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L'uomo ideale

Cercavo un’altra persona, uno nato nel 1979 a novembre.
Poi sono incappata su questo tipo qui.
Amo i supereroi.
E’ nato in Messico un giorno prima di me, di non so quale anno. Dalle foto potrebbe avere più o meno la mia età, perché io che guardo ragiono con l’idea che gli anni li porta bene. Sta in piedi di profilo in un magazzino in cui si vedono due scaffali con delle scatole, tutte dello stesso colore e ordinatamente etichettate.
La scena mi ricorda vagamente Cold Crimes, se non fosse che la saturazione non è affatto stata tolta e non vedo detective bionde.
Credo che sia alto un metro e ottanta circa, ha i capelli neri, corti, mossi, e un fisico atletico. Nella foto che sto guardando ha la testa un po’ inclinata, il profilo regolare, il naso ben proporzionato e dritto. Veste con una polo rossa e un pantalone chiaro e ha un paio di braccialetti di filo rosso sul polso destro.
In un’altra foto ha le mani in tasca e si morde il labbro inferiore, come capita spesso anche a me di fare in certe situazioni, e non solo in un angolo: se lo morde tutto.
Terza foto: ha una mascherina in viso. Fa il medico ed ha studiato ad Harvard.
Chi fa il medico nella mia testa ha compassione, comprensione, pazienza.
Poi nella pratica invece tutti i medici che conosco sono altro. Mi viene in mente un ginecologo che, nonostante io non sia una sprovveduta, era riuscito a non farmi capire molto di quello che mi avrebbe fatto o che sarebbe successo, per poi suggerirmi, riferendosi al mio medico generico di cui lamentavo il mutismo, di richiedere un cambio al distretto sanitario.
Il camice non fa il medico. Il medico non fa l’uomo ideale. L’uomo ideale non esiste.
Chiusa la scheda.
Perso.

Oggi sono rientrata a casa e ho trovato un’autoambulanza parcheggiata davanti al cancello. Per un lungo periodo di tempo ad ogni sirena che sentivo avevo un principio di pianto, cosa che mi capita tuttavia anche quando vedo in televisione immagini di grandi folle unite.
Così nuovamente mi è venuto in mente il mio “Uomo ideale, parte 1 di X”.
Entravo con l’auto nel parcheggio, guardando con la coda dell’occhio il portellone dell’autobulanza aperto e vuoto e mi sono detta che ogni volta che ho avuto a che fare con la malattia sono stata una persona diversa.
La sensazione è stata sempre così chiara: mi placavo completamente dando importanza a quello che è effettivamente eterno e unico, quello per cui ha ugualmente senso morire o vivere.

Ho una pessima memoria, una memoria ad intermittenza, come il mio dolore alla spalla. Però più mi fa male e più mi ricordo di certe cose.

14 Comments

  1. Oddio parti dal messicano per arrivare all’ambulanza. Un bel percorso logico e concatenato, non c’è nulla da eccepire, dove dici che non è l’abito a fare il monaco.
    E chi ti può dare torto?

  2. Che poi si scrive più o meno quello che passa per la testa, e nonostante potrebbe non esserci, la logica si trova.
    Anche per me il dolore acuisce i ricordi… bella rottura eh?
    Un saluto, RiV.

    • rO rO

      Non vorrei essere fraintesa: non mi riferivo a ricordi di cose passate.

      • Ottima precisazione. Ti avevo fraintesa. Nella tua accezione comunque non si va in direzioni molto diverse.

  3. Mi hai fatto ricordare di quando ancora ero studentessa universitaria e mi andavo a cercare sui internet tutti quei meme sui vantaggi di uscire con un medico, fidanzarsi con un medico, sposarsi con un medico, e poi le condividevo con Facebook dove la maggior parte dei miei contatto erano studenti medici come me che lo ricondividevano xD
    La verità però è che se non sei medico ed esci con un medico avrai sempre difficoltà a capire perché fa certi orari perché fa certe cose o perché parla in un certo modo e non andrà bene. Esperienza. ._______.

    • rO rO

      Capisco quello che dici. Credo tuttavia che la comprensione sia propria della persona e non del mestiere.

      • matteobarbiero matteobarbiero

        Io sono sempre stato affascinato da come il “lavoro” modifichi la persona anche se hai ragione tu, dovremmo cercare la persona sotto la “struttura” del lavoro…

        • rO rO

          Non intendevo dire che dovremmo cercare la nostra anima gemella al lavoro, dico semmai che normalmente passiamo molto tempo così ed è statisticamente probabile che accada. Tuttavia non è sempre desiderabile! 🙂

          • matteobarbiero matteobarbiero

            Scusami, hai ragione. Certo che avere un orizzonte comune risparmi fatica…. Parlo io che sono sposato con un mondo alieno rispetto al mio… È dura ma hai grandi soddisfazioni! Buona giornata 🙂

  4. duepassietorno duepassietorno

    Cercavo un’altra persona, uno nato nel 1979 a novembre.
    Poi sono incappata su questo tipo qui.

    …stupendo come inizi, s’incappa sempre in qualcosa di diverso.
    e fosse solo perché non fa il medico 🙂
    A

    • rO rO

      Sai che proprio oggi ti ho pensata almeno un paio di volte? Sono a bordo piscina di un resort 5 stelle e ti farei vedere la foto del tipo che mi sta sdraiato davanti!

      • duepassietorno duepassietorno

        beata te! più per il resort che per il tipo…
        però sono curiosa… mmhh…come fare?
        ti leggo sempre
        A

        • rO rO

          Vediamo se combino.

  5. E pensa la bellezza di vivere, nell’ospedale, dietro le quinte, ad apprezzare i più minuscoli gesti d’affetto di chi migliora e di chi sa che invece non lo farà mai. Raccolgo tutte le scene che ho visto in un cassetto a ricordarmi quando esplodo per niente che c’è sempre molto, molto di più.

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