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Poesia

Martedì Ale ha scritto a me e Vale per chiederci se volevamo andare insieme a vedere uno spettacolo con recita di poesie di Alda Merini. Va reso noto che la mia sensibilità è ruvida e, nonostante la poetessa con la gonna putrida abbia delle punte di volgarità, ci separa un oceano di diverse visioni e modalità espressive dei sentimenti. Sono pur sempre figlia di mio padre, il quale mi ha chiesto “Chi è Alda Merini?”.
Tuttavia ho considerato che ho questo teatro veramente vicino a casa, una sorta di barbatrucco logistico, di sfregato esaudito desiderio della lampada, un posticino con un vero palco, delle pesanti tende rosse e uno spettacolare enorme lampadario di cristallo sbrilluccicante a centro sala.
Il Teatro della Tosse è troppo lontano da casa mia, ma potrei accontentarmi di questo.
Così ho risposto di sì alla proposta.
Alle 20.30 ero orizzontale sul divano di casa, ben affondata in due cuscini e coperta con un plaid con interno in pelo, analizzando le mie forze del venerdì sera.
Alle 20.40 camminavo a passo lesto sotto i lampioni, lungo la curva che porta al teatro.
Abitudine vuole che io sia puntuale e anche non mi ricordi i nomi, per cui alla domanda “Con che nome avete prenotato?” io non avessi più la minima idea del cognome di Ale e che ci fosse questo maschio barbuto lì affianco sulla porta.

Il maschio in questione era alto il giusto, piuttosto robusto, con tanti capelli neri, tanta barba nera, una giacca sportiva aperta e fumava qualcosa di arrotolato da sé. Stava con una signorina, una signorina con una gonna e stivali e calze fini fini color carne. Parlavano di viaggi e io ridevo sotto i baffi, perché lui guardava me. S’era proprio incantato a guardare il mio viso e io, sfacciata, lo ricambiavo negli sguardi.
Non erano mica fidanzati: poteva essere una prima uscita. Solo che a lui di lei non gli importava mica tanto.
Quando siamo entrati suonavano i Beirut, non dal vivo, e io sorridevo ancora, perché Ale non li conosceva e io mi sono sentita a casa, ché mi piacciono e parecchio. La canzone era A Candle’s Fire, ma io ora ho in testa Venice.

Facevamo la fila, una fila che era diventata una piccola folla, stretta compatta, più simile ad una palla che ad un bruco, quando un tipo, anche lui alto e barbuto, ma bianco, ci ha chiesto se volevamo bere un bicchiere di vino rosso. Vino rosso? Ero sul divano mezz’ora fa…Ho preso un bicchiere d’acqua e c’era sempre questo maschio, con a questo punto una sfacciataggine veramente impudica, che mi aveva messo gli occhi sugli occhi.

Ci siamo seduti vicini.
Ale non si è accorta di nulla.
A metà spettacolo io un po’ avevo sonno, quella poesia non era per me, ma la musica era bella, la voce del chitarrista anche e ho retto.

Quando con la sua camicia a quadri dal cui colletto sbucava la maglietta della salute s’è alzato per andare in bagno io ho pensato una, due, tre, pure quattro volte “lo seguo?”

Non l’ho fatto.

Perché non è come ha detto Fa l’altro giorno che io sono sempre uguale, che non cambio mai. Mi ha fatto proprio arrabbiare quel suo tono, contraddicendomi quando gli ho detto che da un pezzo “io certe cose non le faccio più”.

 

27 Comments

  1. Mica male i Beirut! Anche le camicie a quadrettoni hanno il loro perché…

  2. sul “certe cose non le faccio più” ho storto la bocca, non fare determinate cose per partito preso è un errore come farle sempre, ogni situazione va affrontata diversamente gli schemi vanno bene solo se testati (e la nostra vita non basta a testare uno schema)

  3. “Alda Merini chi?” riscatta la mia ignoranza ciclopica in fatto di arte con la maiuscola (una maiuscola a caso, o a cazzo), la faccio mia e la sottoscrivo ampiamente.

    Il vino rosso invece non lo rifiuto.

    Mai. 😛

    • rO rO

      Non si può conoscere tutto. Tanto vale dedicarsi alle cose che ci piacciono.

      • Questa dovrei metterla in pratica rO. Forse farebbe bene alla mia bulimia di conoscere. I Beirut mi mancavano. Grazie 😉

        Per il resto io ti avrei invitato al cinema e visto che i tuoi gusti un po’ li so, magari a rivedere qualche film di Wes o magari a un concerto in acustica.

        Ciao

        • rO rO

          Grazie. Sarebbe stato carino. Vedi, quando scrivi “film di Wes” io non so neanche di cosa parli. Adesso quindi cercherò su internet.
          Grazie.

            • rO rO

              Non oggi e non ora.

                • rO rO

                  Sì. Ma ho una pessima memoria e non avevo fatto caso al nome del regista. Insomma, non sapevo chi era. La mia cultura cinematografica è nulla.

          • 🙂 però fenomeno interessante. Cmq il mio invito resta valido

            • rO rO

              Grazie

        • rO rO

          Google image mi suggerisce che la scelta mi piacerebbe 🙂

        • rO rO

          Bisogna che te lo dica: ho intenzione di guardare ogni produzione di Wes Anderson adesso che tu mi ci hai fatto pensare e che lo conosco 🙂

          • Ne sono felice 😉 Io comincerei da Il treno per il Darjeeling.

            • rO rO

              Seguirò il consiglio!

    • rO rO

      Bella. Grazie :))
      Questa canzone giusta con un’avventura che ho vissuto oggi.

  4. La domanda che sorge spontanea è:quali sn le cose che non fai più? ??

    • rO rO

      Un certo zerbinaggio sentimentale, prima di tutto.

      • Spero di essere anch io giunta a quel passo. ….

  5. Questa storia dei capelli deve finire. In ogni post c’è sempre qualcuno con tanti capelli. Non è possibile che tu abbia sempre la fortuna di incontrare maschi pieni di capelli, quando lo stress i capelli li fa cadere come la neve in inverno: lenta e inesorabile. In alta quota. Per i maschi alti quanto il monte Bianco pieno di neve. Che cade, cade, cade..

    Mi hai ossessionato. Quante volte ho scritto capelli?
    🙂

    • rO rO

      Le persone (anche donne) con tanti capelli mi fanno pensare sempre che siano sane, probabilmente è per questo che noto questo aspetto.
      Mi pare una sintesi più immediata che descriverne la pelle o la regolarità del colore dell’iride.
      E in fondo la mia è invidia!

      • Il taglio corto valorizza il tuo viso. Dovresti osare.

        • rO rO

          Magari in primavera.

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