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Accoglienza aziendale nel 21esimo secolo

Nell’ultimo mese ho raggiunto nuovi livelli di consapevolezza.

Mentre stamattina mi trovavo in auto sull’apice della collina che si trova a metà strada tra casa e il lavoro, in quel punto in cui davanti ho le montagne innevate, sotto a destra e sinistra spacci aziendali e concessionarie e dietro una chiesetta in mezzo ad una rotonda, che ti chiedi perché dovevano far passare una strada proprio lì, ho realizzato che le mie opinioni sulle religioni e pertanto la Chiesa Cattolica sono mutate.

Da qualche settimana lavoro in un’azienda in cui ho contato, senza per questo essere sicura di essere giunta alla fine della lista, due crocefissi di argento e vetro, uno di legno, un’icona di Padre Pio (ca. 40cm x 40cm) e una di Sant’Antonio. Ho visto anche il quadretto di una madonna russa.
Ho inoltre scoperto che le donne che dividono il tavolo del pranzo con me sono o sono state catechiste e frequentano con assiduità la chiesa.

Ora, la mia amica bionda e riccia, di cui talvolta ho scritto su questo blog, è anche lei molto credente in Gesù, tuttavia non ho mai ritenuto le sue credenze invasive. Disegnarsi sul volto il segno della croce prima dei pasti non mi è mai stato imposto. Forse, molti anni fa, aveva provato a farmi ringraziare per il pane davanti ai suoi figli, ma avevo considerato la questiona logicamente sostenibile senza quindi provarne turbamento.

Quello invece che non riesco proprio a digerire facilmente è alzare gli occhi mentre vado in bagno e nel chiudere la porta scorgere un crocifisso. Così come quel Sant’Antonio sopra la timbratrice in fabbrica.

La religione non dovrebbe essere una questione intima e privata?

E io poi me lo vedo un cliente arabo che viene in visita in azienda. Vogliamo anche spiegargli che qui c’è gente che crede che esista qualcuno che per meriti ha avuto il dono delle stigmate?

4 Comments

  1. forse il cliente arabo lo vogliono fuori dalla porta.
    Tutta questa ostentazione mi sembra di cattivo gusto – opinione personale – anche se ognuno è libero di fare quello che vuole senza imporlo agli altri.
    O.T. ma non siamo nella Vandea bianca?

  2. Teoricamente la religione in quanto rapporto del singolo col ‘divino’ dovebbe essere un fatto privato; il punto è che le religioni vivono e prosperano proprio in quanto ‘fatti pubblici’, tant’è vero che ogni volta che nella storia si è pensato di ‘estirpare’ un credo religioso, la prima cosa che si è fatta a stata impedirne la pubblica manifestazione, riducendo i credenti in clandestinità.
    Da qui poi discende tutta una serie di problemi riguardanti la laicità dello Stato, dalla presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici, all’utilizzo del velo, all’apertura domenicale dei negozi.
    Una volta ho litigato con degli anziani parenti, sostenendo che in fondo il crocifisso con la scuola, dove si studia, c’entra poco (diverso in parte il caso degli ospedali) e la risposta è stata “Si è fatto sempre così”, il che conferma che non è solo una questione di credo religioso, ma di modi di vivere e tradizioni.
    Il tuo caso è particolare perché è un’azienda privata: io non so se crocifissi o immagini varie siano stati messi lì dalla proprietà, o posti da dipendenti credenti, chiedendo o meno il ‘permesso’; a occhio, non fanno male a nessuno, ma questo è un ragionamento che regge fino a un certo punto, perché appunto, con la scusa del ‘che male ti fa?’ si finisce per imporre dei simboli religiosi a chi magari ha un credo differente, o semplicemente è ateo o agnostico e quindi potrebbe pure non gradire.
    E’ una di quelle situazioni che appunto, sono trascurabili fino a quando qualcuno non ha da ridire. Il tuo appunto è questo caso: nessuno ha avuto da obbiettare, almeno finora, e quindi i simboli religiosi si sono moltiplicati. Teoricamente, dovresti ‘sondare il terreno’ per capire se c’è anche altra gente che la pensa come te, ma che finora è rimasta in silenzio ‘per quieto vivere’; nel caso, porre la questione e chiedere non tanto l’eliminazione di ogni simbolo religioso, ma che almeno ci si limiti.
    L’argomento Padre Pio lo lascio fuori, perché quello è un ‘fenomeno’ ancora più complesso, che travalica i confini del semplice credo religioso: ci sono tantissimi che affermano “non sono religioso, però a Padre Pio ci credo’…

    • rO rO

      Mi pare, da come scrivi, che la questione Padre Pio ti sia vicina. Chissà. Mamma?
      Comunque ho sondato il terreno e ho contato due catechiste e molti cattolici praticanti. Mi fa strano che non mi abbiano chiesto nulla durante i colloqui. Forse però era parte delle referenze date.

      • La moglie di uno dei miei più cari amici è di San Giovanni Rotondo; non che sia una ‘fervente devota’, ma per varie questioni la sua famiglia ha avuto a che fare anche coi risvolti ‘scientifici’ di tutta la faccenda… che anche a detta del mio amico (che è medico) sono decisamente inspiegabili. Io per conto mio sono abbastanza ‘agnostico’ sul tema, ma col tempo e osservando mi sono fatto l’impressione che la devozione per Padre Pio è per molti diversi diversa dall’essere ‘credenti’ in senso stretto (tant’è vero che la chiesa ‘ufficiale’, specie agli inizi, lo osteggiò esplicitamente).

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