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L’importanza delle lingue straniere

Lingue straniere: io non so parlare in dialetto.

A certi uomini piace avere affianco una donna energica, una che prende, fa, decide. Mi sono fatta l’idea che questa lei sia così. Anche io lo sono, eppure diversamente.
Su internet si può leggere un articolo in cui parla della sua esperienza di lavoro all’estero. Inizia il suo cv con:

Mi piacciono le sfide in ogni campo della mia vita; la mia mission è migliorare me stessa ogni giorno, imparare nuove cose interessanti attraverso il mio lavoro e dai nuovi incontri sociali“.

Il mio cv inizia con il mio ruolo al lavoro e basta. Su internet si possono leggere le cose che faccio, nessuna mia intervista, nessuna dichiarazione sulla mia vita, non ne ho mai rilasciate, se non come blogger. Se penso poi alla mia mission… no, non c’ho neanche mai pensato.

I got a car, I’ve got some gas
oh let’s get out of here
get out of here fast
everyone’s confused
so I stay in my room
if I go I don’t want
to go alone

 

La differenza tra me e lei sta come la corsa o tirar su pesi alla zumba. A me la zumba fa schifo, non ce la posso proprio fare, non mi piace quella musica, non ho voglia di agitarmi con altre donne. Le vedo quelle che arrivano al corso del lunedì sera. Mi passano davanti mentre di solito sto correndo o sono su un step. Camminano scalze, a gruppetti come le oche, pesando sui talloni, con i capelli tirati su alla meno peggio, persino con i guantini per tirare due finti colpi ai sacchi e non ce n’è una che sia fine. I miei guantini – regalati -, visto che non sollevo pesi come un uomo, sono ancora nell’apposito sacchetto dentro l’Eastpack con cui mi porto dietro scarpe di ricambio e asciugamano.

Ad ogni modo invece lei è fine. Non so se sia elegante, non la conosco, ma è magra, più di me. Ha i capelli corti come li portavo io alla sua età. Sì, ha l‘età giusta lei e, neanche a dirlo, è nata nel luogo giusto.

Io e alcini uomini abbiamo difficoltà linguistiche.
E’ palese.
Lui parla in dialetto quando può, ma io non ne sono capace.
Lui pensa in dialetto.
Io, nonostante la propensione per le lingue straniere, tutt’al più impreco in dialetto, che non è la stessa cosa. Imprecare in dialetto dovrebbe significare che in un posto ormai hai messo radici, che lo senti tuo e io ho ancora dei dubbi circa il mio appartenere a questo posto. In fondo questa gente mi sta antipatica: non gradisco quello che mangiano.

I hope you get this message
or you’re not home
I could be there in  
10 minutes or so
I got my things 
we’ll make it up as we go along 
with you I could never be alone

Lui in una foto ha un braccio attorno alle spalle di lei e lei gli tiene ben stretta la mano penzolante. In un’altra foto di gruppo lei, sorridente, fa una V di vittoria con le dita.

Le uniche due foto che ricordo in cui faccio una V con le dita sono ad un concerto dei Pearl Jam e la V la mettevo sulla mia testa imitando un coniglietto e accanto a mia cugina che si stava per sposare: in entrambi i casi ero veramente Felice.

 

 

One Comment

  1. Capito solo alla fine che dissertavi su un triangolo (e non sei né Eulero né Pitagora) 🙂

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