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Germania

Tutti sciatti, sfatti, con una bibita in mano neanche fossimo negli assetati e obesi Stati Uniti dei diritti di tutti e del diritto a tutto.

Mi passavano davanti le stazioni, persone salivano, qualcuno scendeva, accenti diversi di altri paesi ma in un’unica lingua, fermate con il loro retro di muri pieni di graffiti e di piante incolte e nere, e io dicevo tra me e me, che avranno anche il benessere, avranno le industrie, la metallurgia, le Audi e le autostrade senza limiti di velocità per dare sfogo ai 90.000 euro spesi in carrozzeria, ma è palesemente tutto grigio, piatto nelle vetrate verticali, bianco nella pelle di porcellana arrossata che non vede mai il sole, e non è possibile, se non con un po’ di alcol, sentirsi bene come nella felice e piena di bellezza Italia.

Notavo amaramente che intorno a me sono palesi le differenze di benessere, di miseria o lusso, di luccicanti abiti nuovi e alla moda, ragazzine biondissime con jeans strappati sulle ginocchia e grigi bomber su neri cadenti pantaloni di alti penzolanti ragazzoni. In Italia difficilmente percepisco questa amara sensazione. Qui pare una costante. Fumano. I tedeschi fumano come le loro ciminiere del Nord Rhein Westfalen. Poco fa sono andata a parlare con un manager, uno con un gilet fosforescente indosso e orecchino al lobo sinistro. Gli dovevo chiedere delle informazioni. Mi ha risposto gentile, e anche io, sorridente, lo sono stata per accattivarmelo. Già pensavo a come mi sarei comportata per ingraziarmelo.

– Ah, ma lei parla bene tedesco!

Probabilmente no, ma un sorriso aiuta e a me fa sempre specie essere appellata Damen. Fumava una sigaretta dopo l’altra. Sulla sua scrivania sporca e piena di carte e cose, c’era un portacenere di plastica nera con coperchio, come un bicchiere dello Starbucks. Ad un certo punto, per telefonare, ha deciso di appoggiare la sigaretta al collo del portacenere, tenuta a pinza dal coperchio. Mi pareva Jigen. Dietro di lui però su una mensola c’erano due vasetti con delle piccole gerbere viola.

La Germania per me è questa. È la sensazione della tristezza addosso e godere di piccole graziose cose per tirarmi in qua. Forse chi ci è nato riesce a non notare la mancanza di bellezza, presente forse solo al sud, tra i castelli o nella campagna. Nelle grandi città tedesche il mio umore diventa mesto, mi specchio brutta e percepisco il mio normale benessere economico come nullo ad ogni vetrina che vedo o persona abbigliata di nero che incrocio.


 

8 Comments

  1. È davvero tanto orribile?

    • annw annw

      È bellissima, come una guerra. Ma non la pensiamo tutti allo stesso modo.

      • È come l’Austria?

        • annw annw

          Per me no. L’Austria è allegra e signorile. Ma sono impressioni personali.

          • Non mi è piaciuta molto.

  2. Una sensazione di tristezza che leggendo ciò che scrivi risulta palpabile. Forse sarà per questo che i tedeschi amano visitare il nostro paese.

  3. I tedeschi spocchiosi e strafatti di alcool al venerdì sera, il grigio freddo delle città e la precisione maniacale dei paesini.
    Mercedes col carretto per le mele.
    Uber alles.
    Non lo dicono ma, ‘fanculo lo pensano eccome.
    Granpezzo.

  4. Della Germania ho un bel ricordo, forse perché il tempo maggiore l’ho passato a Monaco. Certamente il Nord, Berlino – vista prima della caduta del muro – e Amburgo mi hanno messo tristezza. Ma Monaco l’ho trovata sempre splendida.
    Di sicuro uno che legge il tuo post non può che esclamare ‘Germania? vade retro satana!’

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