Skip to content

Piano B

Chissà perché mi immagino che un piano B potrebbe essere un piano intermedio tra il piano 1 e il piano 2. I piani, nella mia testa, sono in numeri e non in lettere.

Negli ultimi tre giorni il caso e le circostanze mi hanno riproposto la questione di un piano B, di un’alternativa. Qualcuno potrebbe sostenere opportuno non perdere tempo nell’elaborazione del piano B per dedicarsi anima e core al piano A, in quando avere un piano B potrebbe essere la giustificazione perfetta per non avere successo nel piano A.

Illusi.
I piani, che siano A o B o C falliscono per questioni esterne al nostro controllo. Una società chiude perché i soci non ne ravvedono più lo scopo e un lavoro si perde perché circostanze umane interferiscono con la meritocrazia (di cui argomentai più volte).

Non intravedo alcun vantaggio invece ad avere un “piano ponte”: cioè fallisce il piano A e io nel frattempo trovo il modo di sopravvivere grazie alla NASPI per poi procedere con un altro piano A.

La mancanza di un piano B pone grandissime incertezze nel futuro.
Avere un piano B invece consente la via di fuga, l’opzione di riserva o come volete chiamarla. Ecco, è quella che vi salva la vita e vi permette di giocarvela riducendo al minimo la percentuale di rischio e per chi ha bisogno di certezze, il piano B è un must.

Oggi pomeriggio ho un colloquio di lavoro. Ne ho bisogno?

E’ andata che incautamente mi sono fatta scappare il fatto che il motivo del mio interesse per quell’azienda non era uno sviscerato amore per i suoi prodotti o per i suoi illuminati titolari poeti e artisti, (forse però per il suo senior product manager sì…) bensì la considerazione positiva di riservarmi un piano B.

Così l’intervistatrice al colloquio mi ha raccontato di Option B,  libro fresco di stampa di Sheryl Sandberg, la vice di Zuckerberg al 66esimo posto oggi tra le donne più influenti del mondo, in cui racconta di aver considerato per anni suo marito la sua grande spalla e fondamentale stimolo e che, morendo improvvisamente, l’aveva portata a considerare l’importanza di un piano B.
La Sandberg ne ha fatto anche un sito.
E’ un libro di motivazione personale, di quelli che al momento mi interessano quanto un dettaglio tecnico di sulle attività del colon retto.
La signora ne pareva entusiasta. Lo era sicuramente di meno di me e della mia risposta.
Eppure, vista la citazione, ne sono uscita chiedendomi se chi mi stava facendo un colloquio non avesse nel suo piano B l’idea di poter campare anche senza i soldi del suo datore di lavoro del momento.

Soundtrack (degenerazione completa, solo per il ritornello): Fabri Fibra – Pamplona ft. Thegiornalisti

2 Comments

  1. Il piano A è lo status quo che potrebbe modificarsi da un seconda all’altro. Ed ecco che avere il piano B può essere interessante. Ma procediamo con ordine.
    Se io avessi un posto e lo vedessi vacillare, allora è evidente che cercherei una via d’uscita prima che il castello mi frani sulla testa. Oppure ancora. Se i miei rapporti con chi mi sta sopra non sono propriamente idilliaci beh! un pensiero a scappare mi viene. Ma sono piani A o B? Non saprei. Un modo per mettermi in sicurezza, indipendentemente da quello che sarà il futuro. Poi sono scelte e basta.
    Ho fatto colloqui di lavoro senza sollecitazioni alcune e alla fine ho scelto se rimanere o andare.

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: