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Conversazioni intorno all’amore

C’erano una volta un filosofo, un illustratore, una giornalista, un libertino e un’indecisa. Il filosofo era veneto, l’illustratore messicano, la giornalista brianzola e l’indecisa vantava origini ai confini dell’Impero. Del libertino poco importa.

Il filosofo, seppur chiamato a parlare di Wittgenstein, aveva voglia di parlare d’amore e, forse per compiacere qualche parte del pubblico, aveva usato quest’argomento per alleggerire postulati numerati come il vangelo o il manuale del suo televisore Samsung. Parlare d’amore è un tema oggigiorno desueto. Parlano d’amore i poeti e pochi altri. Se poi si tratta di uomini e donne adulte, in pubblico, senza un minimo di conoscenza tra loro, il quadro diventa surreale.
Fu così che del ricco Wittgenstein si seppe che era omosessuale, corteggiato da Keynes a Cambridge, affettuoso sostenitore della sorella che non voleva lasciare la bella casa di Vienna e per questo disposta a pagare i nazisti per certificarla meno ebrea di quanto fosse. Di Wittgenstein si seppe anche altro, tuttavia il filosofo colpì parte della platea per questi dettagli, quelli più terreni, e per qualche piccola altra boutade, come il fatto di essere non solo quello che si ha realizzato, ma anche tutte le realtà non realizzate.

L’indecisa, a frasi del genere, aveva sempre una sua immagine: “io sono il lavoro che ho e anche tutti i miei fallimenti, io sono l’amore che ho dato e avuto e anche tutte le speranze e i progetti che non si sono realizzati”. E vorrei che lui li comprendesse. L’indecisa era tale per sommaria personale, serale, definizione a seguito di un sintetico confronto con l’illustratore. Il filosofo aveva iniziato a parlare d’amore e lei, a modo suo, ne continuava il tema nella testa. Non che fosse indecisa sul suo amore, che sia ben chiaro. Indecisa sulla vita forse, perché è piena di variabili e non si riesce facilmente a comprendere cosa è bene e cosa è male, dove andare o se rimanere fermi.

L’illustratore riteneva che abbiamo quello che desideriamo. Aveva deciso che l’indecisa era tale e che non desiderava con sufficiente intensità. Il tema era vecchio come il cucco ed evidentemente noto anche in Messico, paese da cui proveniva. L’illustratore aveva una nuova casa, isolata dalle bevute e chiacchiere a bocca aperta, con il cibo a vista, che la sua nuova famiglia proponeva, ed era il luogo ideale per i rinoceronti e il suo nuovo amore, il terzo. Era il terzo di sempre, non ce n’era mai stato un altro in più, e questo era per l’illustratore fonte d’orgoglio. Parlava d’amore anche lui, dell’impegno che crea un legame, di una catena. Se l’immagine della scala era ugualmente chiara per Wittgenstein, per l’illustratore e per l’indecisa, l’amore – catena non era altrettanto condivisibile per l’indecisa.  C’è chi in un quadro vede amore nei bambini raffigurati e chi si sofferma sui cagnetti. Ma sto divagando. E poi c’era quella questione per cui l’illustratore considerava che dell’altra facciamo la lista mentale degli aspetti che non ci piacciono, per rinfacciarli tutti d’un colpo quando decidiamo che sia giunta la fine di un rapporto.
L’indecisa, o forse dovremmo chiamarla la bambina che voleva tutto, o forse ancora colei che era priva di forza (cosa nota sin dalle prime partite giovanili di pallavolo) era fortunatamente smemorata. E questo aiutava la vita e l’amore. Dimenticava.

La giornalista raccontava del suo bambino di un paio d’anni, del Sud Sudan e del compagno che l’aveva lasciata, della nuova vita nella vita vecchia del vecchio paese natio. Un altro quadretto d’amore: la descrizione di una capsula del tempo piena di cimeli d’altri, con un collezionista anziano a custodirli segretamente.

Sopra a tutti, come un vortice d’aria o un fantasma, era presente il libertino, anziano, bianco, con i suoi racconti di viaggi in auto dall’altra parte d’Europa e costanti avventure di vino e guasti al motore dell’auto prestata dal prete. Parlava stringendo lo spazio vitale, forse a causa di una evidente miopia, o forse semplicemente per carattere, per coinvolgere gli altri, per animare il gruppo, scusandosi persino se, in un secondo di silenzio, non aveva fatto in modo che ogni persona, ogni ospite, fosse intrattenuto. Raccontava dettagli di storie nascoste, alcune verità non note su chi, suo amico, era diventato famoso e ricco, e si divertiva sicuramente a stupire, con informazioni intime, istantanee di giovani donne, tutte disponibili e ubriache, per il creatore di tutta quella loro piccola realtà. Ce n’era una veramente innamorata, a quanto il libertino raccontava: non di lui, sia chiaro, ma del suo amico, quello che è morto solo, per le troppe cadute a terra quando era ubriaco, e lo era sempre. E il libertino, ammesso che mai lo fosse stato in gioventù, era sicuramente affascinato dalla vita del suo amico, artista e sempre più spesso mai sobrio, sempre circondato da molte giovani donne. Ne era entusiasta anche il suonatore di fisarmonica, quello con i baffi.

All’indecisa invece pareva tutto così lontano nel tempo o fuori dal tempo, lassù su una collina.

L’indecisa l’indomani si svegliò considerando che aveva visto un angolino di un mondo diverso, che forse non le piaceva, perché troppo intenso, quasi violento, troppo vicino. Comprendeva che forse l’arte può scaturire da quel contesto o che quel contesto era tutt’uno con artisti e processo creativo.
L’indecisa tuttavia era sicura che amava la sua versione dell’amore, quella in cui è ben custodito.

«Se hai un sogno, frenalo alla soglia delle frasi. Tienilo segreto». ( La Signorina Papillon di Stefano Benni) 

 

8 Comments

  1. syd syd

    L’indecisa, lei sì che ci piace. Lei sì che, non coltivando certezze, è l’unica che si avvicina alla verità.

    • Ciao vecchio! Orbé, se ti piaceva il libertino iniziavo a pensare che non avevo capito niente!

  2. Ben ritrovata con questa simpatica recensione.

  3. L’indecisa? Forse è quella che è più decisa, perché non corre dietro alle chimere ma cerca qualcosa di solido e concreto. Che poi fatichi a trovarlo è altro paio di maniche.

    • Orso, il tema mica era l’indecisa!

      • lo so ma tra tutti era quella che mi ispirava di più!

  4. Anonimo Anonimo

    Se fosse solo un gioco di ruoli dove il vero scopo è divertirsi? La curiosità infondo è questo.. Non ha bisogno di essere soddisfatta..

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