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Il potere di non andare da nessuna parte

L’anno scorso e l’anno prima ho viaggiato molto per lavoro e prima ancora ero animata da un grande desiderio di scoperta e di avventura. Ultimamente m’è passata la voglia.

Due giorni fa ho incontrato Claudio (*nome di fantasia, ma ispirato), un tipo che lavora per Expo. Non scendo nel dettaglio di chi era o cosa fa, però tutte quelle finestre popup colorate e saltellanti che comparivano sul suo browser mi fanno pensare che sia uno che tira tardi la sera un ufficio.
Dopo aver vagato tra i palazzi in cerca del civico corretto, ma c’era il sole, e aver capito dal guardiano che si entrava solo attraverso il garage, sono salita al suo ufficio al quarto piano.
Erano le 9.15 e alle 9.30 iniziava un’altra riunione a cui sarei andata e in cui avrei conosciuto uno strano imprenditore quarantacinquenne che, in maniera insolita per il luogo e i ruoli, mi avrebbe lasciato ben due suoi biglietti da visita e numerosi sguardi ammiccanti e compiacenti.
Avevo le idee chiare su quello che mi serviva, su cosa avrei proposto a Claudio e come avrebbe accettato. Mi sono seduta alle 9.16 e alle 9.27 lui mi stava accompagnando in direzione dell’ascensore.
All’altezza della porta a vetri, vicino ad un vistoso crocifisso in legno, di cui ho chiesto ragione, stando un po’ inclinato in avanti, Claudio mi fa: “L’incontro più veloce e proficuo di… Anche io sono come lei, veloce, essenziale!”.

Ecco, io lo non vorrei: veloce no, essenziale sì. Mai contenta?
Gli ho risposto che non sono sempre veloce, che è stato perché avevo un’altra riunione dopo. Mi sono sentita persino scortese per essere stata tanto rapida, benché lui mi stesse apprezzando e mi stesse facendo un complimento. Mi voleva persino omaggiare dell’orchidea che la sua collega teneva sul tavolo.
Quello che mi ha ricordato è che io, tra me e me, sento che non va bene. Non va bene arrivare da una persona e non chiedergli prima come sta, interessarsi a lui.
C’è un filmetto, una commediola, che mi piace molto in alcuni passaggi: Kamal è divertente, saggio, e ricorda al belloccio Luca che prima deve chiedergli come sta e poi tutto il resto.

Ora, l’essere lenti è effettivamente lontano da me: non ho sopportato risposte arrivate dopo quattro giorni quando potevano arrivare in giornata. Trovo che, accertata l’intelligenza, un certo ritardo trasformi la lentezza in menefreghismo e maleducazione.

Eppure apprezzo chi riesce ad andar con calma, a stare un po’ più fermo dell’abituale correre. Qualcosa del tipo “sentire il proprio battito”, che, come nel buddismo, diventa eliminare la confusione mentale, ben lontano dall’arrivare a sera con la nausea quando scendi le scale dell’ufficio.

Evitare l’aspetto caotico della mente e ricordarsi a cosa serve la propria vita.

27 Comments

  1. La velocità non sempre paga. C’è il momento in cui si deve andare veloci, altrimenti è un perdere tempo inutilmente. Ci sono gli attimi che impongono di andare lenti, perché la velocità è cattiva consigliera. Così anche la rapidità mentale può presentare aspetti positivi ma anche negativi.

    • Si ma se non ho capito male è a Milano. Anche io ci abito da un po’. La velocità a Milano è uno standard cui devi adeguarti pena esclusione sociale. E’ un ritmo innaturale che, giocoforza, non ti permette di andare in profondità nelle cose.
      Quando troverò qualcuno che riesce a coniugare i due aspetti, diventerà il mio personale guru.

      • Credo che sia un problema di caratteristiche personali. A milano ci ho abitato ma non ho mai corso, salvo che per necessità personali. E’ un falso mito quello del sociale. Si può vivere anche senza o partecipando distrattamente. Esattamente come non essere su Facebook o non avere un Iphone 6S o il tablet, ecc. oppure essere sempre connessi. Non ho nulla di tutto questo ma mi relaziono con quella parte di sociale che ragiona come me. Una filosofia di vita che seguo da sempre. Se per caso lo dovessi fare, lo farò alle mie condizioni.

