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If you want to be happy, be

If you want to be happy, be ( Tolstoy, pare. ).

Seconda o terza liceo, il professore di filosofia ha regalato a tutti noi, a ciascuno di noi, la “Lettera sulla Felicità” di Epicuro, edizione da 1000 lire, copertina rosa quasi fucsia.
Che il professore di filosofia fosse stato un po’ strano l’ho capito solo vent’anni dopo, quando ad una cena rimpatriata mi ero accorta ( ma l’ho dovuto chiedere per conferma ) che era proprio gay: maglioncino verde mela, occhio azzurro fastidio, statura sotto la media, anche un uomo piacente. Soprattutto mi fu quindi chiarito perché nonostante lo dessimo in molti come pretendente della professoressa di greco, con lei non s’era mai concretizzato nulla. In definitiva non era per le gonne plissettate e sotto il ginocchio di lei.

( Tolstoy: Se vuoi essere felice, sii felice. )

Sta di fatto che ci ha omaggiato del libercolo, che io ancora conservo. E il testo mi fa pensare all’austerity.

Premessa. Come scrive Epicuro “Non potremmo ricercare ciò che è oggetto della nostra ricerca se prima non ne avessimo avuto conoscenza“. Di pressapochismo, s’è detto oggi con Fa e Vale, ne abbiamo le palle piene.

Direi di sorvolare in questa sede la questione di dio e della morte e pensare alla parte centrale dello scritto. Quanto mi pare interessante sono i seguenti punti:
1. Il bene è facile a procurarsi.
Piccole cose, gente: un buon pasto, una doccia calda d’inverno, dormire bene la notte, leggere un bel romanzo etc.
2. È facile sopportare il male.
Per dirla con le parole di Linus: nessun problema è tanto grosso o complicato che non gli si possa scappar via.

Epicuro, nei suoi scritti, analizza i desideri e di conseguenza i piaceri e le sensazioni che ne derivano.

In sintesi il vecchio nella Lettera sulla Felicità afferma che:
– i sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l’acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca;
– non è bene farsi travolgere dalla ricerca di piaceri non necessari;
– principio e bene supremo è l’intelligenza delle cose, perciò tale genere di intelligenza è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù.

Non so. E’ così? Io avrei detto solo che bisogna essere semplici nelle cose. Accontentarsi no, perché le briciole son per i criceti, è noto.

Testo/ audio: Lettera sulla Felicità
Soundtrack: Simple Plan – Summer Paradise

21 Comments

  1. jolienight jolienight

    Concordo sull’essere semplici nelle cose, nel non accontentarsi solo in parte. E’ giusto pretendere sempre di più e cercare sempre di migliorare ma non bisogna nemmeno esagerare… si rischia di non essere mai soddisfatti. Insomma la verità sta nel mezzo, per usare una frase fatta. 😛
    Almeno questo è il mio pensiero… 🙂

  2. Daniele Daniele

    Io credo che Epicuro sia molto moderno e abbia ragione da vendere quando sostiene di non ricercare piaceri non necessari.
    Che secondo me non vuol dire accontentarsi, ma semplicemente capire sé stessi: quello che si desidera DAVVERO. Anche questo fa parte della ricerca della semplicità.
    Accontentarsi vorrebbe dire rinunciare al desiderio A retrocedendo a quello “minore” B, che è una cosa molto diversa.
    Sperando di essere riuscito a scrivere qualcosa di comprensibile, cosa della quale non sono certo. 😉

  3. italianamentescoretta italianamentescoretta

    Buona sera,
    ho scritto un post sull’argomento.
    Credo che dovremmo iniziare, davvero, a guardarci intorno, tutti i giorni, per cercare (notare) i piccoli gesti semplici e sinceri…
    che sono lì, bellissimi…
    che sono lì, ma non li vediamo
    che sono lì, ma non li vogliamo vedere…
    che cerchiamo sempre altro…
    che ci sfuggono sempre…
    che ci sfuggono troppo…
    Buona vita.
    r.

    • rO rO

      Leggerò il post e…grazie!

      • italianamentescoretta italianamentescoretta

        Avevo replicato al messaggio, ma credo d’esser finito nel tuo spam…
        Comunque l’articolo si intitola “Io sto con Sara”.
        Buona serata.
        r.
        P.s. bel blog…

        • rO rO

          Foto che potresti essere F., che per l’appunto sta con Sara. Buffo!
          Bel blog, dici? Magari tra un po’ ti vedrò sul nostro divano bianco!

      • italianamentescoretta italianamentescoretta

        Come potrei escluderlo!? Soprattutto se è comodo…
        r.
        P.s. in realtà la cerco, Sara.

        • rO rO

          Welcome!

  4. E però sulla premessa non hai elaborato molto. Cos’è la felicità? E’ molto bene e poco male? Semplifico ed estremizzo volutamente, ma non è un tema semplice.

  5. Non lo so se è così.
    Il mio professore di filosofia non ne ha regalato alcuno. Moltissimi i titoli consigliati. Giusto per ribadire che il consiglio costa niente: appena qualche riga di lapis per la ritenzione. E tra questi uno: il concetto di Dio dopo Auschwitz. L’ho scelto perchè mi sembrava il più sottile, nemmeno un centimetro di spessore. Solo più tardi ho scoperto che l’unità di misura dei libri non è il metro ma la densità concettuale. In ogni caso, di quel libercolo io ricordo solo una scatola di latta vuota che aperta nella sua lunghezza e ritorta per tutta la circonferenza ha la capacità di dare confini all’infinito. Come quando indossi il maglione con l’etichetta in esterno. Ecco, in quel momento il tutto ti aderisce così impalpabilmente da ritenere il limite un concetto privo di senso . Sfortunatamente però c’è sempre qualcuno che ti riporta alla finitudine, segnalandoti la distrazione del momento: il maglione va indossato con l’etichetta rigorosamente all’interno.

    • ro ro

      Dai, che esistono un sacco di stilisti che ti sostengono, se indossi l’etichetta all’esterno.
      Quanto ai libri, ieri ho finito il minuscolo “una storia semplice” di Sciascia, e l’ho trovato bello, caldo, perfetto per una pausa pranzo al sole.

      • Mi segno anche il tuo di libro. E a me piacciono tutti i rovesci.
        Allora di mattina fai la razionaldisincatata, eh?

        • ro ro

          Lo sono sempre. L’eccezione è il contrario.

  6. Un riassunto superbamente incontrastabile.
    Il problema, secondo me, si trova più nel punto 2 che nell’1, e la maggior parte della gente fa delle catastrofi di qualsiasi ostacolo, un po’ per pigrizia un po’ perché fare la vittima è la moda più potente del ventunesimo secolo. Ahimè.

    • rO rO

      E chi se lo ricorda! Oggi m’è partito un post mentre lo aggiornavo nell’immagine di copertina. Suppongo – oggi – che l’azzurro non sia fastidioso.

      • Simpatica anche la pagina “Ndo sto”

        • rO rO

          Grazie. Quando ho tempo qualcosina la sistemo. Solo che c’erano veramente centinaia di post nel vecchio blog e moltissimi dovrebbero essere aggiornati.

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