Skip to content

L’esplosione della bolla

Qualche giorno fa a pranzo mi trovavo nella confortevole Zirbelstube del ristorante Gourmet dell’Hotel Elephant. Servizio impeccabile, bagno in fondo alle scale a sinistra, boiserie dentro, pioggia fuori. Il menu era molto gustoso, di quelli che a votazione da trasmissione televisiva avrei premiato con un 8 pieno.
Giunti al dolce, cioè alle frittelle di mele con gelato alla vaniglia, un giovane commensale ha chiesto: “In quale scuola mi vedresti?“. La domanda non era diretta a me e io d’altronde non sarei stata in grado di rispondere puntualmente.
Ho però collegato la domanda e la bellezza di un futuro aperto alla mia recente e forse anche futura situazione lavorativa.
L’essere costretti, per decisione di altri, a modificare il proprio status quo può essere una grande tragedia, ma può rappresentare anche una bella opportunità. Ovviamente lo penso oggi perché un altro lavoro, dopo la chiusura della società per cui lavoravo, l’ho trovato. Anzi, ne ho trovati più di uno.  E se non fosse andata così probabilmente avrei tutt’altra idea.
Eppure l’eplosione della mia bolla (*) dopo il disaster recovery ha confermato che si può fare. Mi ero data dei tempi ovviamente entro i quali tutto sarebbe dovuto rientrare. Insomma, niente business continuity. E il test delle procedure e una validazione delle stesse non c’era stato.
Tutto sta (o almeno pareva nel mio caso) a prevedere che la bolla contenga tutta la strumentazione necessaria per ripartire. Senza dimenticare che quindi il Network. Ecco, anni e anni di formazione e pratica lavorativa a qualcosa dovevano portare, no?

Uscire dalla comfort zone

La parte entusiasmante sta nella possibilità, in mancanza di radici o appendici, di poter costruire e disegnare un nuovo scenario. In mancanza di un lavoro, mentre inviavo application form e curriculum vitae, ho avuto la sensazione di fare shopping tra i lavori. Ho provato la stessa sensazione dei primi giorni in un villaggio turistico in cui il ristorante propone moltissimi piatti nuovi e gustosi: provo tutto! Per poi scoprire che in fondo alcune cose mi hanno stufato da molto tempo, di altre non posso fare a meno e altre ancora iniziano a piacermi sempre di più.

In quale scuola mi vedresti? Quale lavoro mi vedresti svolgere?

Una domanda simile devo averla posta anche io qualche mese fa.
Qualcuno mi risposte che sarei stata bene nell’amministrazione pubblica, qualcun altro che avrei dovuto aprire una partita iva. Interessanti estremi e forse entrambi calzanti.
Nel dubbio, ho provato diverse strade e vorrei continuare così, avendo sicuramente scoperto, nella mia personale situazione di disaster recovery, che ci sono moltissime cose che mi interessano e che vorrei provare.

Al liceo io e la mia compagna di banco facemmo una lunghissima lista di pappabili professioni.
Ecco, le liste non piacciono a tutti, forse leggerle può annoiare, ma farle aiuta molto.

 

 

6 Comments

  1. Disaster recovery? Va molto d’attualità visto l’andamento dell’Italia. La business continuity? dipende dal punto di vista ma la sopravvivenza dev’essere garantita.

  2. nelle mie vite lavorative retribuite parallele io ho almeno cinque professioni diverse: 1. educatore e formatore teatrale, 2. guida alpina e istruttore di arrampicata, 3. istruttore di kayak, 4. sociologo/antropologo, 5. agricoltore.
    ce ne fosse una, dico una, di fronte al PC. a volte mi chiedo come mai nella vita lavorativa reale io faccia il bioinformatico.

    • Con qualche difficoltà d’accesso finalmente riesco a scriverti due cose a riguardo. Anzi, una: il tuo io reale mi intimorisce. C’è fun troppo di simile al mio capo.

    • rO rO

      Credevo di aver scritto qualcosina a seguito… nelle scrivanie vicino a me c’è qualche bioinformatico.

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: