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Giorni in Birmania

Il penultimo libro che mi hanno consigliato di leggere non l’ho finito.

Non sopporto non finire i libri, perchè ho sempre la sensazione di aver fallito: una parte di me si dice che per la piena comprensione di qualcosa bisogna che io ascolti, che legga e poi mi esprima, tuttavia l’altra parte di me si dice che il mio tempo è prezioso e non ha veramente senso che lo impieghi in qualcosa che non mi piace o non mi fa star bene.

Mille Anni di Preghiere di Yiyun Li

Mille Anni di Preghiere di Yiyun Li è un libro di racconti su persone cinesi che hanno vissuto in Cina o sono emigrate. Sono brevi storie di personaggi diversi con il loro modo di relazionarsi con la propria famiglia o la società. In diversi contesti l’autrice descrive il loro approccio alla vita.
Chi me l’ha consigliato l’aveva trovato un libro molto bello e aveva avuto un pensiero carino nei miei confronti. Io però purtroppo l’ho sentito un libro orribile. L’ho letto quasi tutto. Ho saltato due racconti, a tre quarti.  Iniziare a leggerlo mi incuriosiva, mi aveva fatto molto piacere che qualcuno avesse pensato a me.
Il formato del libro è bello, piccolino, la consistenza piacevole, eppure quei racconti non fanno per me e ho provato una sensazione molto spiacevole, pagina dopo pagina, e ciò perché tutte le storie erano crude, disincantate, amare, secondo me prive di amore.
Cose del genere io non solo non voglio leggerle, ma anche non desidero che riempiano i miei pensieri. Mi porto dentro quello che leggo molto più di altre esperienze e aver passato tanto tempo a leggere questi racconti (sono stati sul mio comodino per molti giorni) è stata una brutta esperienza.
– Così tanto fastidio per cento pagine? Potevi non leggerlo e basta.
No, non potevo, perché qualcuno me l’aveva consigliato e con passione.

Poi venerdì ho realizzato che ero rimasta a corto di letture. Continuo a gradire il fatto di leggere dei libri che sono piaciuti a persone che a me piacciono.
– Hai un libro da consigliarmi?
Giorni in Birmania di Orwell. Ma mi sa che lo devi ordinare.

 

Giorni in Birmania di George Orwell

Sabato mattina ero in libreria davanti ad una signorina uguale ad Abby Sciuto, ero già pronta a rigirare i tacchi senza quello che cercavo, quando invece, con mia grande sorpresa, lei aveva trovato un’ultima copia del libro.
Sabato notte sono rientrata alle due e ho iniziato a leggerlo. Lo sto divorando. Leggerò questo libro in men che non si dica, sempre se non deciderò di trattenermi per gustarmelo più a lungo. Di Orwell avevo dei preconcetti legati a non so quali letture di scuola e un’idea stravolta dei suoi scritti e della sua vita.
Invece mi sto ritrovando per le mani un testo che è così vicino ai miei sentimenti da farmi sorridere perché è come se m’avessero consigliato esattamente il piatto di pasta che amo, con quella precisa cottura, con quel pomodoro e in quelle quantità e calore e sale e basilico.
Non lo so se l’ha fatto a posta, ma suppongo di no: sai quanto poteva importargli impressionarmi.
Lui l’avrà capito come sono fatta, che lo sento tutti i giorni il conflitto di un lavoro che ha come motto, nella testa degli amministratori, la conquista nuovi mercati e che ogni volta che sento qualcuno lamentarsi del PIL che non aumenta mi si infuoca lo stomaco? Lo capirà quanto siamo simili? La cosa per me è talmente evidente che penso di non parlargliene affatto.

“… noi non civilizziamo: contagiamo la popolazione con tutte le nostre porcherie. A che condurrà questo fervore nel progresso moderno, come lei lo chiama? Solo alla porcheria dei grammofoni e delle bombette. A volte penso che tra due secoli tutto questo….” e col piede indicò l’orizzonte “tutto questo sarà scomparso, foreste, villaggi, monasteri, pagode, tutto sparito. E ci saranno invece villette color rosa ogni cinquanta metri, su tutte le colline fin dove giungerà lo sguardo. Una volta dopo l’altra, e tutti i grammofoni che suoneranno la medesima canzonetta. E tutte le foreste rase al suolo, macerate in pasta di legno per il “News of the World”, o segate in cassette per i grammofoni. Ma gli alberi si vendicano, come dice il vecchio amico dell’Anitra selvaggia… Lei ha letto Ibsen naturalmente?

Ah, il libro narra di Flory, inglese in Birmania a inizio secolo, che mal sopporta lo sfruttamento dei locali e l’atteggiamento superiore dei suoi compatrioti. Codardo, non si scontra però con loro per difendere le sue idee: non vuole conflitti. Si ubriaca, ha un’amante, fa caldo, caldissimo, da avere sempre i vestiti appiccicati addosso e ha una voglia blu sul viso, come una grande mezza luna. Pare (perchè non l’ho ancora letto) che si innamorerà nel corso della storia, o forse no.

Quello che inoltre è palese come il trucco di un prestigiatore alle prime armi, è che succede di tutto: nella storia narrata da Orwell in Giorni in Birmania c’è un continuo verificarsi di fatti che possono far volgere il finale in un modo o nell’altro, come talvolta nella vita.

Soundtrack: Carmen Consoli – L’eccezione 

Post scriptum del 3 febbraio: Giorni in Birmania l’ho letto da sabato a sabato e ora sono di nuovo senza letture e indecisa se comprare Bastogne di Enrico Brizzi o qualcos’altro in maggiore sintonia con i miei de-sideri di questi giorni.
Post sciptum del 3 febbraio ma dopo: forse potrei leggere qualcosa di Palahniuk.

