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Souvenir

Qualche giorno fa accompagnavo mio padre a comprare un pranzo sbrigativo e succulento per i suoi bambini: polletto arrosto con patatine. Avevamo davanti a noi almeno mezz’ora di fila, tant’è che nel frattempo ero riuscita anche ad andare in banca. Quando sono tornata ho trovato mio padre al telefono: parlava a voce altissima, spiegando al suo interlocutore, e contestualmente a tutta la fila del polletto, alcune sue questioni. Inoltre, forse senza accorgersene, si era inchiodato a schiena inclinata a trenta gradi al vetro del bancone per guardare meglio quello che dopo venti numeri avrebbe potuto ordinare.
Inutile sarebbe stato fargli notare il solito fatto per cui s’era messo davanti a tutti e, come sempre, urla quando parla. Così ho sorriso. Lui ha capito comunque quello che stavo notando e se n’è altamente infischiato. Conoscendolo, ci penserà, ma poiché non comprende la questione, non cambierà il suo comportamento.

Facendo colazione stamattina in questo bel resort a cinque stelle dove sto soggiornando grazie ad un regalo di compleanno del 2013, ho ricordato la scena di mio padre e ho avuto il solito pensiero da snob.
L’hotel è veramente bellissimo, incantevole, nuovo ed elegante, ma il personale non è formato o educato a sufficienza per testimoniare le cinque stelle: camerieri che urlano gli ordini e che ti tolgono il piatto mentre ancora stai mangiando, receptionist superficiali e scortesi. Quello che intendo dire è che se il soggiorno costa 250 euro a notte mi aspetto il rispetto di alcune caratteristiche.

Portando la tazza del caffè alla bocca con due mani, una a reggere e una a sorreggere, riflettevo sul fatto che viaggiare mi ha insegnato molto quanto a modi, a rispetto, a silenzi quando non sono in casa mia e apprezzo molte abitudini delle culture diverse da quella italiana. Forse perché io stessa stimo chi si muove in punta dei piedi finché non c’è conoscenza delle regole e dei limiti, cerco di fare lo stesso, ci provo.

Mio padre andrà in Iran tra pochi giorni e mi chiedevo cosa porterà al rientro. (Potete ridere e fare tutte le ipotesi del caso).

Io bevo caffè lungo come i tedeschi, faccio una doccia quotidianamente come gli inglesi, mi metto in fila come un danese, sono una snob come una francese, amo chiacchierare nei bar come un turco, ho sufficiente attenzione alla cosa pubblica come un giapponese, amo cucinare come una napoletana, prediligo le saune come una finlandese, parlo di soldi come un americano, mi piace far l’amore come un sudamericano, ho la puntualità di uno svizzero, sono integralista come un arabo e condivido l’opinione politica dei ribelli messicani.
Con tutti i limiti e le pecche che queste cose comportano.

44 Comments

  1. Bellissima la descrizione finale. Ma, a parte che io avrei aggiunto, adoro il bidet come un italiano, come fanno l’amore i sudamericani? Lentamente come un libro di Marquez o passionalmente come Amado? A ritmo di samba o di tango? Interessante prospettiva… 🙂

    • rO rO

      Apprezzo molto anche io il bidet, ma già rido per i souvenir iraniani, non volevo eccedere in buonumore con i sanitari. L’amore dei sudamericani? Non sono capace di risponderti senza parlare di me e questo è un argomento, ad oggi, di cui preferisco non scrivere. Dovresti provare.
      Potresti?

      • Dovrei provare a scrivere di te? In effetti, così a naso, sarebbe carino farti da biografo! O forse non ho capito bene la domanda….:-)

        • rO rO

          Ah ah! Intendevo dire se potresti provare personalmente ad amare una sudamericana, un’argentina o una cilena magari, e provarne la sensazione.

          • Ah, ma io le amo tutte! Amo Donna Flor e Fermina Daza, Eva Luna…ma sono molto differenti fra loro. per questo ti chiedevo cosa intendevi. Ma non voglio essere impiccione, né invadente. Buona domenica!

            • rO rO

              Grazie mille. Buona domenica anche a te!

