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Il colloquio

Stamattina ho incontrato uno di quelli che contano dalle mie parti.
Da venti giorni aspettavo conferma dell’appuntamento richiesto. Normalmente non mi capita. In casi come questo ci si domanda se la segretaria ha in mano il potere di declassarti all’ultimo verme di interesse per il suo capo oppure se è il suo capo che t’ha già inquadrato come infimo e dà istruzioni alla suddetta.
Motivi per considerarmi inutile pare che non ce ne fossero.
Tuttavia ci separano due o tre scalini in ordine di importanza mediatica, decisionale e di budget amministrati, e qualche dubbio iniziale l’avevo avuto.

Divagazione a): «Dato un insieme di NN persone, qual è la probabilità che ogni membro di NN sia connesso a un altro membro attraverso k1k_1k2k_2k3k_3knk_n collegamenti ?»

Da due settimane pensavo alla situazione di questo colloquio.

Ho persino cercato informazioni su di lui in internet. Tanto lo faccio sempre e con tutti. Lo farei anche con la filippina che mi rifà il letto ogni martedì, se solo sapessi il suo cognome! Quindi ho guardato dei video in cui il tizio parla ad una platea di qualche migliaio di persone. E mi sono ritrovata a pensare che nel giro di un anno o due sono passata dai video dei discorsi del Subocomandante Marcos, ora Subcomandante Galeano, ai gruppi di Confindustria.
C’è qualcosa che non va ed è palese.

Mi sono chiesta che tipo era l’uomo che avrei incontrato e se era alla mano e gentile come tutti lo descrivono oppure semplicemente ammanicato con quelli che me lo raccontavano. Come avrebbe detto Hillary Clinton al suo avversario: io mi sono preparata e la stagione è stata propizia per uno dei miei completi business ed eleganti.
Il tubino infatti mi andava un pochino stretto.
Mi ero vagamente preparata anche il discorso, prima di arrivare al gran finale con lo scivolamento orizzontale sul tavolo di una busta contenente il mio curriculum: non ero arrivata a scrivere i punti su un post-it, ma poco mancava.

Quando sono arrivata, ero in anticipo.
Io sono sempre in anticipo, come avrebbe sottolineato mio padre al mio fidanzato durante il loro primo incontro.
Mi piace studiare il campo.
Mi piace non offendere gli altri sprecando il loro tempo, visto che anche il mio lo considero molto importante.
Per lo stesso motivo tuttavia non mi piace però arrivare troppo presto.
E comunque penso sempre al peggio e quindi studiare il campo significa controllare le vie di fuga o evitare le buche.

Divagazione b): una signora di Trieste su Rai Radio Tre, iniziando con l’immagine poetica della Barcolana, chiede quanti italiani senza laurea, sopra i quarant’anni, sono in grado di trovare lavoro all’estero. La signora dice che dopo tre anni senza un lavoro, non lo si trova neanche in nero e medita il suicidio.

Mi fanno accompagnare all’ultimo piano del palazzo. Mi lasciano in una saletta con i muri così bianchi che se non fosse che non c’è odore di vernice, sembrerebbe essere stata dipinta ieri.
C’è un tappeto alto e soffice a terra e un divano in morbida pelle nera.
E poi è arrivato il mio interlocutore.

Mi ha salutata con un “Buongiorno dottoressa!” e un sorriso e mi sono ricordata chi sono. Ho sorriso.
L’unico modo di cavarsela, anche secondo John Doe, è ricordarsi chi si è.

Mi sono complimentata per la splendida sede e lui, gentilemente, mi ha accompagnata in una veloce visita del piano, delle sale. Ha alzato le tende per farmi vedere il panorama su tutta la città e ogni cosa è andata come doveva andare, senza sbavature. E’ stata una di quelle circostanze in cui mi torna in mente che per secoli le donne erano educate nelle arti della conversazione, delle maniere gentili, della musica-pittura-ricamo, e che ancora oggi – nel mio mondo – trovo che abbiano senso.
Il colloquio nella saletta del settimo e ultimo piano, quello riservato alle occasioni speciali, quello della presidenza, con parquet e marmo e poltroncine in pelle color ocra è durato venticinque minuti.
E pensare che m’era presa un po’ di agitazione al piano terra nell’entrata.
Il cuore mi batteva in gola e iniziavo ad avere caldo.
E poi?
E poi niente.

Proprio niente.

colloqio 1

Soundtrack: Placebo – Special K

7 Comments

    • rO rO

      Significa che non ho più sentito né lui, né la sua segretaria, né c’è stata una replica. Niente.

  1. ben tornata, in primis. Venticinque minuti sono pochini per conoscere una persona. Sono troppi se la si conosce già.
    Il niente finale mi fa pendere la bilancia sulla prima ipotesi.

    • rO rO

      In realtà mi conosce abbastanza. Soprattutto conosce molto bene il lavoro che ho svolto negli ultimi anni. Chissà.

  2. Benritrovata!!! Sul colloquio, mah… non mi stupisce; forse, essendo una situazione di livello credo un filo più elevato rispetto ai comuni colloqui, ci si poteva aspettare almeno un riscontro, ma purtroppo così vanno le cose…

    • rO rO

      Ciao! Grazie per il bentornata. Scrivo poco, eh?

      • Ah, beh: ognuno scrive come può: non sempre si ha il tempo… anche io negli ultimi tempi scrivo un po’ più di rado… Però è bello ‘rileggersi’ ogni tanto… 🙂

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