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Il discreto pianista sull’oceano: cose che non capisco

Cose che accadono.

Ci sono cose che non capisco, o meglio, che capisco benissimo ma che non comprendo fino in fondo, cioè che non riesco a far mie e adattarmi di conseguenza. La comprensione insomma è tutt’altra cosa.
Forse in questo momento ho bisogno di alcol: un americano per favore, Joseph! Joseph è il mio abile barista in questi giorni di ferie.

Cosa non capisco? La presenza di un certo tipo di uomini nella mia vita e per vita intendo dire che mi ci sono imbattuta tante volte. Trattasi di chi non vuole relazioni. In questo momento la mia percezione è che siano tutti così anche se lo so che non lo è. Eppure io ne sono circondata e stufa. Userei il termine annoiata per quanto invece il mio sentimento quando li incontro non è di noia ma di interesse.
Che qualcuno mi aiuti ad identificarli prima che io cominci a parlare con loro! Dovrebbero avere tutti i baffi o una maglietta con scritta di riconoscimento così che chi come me parla un’altra lingua  li possa evitare.

Perché onestamente nel mio percorso sono arrivata a dei compromessi psicologici del tipo che tutte le storie vanno intese a termine, ma i segnali di conclusione sono sempre mendaci: non arrivano al mio cervello oppure le parole sono una cosa, i fatti altri. Questo è uno dei punti per esempio che mi sfuggono.
A parole o fatti riscontro interesse per un approfondimento, ma poi si rivela un trucco. Ho messo in conto da qualche anno che il tradimento è parte dell’esistenza umana, e nonostante questo, nonostante io sia il tipo di donna che non desidera reprimere alcuno in pesanti catene, seppur esiga rispetto,  mi sento spesso imbrogliata. Morale non ci sono regole.

Sono arrivata ad un’unica vaga conclusione: prendere le cose come vengono. La mia vita mi sta suggerendo in tutti i modi di diventare più superficiale e adattarmi a quello che arriva.

non capisco

E si cita per l’occasione Baudelaire:
Bisogna essere sempre ubriachi. Tutto sta in questo: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del tempo che rompe le vostre spalle e vi inclina verso la terra bisogna che vi ubriacate senza tregua. Ma di che? Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro. Ma ubriacatevi. E se qualche volta sui gradini d’un palazzo, sull’erba verde d’un fossato, nella mesta solitudine della vostra camera, vi risvegliate con l’ubriachezza già diminuita o scomparsa, domandate al vento, all’onda, alla stella, all’uccello, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, domandate che ora è; e il vento, l’onda, la stella, l’uccello, l’orologio vi risponderanno: è l’ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi; ubriacatevi senza smettere! Di vino, di poesia o di virtù, a piacer vostro.

Soundtrack: Il valzer  sull’oceano 

One Comment

  1. Non ci sono regole, effettivamente.
    In fondo non volersi impegnare è una fase dell’evoluzione umana e psicologia (e via dicendo), peccato che il tempismo del ritrovarsi non sia mai il massimo, se non in rari casi. Concordo quindi con il fatto che certi individui dovrebbero esplicitarsi in qualche modo, come quelli contrari al matrimonio, o i vegani, del tipo:
    “Ciao, piacere, sono Tizio: onnivoro, non mi piacciono i bambini, ho una leggera tendenza al BDSM e non ho grandi problemi ad impegnarmi se la frequentazione è di un certo livello.”

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