  2. Solo gli inglesi si fanno quotidianamente una doccia…?

    • rO rO

      Non avendo il bidet è uso per loro farlo. Sono stereotipi, ovviamente.
      Gli italiani mediamente non si fanno la doccia tutti i giorni. Mio padre ad esempio è un fiero sostenitore del fatto che la doccia va fatta ogni due o tre giorni. Ricordo innumerevoli colleghe che sicuramente godevano della vasca da bagno una volta a settimana, la domenica.

  3. Mi è venuta in mente la storiella del paradiso e dell’inferno (gestito da italiani). Ma solo gli inglesi si fanno la doccia tutti i giorni?

    • rO rO

      Ma solo io faccio caso alla pulizia della gente?

        • rO rO

          Sei fortunato.

  4. Il buon viaggiatore non lascia mai traccia di sè..

    Se solo non fossi legato alle ferie in Agosto, sceglierei una meta utilizzando un solo parametro: la minore densità possibile di Italiani.

    Non zero Italiani. Ogni tanto è piacevole lasciarsi andare col prossimo, sciogliendo la lingua nel calderone delle espressioni particolari e intraducibili. Metti per esempio quanto bene farebbe all’anima, se tutti afferrassero il concetto di parole quali boh o mah, perdendosi alla vista di un orizzonte sconfinato.

    L’Italiano in vacanza non porta solo se stesso, ma tutta una serie di comportamenti che presso altre culture si trasformano in moleste devianze. Saltare la fila, urlare a squaciagola, gettare l’immondizia, ordinare una lasagna, sempre e dovunque.

    Leggendo le ultime righe del tuo post, non posso evitare di pensare a una cosa, una soltanto: tu viaggi da sola. La libertà che ne deriva passa attraverso tutti quei comportamenti che testimoniano l’essenza dei posti in cui sei stata. Eppure, ogni tanto, non piacerebbe anche a te condividere un mah! con qualcuno che ne conosca perfettamente le sfumature?

    • rO rO

      Io viaggio da sola, fisicamente e in vacanza, perché non ho alternative. Confesso però che è proprio tra i miei propositi, con tanto di enunciato verbale a chi mi è accanto, non viaggiare più in vacanza da sola. Giuro.
      Altra cosa: qui italiani pochi per adesso.

      • La mia compagna è in viaggio per la Grecia, mentre io mi trascino da una stanza all’altra dell’appartamento. Cinque anni di relazione mi hanno reso incapace di godermi la solitudine.

        • rO rO

          Sposala!

  5. Condivido ogni parola ed e mia ogni tua buona abitudine.viaggiare ci serve a non diventare ciechi eo maleducati

    • rO rO

      🙂 e anche tu ora avresti voglia, come me, di una pina colada come quella del pilota spagnolo sdraiato davanti a me? 😉

  6. Sul resort non posso pronunciarmi. Ho più confidenza con le topaie da 20/30 euro a notte che con gli alberghi a cinque stelle. In generale non amo essere servito, specialmente a tavola.

    Condivido ciò che hai detto sui viaggi. E per me «viaggio» non significa “vacanza”, se ho bisogno di riposare resto sul letto a leggere un libro.
    All’estero mi piace passare inosservato, anche se spesso è impossibile. Chiedo informazioni raramente (e sbaglio di frequente strada), cerco di parlare a bassa voce, non sto a fotografare quando c’è troppa gente intorno. Insomma guardo (e sbircio), ascolto, annuso, mangio, bevo.

    A proposito della pulizia: oltre alla doccia sarebbe opportuno spiegare alla gente che esiste il deodorante, meglio se neutro (magari Keops). Sono stanco di sentire puzza di ascella mescolata a profumi stomachevoli. Sono cresciuto in campagna, lavoro in mezzo alle vacche per almeno 40 giorni all’anno ma il fetore più brutto non l’ho sentito nelle stalle: sono le biblioteche e gli autobus i luoghi peggiori da questo punto di vista.
    Scusa l’intrusione.

    Ciao

    • rO rO

      Ciao! Quaranta giorni all’anno di mucche non è male. Spero che tu alluda al periodo estivo almeno!

  7. Ciao, in realtà parlavo anche dell’inverno…

  8. Tutto il post è ironico compreso la lista finale.
    Chi viaggia, per lavoro o diletto, riesce ad apprezzare cose che per mi sedentari non sono inimmaginabili.
    Tuo padre? Non cambierà mai, come tu no farai altettanto.
    Non sceommetto sui souvenir iraniani. Non ho la più pallida idea cosa si possa trovare là.

