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Jack e Isabella

Sconosciuto per anni e autodidatta.
Jack Vettriano è emerso da un oscuro passato di apprendista minatore nella scozzese Fife, diventando autore di quadri contesi dalle celebrità di tutto il mondo. Ha tenuto mostre personali di grande successo a Edimburgo, Londra, Hong Kong e New York ed è stato insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico nel 2004.
Dipinge l’universo femminile, l’amore in tutte le sue manifestazioni: donne che si preparano ad un convegno amoroso, colte nell’abbandono di un abbraccio o sofferenti per amore, dalle spiagge assolate alla penombra della camera da letto. Le sue donne sono mature, affascinanti, seducenti. Jack è uno che ascolta Leonard Cohen – Ain’t no cure for love, canzone di cui non sono riuscita ascoltare più di quanta secondi.

Molti quadri di Jack Vettriano propongono scene di ballo, ombrellini sorretti da un uomo per riparare dal sole una signora. Dancer in Emerald o The Singing Butler sono tra i suoi dipinti più famosi, venduti a centinaia di migliaia di euro, e a me ricordano una scena che ho visto a Sharm El Sheik qualche anno fa, in cui una stupida donna vestita a righe passeggiava serenamente sulla barriera corallina, facendo ondeggiare il suo ombrellino bianco. La serie che tuttavia preferisco non vede delle donne protagoniste ma il bianco e blu di Blubird, nel deserto di sale, di cui ho abbozzato una riproduzione al momento incompiuta.

 

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La prima apparizione di Isabella Rossellini suscitò vasto brusio: erano idealmente presenti a quell’avvenimento genio e bellezza, il cinema europeo d’autore, il cinema hollywoodiano. Ingrid Bergman, Roberto Rossellini, David Lynch, Martin Scorsese, Richard Avedon. Isabella ha chiamato la figlia Elettra, un nome complesso, opposto a quello di Edipo: il complesso di Elettra è l’esagerato amore per il padre collegato all’odio per la madre. La tradizione vuole che i figli abbiano i nomi dei loro nonni, specialmente se sono morti, e Isabella pensa che la memoria sia la sola cosa che resta dopo la morte. Così l’altro suo figlio si chiama Roberto Robin, perché Robin veniva chiamato il padre in casa, quell’uomo che in famiglia era una chioccia, una madre più che un padre, così come il mio. Robin però è anche un pettirosso, in inglese.
Isabella, eccellente nella vaiselle (termine unico per due parole “lavare i piatti”) pensa che lo stile venga da sua madre, ma non dalla sua eleganza classica più celebrata, bensì dalla sua originalità, manifestazione di una mente indipendente.

Quando la Lancome decise di interrompere la linea di cosmetici della linea Trésor da poco lanciata, lei non capì immediatamente cosa fosse successo e ne fu molto dispiaciuta: l’amico filosofo, ex ingegnere, Luciano De Crescenzo, le spiego la questione con la seconda legge della termodinamica, con l’entropia (dal greco antico ἐν en, “dentro”, e τροπή tropé, “trasformazione“).
Eppure la collaborazione con Isabella Rossellini poi durò sedici anni e anche quel dente scheggiato fu colto come parte della bellezza del suo sorriso.

Citazioni da:
Jack Vettriano “Women in love”.

Isabella Rossellini “Qualcosa di me”.

Soundtrack: Johnny and Mary – Robert Palmer

6 Comments

  1. Vettriano me lo ha fatto conoscere mia moglie, ci sono sue immagini bellissime – e di Isabella Rossellini, sono un pochino innamorata, e anche lei

    • rO rO

      Non saprei. Anni fa mi era capitato più volte che mi dicessero che assomigliavo ad Isabella. Finora nessuno mi ha ancora detto che assomiglio a Jack

    • rO rO

      Be’, non solo ombrellini 😉

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