30 Comments

  1. Conosco bene Burmese days…È un bel libro.
    Orwell da giovane era nella Polizia imperiale britannica (nella duplice veste sgradita di poliziotto e coloniale). Se non ricordo male faceva anche uso massiccio di oppio.

    Ottima lettura.

  2. P.S. A mio modesto avviso, se un libro è oltre la metà e ancora non piace, vale la pena lasciarlo stare. Il tempo è già poco.

    • rO rO

      Ne hai abbandonati molti in percentuale su quelli iniziati?

      • Pochissimi. E solo negli ultimi anni…

      • Negli ultimi anni, specialmente da quando ho iniziato il dottorato, dovere e piacere si sono intrecciati spesso. Proprio per questo, quando mi è capitato di beccare un granchio, non ho avuto molte remore a rimettere un libro nel mucchio…
        [In sintesi: se non si tratta di un saggio necessario alla ricerca perché devo leggerlo anche se fa cagare?]

        • rO rO

          Ho capito. In che cosa è il dottorato?

          • Storia contemporanea. [Per dirla in generale]

            • rO rO

              Che donna fortunata che sono!

                • rO rO

                  Che questo blog abbia tali interessanti visite!

                • Ma va! Grazie a te per i post!

  3. Spero sia scritto meglio di 1984, che ha una storia bellissima ma è rovinato da un periodare spaventoso

    • rO rO

      Per ora tutto bene.

  4. Ciao,
    mi chiamo Michele e seguo il tuo blog da un po’…
    Ti capisco: anche io ero così. Poi, ultimamente, ho cominciato a leggere tanto e non ho più tempo da perdere con scritti che non mi piacciano: ho cassato senza pietà un sacco di libri famosissimi (specialmente americani) è invece ho finito romanzi russi in quantità.
    Il nostro tempo è sempre così poco: perché sprecarlo? 🙂

    • rO rO

      Ciao 🙂

  5. Concordo con te sui libri abbandonati. Sono pochi, perché per me la sfida è finirli. 100 o 1000 pagine non fa differenza.
    Per quanto riguarda quel libro Orwell mi incuriosisce. Chissà se passerò in libreria a comprarlo.
    Di Orwell ne ricordo due La fattoria degli animali e 1984. Non ricordo d’averli letti ma forse mi mi incuriosivano.

  6. Ian Saiin Ian Saiin

    Merito dell’educazione, almeno per quanto riguarda me.
    Sono stato educato alla lettura da mia madre, figlia di contadini che si inventò questa passione da non so dove. (So che da piccola entravano in casa sua più capre o galline che libri. E anche per questo non smetterò mai di ringraziarla.)
    Comunque. Il suo primo comandamento era “I libri che si iniziano si portano a termine.” Punto.
    Da cui seguiva: se non finisci un libro è o perché sei pigro o perché non ti impegni abbastanza.
    Ecco insomma dove va a scavare il gufetto che ho sulla spalla ogni qualvolta faccio finta di mettere da parte un libro che non mi piace.

    • rO rO

      Perché leggi poco? Alla tua domanda invece ho difficoltà a rispondere. Ogni tanto cambio genere.

      • Leggo poco perché ho scarsa autodisciplina e faccio solo quello che mi piace fare di più

  7. La cosa che più mi ha colpito del post, è la citazione di Abby Sciuto… non so perché, ma non ti facevo un tipo da NCIS… 😀

    • rO rO

      E invece mi piace 🙂 ma ultimamente mi sta annoiando. Probabilmente perché ne ho viste troppe puntate e sono stufa delle repliche.

  8. Cara Ro, di Orwell hai letto, per caso, “Homage to Catalunya”? Io l’ho letto in lingua originale ed adorato come pure Animals Farm.

    • rO rO

      Ciao, no, non l’ho letto. Questo è il primo libro di Orwell che leggo.

  9. Orwell come scrittore è una sfida. Quando ne incontro una l’accetto ma un po’ mi incazzo perchè credo che scrivere debba essere una necessità. un modo di esprimere civiltà e conoscenza, se diventa un gioco snobistico e artificioso contravviene a se stessa. La rete è strapiena di contravventori.
    Se il libro che per sfortuna ho tra le mani appartiene a quel genere lo leggo in fretta ( offesa gravissima) e poi lo poso. Per sempre? Spesso-
    Ho letto in presentazione che questo è un blog scritto a più mani, non si direbbe: com’è che rispondi sempre tu? Portavoce ufficiale o unica vera padrona di casa? Ciao

    • rO rO

      Dai, rigira il dito nella piaga: ci scrivevamo in diverse persone su questo blog. E’ finita che non gliene importava più, tant’è che pure la testata è cambiata e sono spariti i loro profili mano a mano. Vuoi scrivere a Bachelorette? Puoi farlo.

      • Ma figurati, chi se ne frega scusa: scrivo e leggo qui e rispondi tu. Semplice e lineare…non immaginavo di essere un dito dentro la piaga. Medichiamo?

  10. Cristopher toph Caietti Cristopher toph Caietti

    Come accade molto spesso quando leggo quel che scrivi mi ci ritrovo molto. Dopo letture difficili e appassionanti e a volte singhiozzanti ho “scoperto” uno scrittore Argentino che è diventato un amico e di cui sicuramente leggerò l’opera poetica in Spagnolo.
    Questo scrittore è Julio Cortázar.

    • rO rO

      Mi informerò:)

      • Cristopher toph Caietti Cristopher toph Caietti

        Se posso esserti d’aiuto, volentierissimo.

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