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Il cliente esigente dalle aspettative sbagliate

“Io amo voi insegnati, quello che fate, quello per cui combattete.
Siete voi i veri eroi”*.

Io sono un cliente esigente, che prima di acquistare un prodotto ne analizza i vantaggi e le debolezze. Questo accade il più delle volte, perché fa eccezione il rapporto da rammollita che ho con il mio meccanico.
Ho le matrici SWOT nella testa: se devo investire tutti i venerdì dei prossimi sei mesi in un corso, se devo pagarlo oltre tremila euro, pondero molto bene la scelta.
Sono anche lo stesso cliente che acquista una giacca da ufficio da H&M, ma se la pago 39,90 euro e so da dove arriva, non mi stupisco che non abbia le tasche e che dopo un paio di mesi di utilizzo possa scucirsi in qualche punto.
Il più delle volte però preferisco le alte prestazioni, nonostante il sacrificio di un costo maggiore. Riguardo al meccanico, preferisco quello che emette una ricevuta.

Ho terminato da poco un corso di web designer, un interessante e completo corso di html5, CSS3 e altre cose, che consiglierei senza remore. E’ stato molto impegnativo per il tempo che gli ho dovuto dedicare, lo studio, la costanza. Ho imparato molto e ne sono felice.
Alla fine di questi sei mesi tuttavia mi è rimasto un po’ di amaro in bocca per alcuni aspetti umani, più che tecnici.

Riflessioni sulle variabili esterne

La parte non controllabile del corso, non certo dipendente dalla scuola di formazione, è stata la classe: i miei compagni non sono stati carini e coccolosi. Dovevano esserlo? No, non dovevano, ma avrebbero potuto, visto che io lo sono stata con loro.
Ho risposto alle loro richieste quando potevo e non sono stata ugualmente contraccambiata.
Prima dell’inizio lezione ho spesso condiviso i miei progressi o difficoltà, chiedendo consigli e suggerimenti e loro non l’hanno fatto con me. Avevo pensato che semplicemente non avevano avuto il tempo di fare esercizio a casa, ma pochi giorni fa mi sono accorta che c’erano dei loro lavori su alcuni siti online. Ho avuto insomma la sensazione che sentissero concorrenza tra noi e dimostravano un’insensata freddezza nei miei confronti, che di mestiere non farò mai la webdesigner.
Una delusione: avevo creduto per mesi che, crescendo loro, sarei cresciuta io e viceversa.  Immaginavo che a fine corso, avremmo potuto sentirci per brevi scambi di idee.

Certo, ho imparato molto e ho ancora tanto materiale da studiare nei prossimi mesi.

“Si è mai chiesto come siano i suoi insegnanti fuori dalla scuola?”

L’insegnante, adorabile per tutto il sapere che mi ha trasmesso, e con una forte personalità, mi ha fatto arrabbiare. Una parte di me gli è enormemente grata perché è grazie al suo lavoro che io oggi mi sento più ricca. Un’altra parte invece è infastidita, perché il suo atteggiamento da “non dobbiamo diventare amici” è stata la scusa per essere scortese, contrariamente a come dovrebbe essere invece un insegnante.

Un bravo docente, secondo me, deve essere dotato di pazienza, la quale non è assistenza a chi palesemente non è fatto per il livello di quella classe, ma disponibilità a rispondere a chi non ha compreso quello che è stato esposto. Un bravo insegnante potrebbe essere gentile. Se un alunno pone una domanda, gli si deve dare una risposta e in termini non approssimativi.

Invece il mio insegnante ha risposto male a diverse persone del corso, me compresa. L’ho trovato pessimo quando è accaduto agli altri e spiacevole quando è accaduto a me. Gli sono stata antipatica, ma da un insegnate mi posso aspettare preferenze tra i corsisti, non atteggiamenti scortesi.

Test finale

Voglio tornare quindi al concetto di cliente esigente, collegandolo all’amarezza dei compagni di corso distaccati e all’insegnante rude.
Sono giunta alla conclusione che è probabile che con un insegnante più amabile anche quel mucchietto di aspiranti web designer sarebbe potuto diventare un team.
Invece ha vinto “la secchia”, che per qualche tempo ho gentilmente accompagnato fino all’auto parcheggiata lontano e poi, siccome doveva far la dura nella notte, mi ha fatto capire che la stavo persino infastidendo scarrozzandola quei 500 mt e così, pure sotto la pioggia e senza ombrello, faceva la strada a piedi. (Puzzavo forse?) La stessa che quando le avevo scritto prima delle ferie estive per chiederle cortesemente la copia di una lezione, s’era dimenticata di rispondermi. Ha vinto il grafico, a cui ho scritto due volte e che, con la scusa di essere stordito, non mi ha risposto. Non ho ricevuto alcun grazie, avendogli segnalato un paio di volte delle ricerche di personale ad un’altra corsista.

Il cliente esigente, dalle aspettative scorrette, avrebbe gradito non imparare anche queste cose dal corso.

Film del mese: Detachment.

 

 

 

6 Comments

  1. quando si è in competizione, anche se non manifesta, capita quello che è capitato a te con i compagni di corso. L’insegnante? Per me ha fatto bene a fare il rude. Io sarei stato rude ma anche cortese – bello ossimoro – perché i rapporti insegnate e allieva devono essere corretti ma distaccati.

    • rO rO

      Rude o cortese? Mica vale così. I due atteggiamenti insieme potrebbero sembrare segno di schizofrenia.

  2. OK che tu e il tuo insegnante non dovete diventare amici, ma perché essere scortesi e rispondere male? Si possono mantenere rapporti professionali distaccati senza diventare rudi e maleducati.

  3. Bella la definizione di “cliente esigente”. Siamo in tanti così 🙂

  4. Il primo commento è: ‘ santa pace (o altra esclamazione), dateve ‘na regolata’: la seconda considerazione è che evindentemente, in quella situazioni tutti erano già proiettati al ‘dopo’ e già vedevano gli altri come potenziali ‘concorrenti’… forse c’entra anche l’età: non ho idea di quale fosse la media, ma ho l’impressione che tra under 30 prevalga il ‘cazzeggio’, mentre con età maggiori tutti vedano la situazione in funzione delle proprie necessità (corso = assunzione di capacità = maggiori prospettive di guadagno).
    L’insegnante allo stesso modo probabilmente vede il tutto come una ‘fonte di guadagno aggiuntiva’ con poco interesse per i rapporti interpersonali.
    Chiuderei considerando che forse da un corso che intende trasferire un sapere eminentemente ‘tecnico’ non ci si possono aspettare tutti ‘sti rapporti umani.
    Se vuoi ‘umanità’, tra il serio e il faceto e pers esperienza diretta, ti consiglio di provare con un corso di teatro… 😀

    • rO rO

      Sì, forse hai ragione. Potrebbe essere una questione di età, ma non solo. Rifletterò invece su quanto dici su corso tecnico e sui rapporti interpersonali. Non sono molto d’accordo ma ci ragionerò su. Non credo infatti che chi ha passioni tecniche sia per questo meno emotivo.

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