        • Certo,
          su questo ti do perfettamente ragione.
          Quando parlo di esclusione sociale ti parlo di un meccanismo ed una città che ti porta ad avere ritmi innaturali che tu lo voglia o no. Io lavoro in una Coop sociale ma il discorso non cambia, anzi.
          Un’azienda come le altre a tutti gli effetti.
          Nel privato il discorso è diverso e ognuno mette in atto strategie e insegue valori ed ideali personali.
          Buona giornata!

          • Ho capito quello che vuoi dire.
            Buona giornata anche a te

    • rO rO

      Nel video in calce c’è una risposta.

    • rO rO

      grazie! ah ah ah non l’avevo mai visto! Guzzanti mi piace un sacco.

    • rO rO

      Dici che faccio parte della gente che vuol parlare, vuol capire? 😀
      … famose due risate? :))

      • Svolta radicale: da viaggiatrice in lungo e largo a… feeeerma… tanto prima o poi…. 🙂

        • rO rO

          … zaach! Karate Kid! 🙂
          E’ un po’ come per i tatuaggi al momento: deve valerne la pena. E con questo non intendo dire che “pena” nel senso che medito un giro a Milano lo stesso giorno in cui l’ISIS visiterà l’Expo…

          • Tranquilli, è troppo a nord… a quelli – purtroppo – interessa arrivare a Roma; l’unica speranza è che restino imbottigliati sul Raccordo… 🙂

            • rO rO

              Faccio parte del 72% degli italiani che ha una certa paura. #Fair&fear
              Per fortuna che vivo in provincia.

              • Io sono pauroso / rassegnato, nel senso che purtroppo vedendo come sta venendo affrontata la cosa, credo sia abbastanza probabile un ‘botto’ qui da noi (se vuoi e hai tempo, ho scritto un paio di post a riguardo); da romano, poi, le inquietudini aumentano…

  2. io ho bisogno del caos, della fretta, dell’ansia. rendo meglio.

    • rO rO

      Mi pare di vederti! :))

  3. Scusa uso questo spazio per dire a Fa che avrei voluto non disabilitasse i commenti.

    • Fa Fa

      Ciao MM. Piacere di risentirti.
      Per chiarezza, “Abbracci” era una mia vecchia bozza.
      Non ho scelto io di pubblicarla ora e non ho scelto io di disabilitare i commenti.
      In effetti, non ho proprio fatto nulla.
      Salvo il provare piacere nel vedere che qualcuno ha apprezzato il post che io, mesi fa, avevo giudicato non sufficientemente riuscito per essere pubblicato.
      Un abbraccio, a proposito. 🙂

  4. ctrlshit ctrlshit

    tengo la lentezza per il week end e per quando sono davvero troppo sovraccarica, tutto il resto è lavoro 🙁

    • rO rO

      🙁

  5. Cristopher toph Caietti Cristopher toph Caietti

    E’ una bella domanda quella.
    Io ho pensato il mio viaggio in Toscana proprio per ritrovare un po’ di lentezza. In un certo senso ritrovare le mie radici. Ci sono riuscito abbastanza.
    A volte capita di non aver tempo, soprattutto nel lavoro. Io, come molti di quelli che hanno già scritto, rallento nei miei giorni liberi.
    A volte mi piace parlare con le persone, anche se non le conosco.

    • rO rO

      Continua la mia ricerca di un vestito azzurro. Volevo dirtelo. Mi vieni in mente quindi molto più spesso di quanto sia immaginabile.

      • Cristopher toph Caietti Cristopher toph Caietti

        Ah ecco chi mi pensa, sei tu! Grazie rO!
        Spero che tu possa trovare il tuo vestito azzurro.
        Tu sei una dispensatrice d’infinito.

        • rO rO

          :))

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