  9. Io bevo caffè come i giapponesi (cioè no), faccio la doccia come i francesi (cioè quando capita), mi metto in fila come un inglese (in questo ho pazienza), sono snob quanto un messicano (cioè no), amo chiacchierare nei bar come uno spagnolo il pomeriggio (molto) ma come un tedesco la mattina presto (non parlatemi mentre mi sveglio), gestisco soldi come uno svizzero, e ho la puntualità di uno stregone della terra di mezzo (che arriva esattamente quando vuole arrivare, né in anticipo né in ritardo).

    Più o meno.

    Hai trovato anche gente che facesse colazione in pigiama?

    • rO rO

      Forte! Io e te siamo veramente agli antipodi. Nessuno a colazione in pigiama neanche stavolta 🙂

  10. Giuseppe Giuseppe

    unica cosa sulla quale dissento è il rapporto con i soldi degli americani. Non sopporto molto la loro disinvoltura nel parlarne (anche facendo domande dirette all’interlocutore) e vederlo come scopo più che mezzo. Sono molto snob verso il danaro, il solo parlarne mi crea un senso di volgarità

    • rO rO

      Devo essermi persa un commento. Scusa. Ero convinta di averti scritto che, posso capire, ma è più forte di me. Ho un certo orgoglio per il reddito che produco (o non produco) e parlarne è facile e persino liberatorio. Il mio amico Fa, coautore su questo blog, non ha mai apprezzato questa cosa.

  11. gli inglesi si faranno anche la doccia tutti i giorni, ma meglio non sapere come lavano i piatti. 😀

    • rO rO

      Vero. Hai assolutamente ragione.

  12. PMJ PMJ

    Non vorrei deviare troppo dal discorso, ma sai che anche i newyorkesi non sono amanti della doccia tutti i giorni?
    Inoltre, a volte e’ meglio farla subito per non prendersi un raffreddore….eppure in parecchi mesi che vado a giocare a tennis,ho incontrato solo un simpatico 50enne a farsi la doccia come me, subito dopo! Insomma… paghiamo per tutti i servizi inclusi, perche’ non approfittarne? ah ah
    Cmq bellissimo post, come al solito!
    Ciaoo
    PMJ

    • rO rO

      Non avevo pensato ai newyorkesi. Sai, escludendo i film, nella cruda pratica è una città i cui abitanti non mi piacciono molto. A giugno ci sono venuta e fuggita. Troppo traffico, confusione, sporcizia e turisti per me.

  13. Grazie per l’aiuto! Ho corretto il testo del mio blog

    • rO rO

      🙂 era un po’ per gioco. Prometto di non fare più la maestrina!

    • rO rO

      Se penso alla mia amica Maria (anche lei di Gotheborg) posso dire che amo le candele! 🙂

  14. Qual è il nome di Göteborg in italiano? Sono nato aGöteborg

    • rO rO

      In italiano, come sai, non abbiamo la ö e quindi, in italiano arcaico è Gotenburgo, ma in tempi moderni credo che tutti chiamerebbero questa città con il nome Goteborg.
      Farò un’indagine. Se scopro qualcosa di diverso ti scrivo.

  15. Grazie per le informazioni!
    (Si prega di correggere il mio testo, se necessario :-))

  16. Ian Saiin Ian Saiin

    Pensavo: bevono anche loro caffè lungo come i tedeschi, fanno una doccia quotidianamente, si mettono in fila molto di più dei danesi (e per le cose più impensabili), snob forse no, ma nei bar chiacchierano, hanno direi grande attenzione alla cosa pubblica, amano cucinare, hanno gli onsen come i finlandesi, parlano ogni tanto anche di soldi, sul far l’amore, ehm… sorvoliamo, ma sulla puntualità non c’è storia, neppure con gli svizzeri, sono integralisti senza saperlo e le loro opinioni politiche di conseguenza.
    Non è che per caso sei giapponese?

    • rO rO

      I miei tratti fisici dicono di no. È un popolo che mi piace molto, ma quel “far l’amore” è proprio diverso dal mio. Intanto stamattina ho affianco un libro di Murakami che mi riporta un po’ all’atmosfera giapponese.

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