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I wish

I wish I was ….

Vorrei non lavorare più lì, tra le urla e persone tanto diverse da me. Io non credo nell’argento colloidale, nel santone che guarirà mio figlio dal farsi la pipi addosso, non mi tolgo le scarpe sotto la scrivania, non mi comporto da avvoltoio con il lavoro degli altri, non sono razzista e mi piace il gioco di squadra. Poi sento la voce di mio padre che dice che é solo il loro modo di esprimersi. Lui lo dice per non pomparmi, per farmi pensare che è tutto normale, che si può gestire.

Vorrei più tempo. Il tempo non mi basta mai. E vorrei usarlo per fare tante cose che da mesi sbocconcello, perché avrei tempo per dormire quanto mi serve e ancora altro tempo per annoiarmi e desiderare di leggere tutti i libri che ho sul comodino e anche quelli degli altri. Cucinerei di più. Avrei il tempo di cercare un bel posto dove andare in vacanza e pure di candidarmi per tutti i lavori che vorrei fare. Soprattutto avrei tempo però per cose creative di tutti i tipi, come faceva mia madre che era un laboratorio di cartapesta, stoffe, scalpelli, poesie, barzellette e pitture: tornavo da scuola e c’era sempre qualcosa in lavorazione sul tavolo della cucina, le stagioni avevano un’ornamento e non era ancora terminato un progetto che ne iniziava in testa un’altro, senza annoiarsi mai.

Vorrei non aver mollato con la chitarra e oggi saper suonare bene il basso. Vorrei non avere nella testa quella vocina che mi dice “puoi sempre farlo, non ti lamentare”.
Vorrei non tenere un atteggiamento da Miss Marple e poi arrabbiarmi quando vengo presa in giro perché sono vecchia. Vorrei ancora non avere nella testa quella vocina che mi dice “puoi comportarti diversamente, non ti lamentare”.

I wish I was a messenger and all the news was good

Tra pochi giorni c’è un bel concerto dei Pearl Jam a Roma. Stavo per vincere un biglietto ma poi mi sono detta che non potevo partecipare perché a Roma non ci potevo andare e quindi ho lasciato il biglietto a qualcun altro.

Vorrei essere come sono sempre, senza compromessi come facevo quando avevo sedici anni. Un giorno mi hanno detto che ho troppo sale. Non so se era inteso che io l’avessi sempre o in quello specifico momento, un po’ come quella volta che il mio nano capo mi aveva detto che sono una testa calda, cosa che chiunque negherebbe conoscendomi bene e di cui tuttavia covo il dubbio. Quel sale credo che sia il sangue dei miei genitori, dei miei meravigliosi genitori, uno diverso dall’altro come lo Ying e lo Yang.

Vorrei essere amata, sempre, non da tutti, ma da tutti quelli che amo. Non essere ignorata se cerco qualcuno. Come tutti, già. E vorrei poter chiedere spiegazioni proprio come quelle lamentose persone che insistono con chi non vuole stare a discutere mai.
E vorrei essere meno invidiosa perché mi capita di guardare il giardino degli altri, o anche l’inserto culturale del Corriere della domenica, e farmi ribollire il sangue per addotte ingiustizie letterarie.

5 Comments

  1. Il basso sarebbe piaciuto imparare a suonarlo pure a me… Abbraccio. 🙂

  2. P.S. Io sono di Roma, il concerto dei Pearl Jam l’avrei visto volentieri (ero al loro ultimo qui, molti anni fa), ma (naturlamente…) non me lo posso permettere…

    • rO rO

      Potresti chiedere a Topper Harley se ti porta con sé…

  3. Peccato per i PJ. Li ho visti a Milano, per la prima volta nella vita, la settimana scorsa. Stupendi.

    Anche io vorrei più tempo, ma forse in realtà ce l’avrei anche… Ma lo perdo. Forse dovrei fare un corso di time management!

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