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Merchants of Venice

Non so davvero perché sono tanto triste. E questa tristezza mi stanca, e voi stessi dite d’esserne stanchi. Ma ho ancora da sapere dove l’ho presa, dove me la son trovata, come me la son guadagnata, di che diavolo è fatta, da dove è spuntata. Ed essa mi stordisce così che stento a riconoscere me stesso.

Giravo tra la Sicilia e le Marche quando in fondo ad un corridoio pugliese ho intravisto la necessità di svoltare a sinistra. Piede fermo, giro di 90 gradi. La Valle degli Ex. Non tanti, ma in numero sufficiente.

Possiamo chiudere con il passato, ma il passato non chiude con noi.

Frequento gli stessi padiglioni da molti anni. Succede che sono a Shanghai e trovo la stessa gente che ho visto l’anno prima a Bordeaux e una settimana prima a Tokyo.
Un sessantenne bianco con gli occhiali in punta di naso ieri mi si è avvicinato facendomi notare che è stato distratto costantemente tutto il giorno dallo spacco della mia gonna nera a ginocchio. Immancabile e inopportuno, lui. Vestita con i pantaloni nei giorni seguenti, io.
Prendendo la metro alle stesse ore siamo tutti pigiati, e respiro il solito posto che non è su nessuna cartina: un portoghese, un tedesco, un gruppo di spagnoli, italiani. Per chi come me ama il ripetersi dei riti il rivedere le stesse facce ha qualcosa di rassicurante e divertente.

Io considero il mondo per quello che è: un palcoscenico dove ognuno deve recitare la sua parte. (Antonio: atto I, scena I)

Sedevo su questo stesso sgabello di plastica lucida bianca quando ho sentito un “Ciao!”. Era Fede. Bello in tutta la sua fresca giovinezza e completo blu, camicia bianca, cravatta blu. Dieci minuti, un salto da una nostra amica comune conosciuta in Cina, un concerto in programma, ti passo a prendere in moto, la fidanzata nuova, foto del cagnetto, si, e non mi scassa il cazzo perché lavoro, ho il volo tra un’ora e mezza, ma facciamo una cena allora?, dai vieni fuori a fumare una sigaretta con me, ho qualche problema con tuo zio che mi ha bloccata su Facebook, l’hai stalkizzato??, ma no, ma ti pare? baci, vado. L’incontro più piacevole di questa trasferta.
Poi passa l’uomo immagine di Zonin (n.d.r. Zonin junior) a venti metri davanti a me e lo vedo alzare lo sguardo sulla grafica enorme che ho sulla testa, gli leggo il labiale “… e che cazzo!“. Fa retro front e torna sui suoi passi. Wine not?
Poco fa ho fatto due parole con Luigi, conosciuto alla cena privè di qualche sera fa. L’avrei chiamato Sergio, ma tutti lo chiamano Gigi. Quarantotto anni, ben portati, sales manager di una bella azienda. Mi ha baciato sulle guance come se fossimo stati amici da tantissimo tempo. Ma era così basso? A tavola sedevamo ai lati opposti. Un bicchiere di birra dopo l’altra con Christian e Jessica che ridevano parecchio. Luigi, tre figli grandi e sguardi silenziosi di “vorrei ma non posso”. Jessica, trentanove anni, un divorzio e un figlio alto già dotato di patente di guida. Io e lei in una foto con Bruno Vespa. Mi mancava.
Sempre le solite frasi di circostanza per perdere un po’ di tempo che scorre lento. Due sorrisi e già lo capisci il pensiero. Siamo qui per vendere, vendere e comprare, scambiarci qualcosa.
Se mi ripenso quindici anni fa a Parigi mi faccio tenerezza.
Tra poco parte il mio volo. Sarò a casa tardi. Domani non lavoro.
Un volo full booked, con la crema degli imprenditori della mia zona. Le hostess scortesi, “Da bere?“, i trolley infilati nelle cappelliere sopra la mia giacca, i telefonini accesi nonostante gli avvisi, il microfono altissimo nelle orecchie con traduzione in tre lingue, il Corriere che scrive dell’ennesimo scandalo di favori italiani a Firenze, l’urgenza di correre fuori dall’abitacolo come se in coda ci fosse un incendio e sbuffi e proteste, il giubileo e la grazia. 

Il carattere della compassione è di non essere costretta; essa scende come una dolce pioggia dal cielo ed è due volte benedetta; benedice colui che la concede e quegli su cui si spande; è la più gran potenza dei maggiori potenti e si addice al monarca regnante meglio della sua corona. (Porzia: atto IV, scena I; traduzione di Carlo Rusconi, p. 102)

Casa. Ci vorrebbe una passeggiata lungo il fiume.

 Soundtrack: Frank Sinatra – That’s Life 

 

 

20 Comments

  1. Non hai molto tempo per annoiarti a quanto vedo… Ciao Ro!

    • rO rO

      Ciao!

  2. L’espressione “foto del cagnetto” fa venire l’orticaria già solo a leggerla. Figuriamoci a vederla…

    • rO rO

      Direi di no. E’ stato molto gentile, mi ha chiesto di cosa mi occupavo e ha stretto bene la mano intorno alla mia vita mentre ci scattavano una foto. Certo è che è vecchio. Arrugnato…

    • rO rO

      Chi? Vespa? 😉

        • rO rO

          ma tu l’hai mai visto Vespa da vicino? 😛

  3. È stato Bello leggerti, scrivi veramente molto bene.
    Grazie alla prossima

    • rO rO

      Grazie

  4. Ogni volta che ti leggo non posso fare a meno che pensare alla distanza siderale che separa le nostre esistenze… Io non mi ricordo manco più quando ho preso un aereo l’ultima volta…. (il treno, a occhio e croce dieci anni fa e passa, quando andai a Milano per partecipare al quiz di Scotti)…

    • rO rO

      Urca! Che scoop!! Devi assolutamente raccontarmi qualcosa a riguardo. Cosa ti chiese? E soprattutto, ti sei arricchito? 🙂

      • No. Per la cronaca, era “Passaparola”…. Comunque fu divertente, anche se ho rosicato un bel po’…. poteva andare meglio… 🙂

  5. Ecco io li odio quelli che hanno il cell acceso nonostante l’annuncio. .____.

    • rO rO

      Ma poi sapessi che urgenze comunicative!

  6. Fra Fra

    Alla fine del post ho sentito pure io l’urgenza di correre fuori dall’aereo, lo ammetto.

    • rO rO

      :))

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