombra, un’aria irrespirabile per lo smog e le polveri alzate dagli enormi cantieri. Pensavo all’inutilità di quello che stanno costruendo qui, alla mancanza di tutto e all’ostinazione di chi vende fumo e business nel deserto.
Pensavo all’acqua limpida che forse hanno in Nepal e a quella desalinizzata che c’è a Doha, dove ti lavi e ti senti sempre sporco e l’acqua ha un odore diverso. Pensavo all’erba che pare finta, alla frutta che sa di plastica, al mio mal di gola.
Ieri sera ero su quella terrazza al primo piano del grattacielo vip dove anche Pif ha fatto un giro. Per entrare ti scansionano il passaporto. Musica alta dentro, gente che fa pubbliche relazioni fuori. M’è capitato di parlare con un inglese che lavora alla Doha Bank, con un italiano gay che divide un enorme appartamento con una bionda slovena: tutti a dirti che stanno qui per il business. Business di che? Vendi, costruisci. Per chi? Per altri che lavorano nello stesso settore. E poi, sì, certo, ci saranno i mondiali di calcio nel 2022, ma poi?
Cose senza senso per me, per quei cretini che vanno in crociera e fanno una settimana di shopping nei grandi centri commerciali di Dubai.

Ma per il nepalese è diverso. Lui qui ha il pane.
Poi ho bevuto due Jegermeister.
Sono un po’ stanca.
Penso che casa mia è bella, bellissima.

23 Comments

  1. non c’è niente come casa..

  2. C’è in giro un’epidemia che colpisce solo gli interpreti? Dovrò avvisare le mie colleghe.
    In ogni caso reitero la mia solita buona dose di invidia. Ci saranno erba finta e frutta plasticosa, ma vuoi mettere essere lì e viverle in prima persona? (So che sei lì per lavoro, ma abbi pietà, sono in piena sessione d’esami e mi esalto con poco, figurati con il Qatar.) 🙂

    • rO rO

      Duecento euro al giorno e la fattura non la fanno, se proprio non insisti. Ma é un posto in cui rimanere poco.

  3. …e pensare che invece sabato potevi essere qui a Roma con me a bere un bicchiere di vino rosso lasciando cadere le risate sui “san pietrini”…
    Un bacio :*

    • rO rO

      A Roma spero di venire presto, ma questa volta non era fattibile. Un bacio anche a te. Grazie.

      • chiamate anche me! (tranquille, che poi trovo una scusa e vi do buca)

  4. Moralia in lob Moralia in lob

    Mi piace molto questo tuo rimanere sempre lucida. Nonostante il business. Nonostante la fatica. Nonostante tutto il resto.

    Un abbraccio

    • rO rO

      Uh, siamo passati agli abbracci adesso?
      É lavoro.
      Mi perdo solo negli occhi verdi…

      • Moralia in lob Moralia in lob

        Ohibò, non saremo ancora alle strette di mano?
        Non è lavoro, sono considerazioni extra.
        Sugli occhi: ma come fai? Comincio a crede davvero che tu abbia dei superpoteri….

  5. 45 all’ombra, -45 con l’aria condizionata!

  6. effesessantasei effesessantasei

    Per ventisei anni ho vissuto in hotel e ora, che da un anno ho una piccola casa, non mi ritrovo. Non ancora almeno.
    Ho scelto un lavoro che mi potesse soddisfare la mia necessità di non stare fermo, non più di un giorno, nello stesso posto. Così sono “l’uomo con la valigia”.
    Poi quando leggo post come questo, mi fermo un momento, un attimo come quando dai uno sguardo al volo al tabellone delle partenze, per cercare il gate. Trovato, si riparte. A te buon rientro.

    • trovo questo bel post e questo commento mentre giro nel web intontita dal fuso, dopo giorni di hotel, scali e trasbordi. E mi trovo sa pensare che non so più farne a meno e sto sempre a cercare il prossimo gate…

  7. sei di casa a Doha. almeno dal titolo…
    Un caro saluto

    • rO rO

      Grazie. Buona serata!

  8. D’OH (a). (Homer Simpson)

    • rO rO

      :))

  9. Ho avuto la stessa sensazione a Doha, a Manama e in tutti i paesi del golfo che ho visitato. Il massimo è stato il cheesecake con la bandiera americana piantata al centro della fetta. Il mondo sta diventando di plastica e, dove la natura fa sentire ancora forte la sua esistenza, il contrasto con la plastificazione ad opera dell’uomo si sente proprio addosso e, a volte, ferisce proprio.
    L’uomo è portatore del Nulla. Questo ho imparato laggiù.

    • rO rO

      Ecco, mi capisci allora.
      In questi due anni di blog qualche post sull’argomento mi è uscito. Ci sono situazioni e comportamenti fortemente promossi per l’interesse immediato di pochi che nulla hanno a che fare con il benessere, l’amore, il futuro.
      La massa per altro crede alla pubblicità.

      • se ci pensi bene, anche qui da noi la situazione non è molto diversa, solo che è più camuffata.
        benessere, amore e futuro sono travisati dalla “cultura” del business e, in chi ha ormai perso il senso critico, vengono identificati con ricchezza, piacere e utilità.
        Tutto ha cambiato significato da quando l’economia è diventata una religione. Sono contenta che anche qualcuno più giovane di me se ne accorga (il che dimostra che il mio non è delirio da mezza età, come spesso mi si fa notare!! 🙂 ).

        • rO rO

          Macché delirio di mezza età e poi io non sono proprio giovanissima.
          Forse per te sarà lo stesso: oenso che l’esperienza che ho fatto e che continuo a fare viaggiando mi abbia aperto gli occhi su molte questioni che altri non vedono perché si trovano in una posizione con un punto di vista limitato purtroppo. Suppongo che sia questione di tempo e ci arriveranno tutti.
          Quanto alla cultura del business mi trovo d’accordo con te nel ritenere che è assai presente anche qui.
          Mi sento fortunata quando penso che ho passato e superato in fondo velocemente quella fase in cui ero affascinata dal guadagnare di più e spendere. Oggi trovo felicità in molte altre e diverse cose e me ne compiaccio.

          • Sei fortunata, sì!
            Spero solo che tu abbia ragione sul fatto che sia solo una questione di tempo.. perché la mia sensazione è che sgrullarsi di dosso la superficialità con cui molto probabilmente siamo anche nati ( e che quotidianamente ci propinano anche attraverso la pubblicità) richiederà un tempo infinito. Non ho molta fiducia nel genere umano, mica si capisce, vero?? :))

            • rO rO

              Penso che gli uomini siano lenti, che storicamente facciano due passi avanti e uno indietro. Ci vuole tempo e memoria.
              Noi tutti, se vogliamo un futuro migliore, dobbiamo avere ricordo della storia.

              Come si fa a vivere senza fiducia però? 🙂
              Delle masse non mi fido molto neanche io, ma ho una fiducia profonda nelle nicchie, gente con cui spero di poter condurre la mia breve esistenza in maniera felice.

  10. Non è mai niente | FarOVale Non è mai niente | FarOVale

    […] che anche quest’anno mi farò un giretto a Doha, che in fondo mi piace. Il mare di Doha ha un colore azzurro per me […]

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