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La storia e il tradimento

Lo stavo a sentire e tra me e me mi dicevo che aveva proprio l’aria di quei soldati fantasma giapponesi che non si arresero, uno di quelli ritrovati a vent’anni dalla fine della guerra nell’isola di Guam magari.
Lui, ciglia lunghe, mani da prete e trent’anni a Tokyo, aveva ordinato dei tagliolini panna e fieno e io, ospite, avevo pensato di seguire la sua scelta, poi rivelatasi pessima. Mi stava raccontando la storia del fondatore del ristorante in cui cenavamo e mi ripeteva, con la costanza e forza di un insegnante di ginnastica che scandisce il tempo per gli esercizi di gruppo, che tutta la rovina dell’Italia di oggi si deve far risalire all’8 settembre del 1943, giorno della annunciata resa incondizionata dell’Italia.
Pare che il fondatore del ristorante fosse stato un militare ai tempi della guerra contro il Giappone e che si fosse trovato su uno dei trentadue sommergibili italiani che, in seguito ad accordi di scambio reciproco, prima passarono sotto il controllo dei tedeschi e successivamente dei giapponesi. La versione però del mio interlocutore escludeva il dettaglio sugli accordi tra paesi (es. in cambio dei nostri battelli trasformati in sommergibili da trasporto, di cui la Germania aveva una prioritaria necessità, i tedeschi avrebbero fornito a Betasom, cioè la flotta di sommergibili oceanici, un pari numero dei loro nuovissimi sommergibili da armare con equipaggi italiani) e riportava la questione ad una sola: quei soldati stavano tradendo la patria in nome di una fedeltà alla loro casa, il sommergibile.
– Mi capisce che l’Italia era fatta di sporchi traditori? Qui, in Giappone, c’è una parola per dire “cane italiano”, così come esiste in tedesco. Che l’italiano qui è stato visto per anni come la feccia.
E io, che parlo tedesco, gli chiedo anche qual è questa parola, perché posso immaginarmi  la situazione, ma onestamente non ho mai sentito quell’unico termine.
Non me lo sapeva dire e continuava:
– E se lo ricorda che la resa incondizionata non venne data dal re o da Badoglio? Perché loro, codardi, erano in fuga e l’annuncio alla radio venne dato al paese dagli americani! E la resa prevedeva anche la consegna ai giapponesi della flotta di sommergibili!
Ma non mi racconta che l’ammiraglio Bergamini, se avesse potuto scegliere, li avrebbe affondati i sommergibili, piuttosto che consegnarli e soprattutto non mi dice che stava descrivendo solo una parte della guerra, cioè la situazione di tre sommergibili, il Cappellini, il Giuliani e il Torelli, perché in quel momento di resa, diciamocelo, ci fu un gran casino, un gap di informazioni, si direbbe oggi, in cui i comandanti presero decisioni diverse. I tre equipaggi, catturati dai giapponesi, vennero prima imprigionati e poi venne chiesto loro di combattere, alleati ai tedeschi e ai giapponesi, contro gli inglesi, cosa che fecero fino al 1945.
Così incalzava nella sua storia contro l’Italia, paese di traditori e corrotti, chiedendomi cosa ha fatto di buono l’Italia da  Puccini (1858-1924) in avanti. Per cosa verrà ricordata l’Italia? Insisteva, continuava con una certa veemenza ad affermare che l’Italia è solo “mafia”, spiegandomi che con questo termine intendeva raggruppare tutta la corruzione che è insita nei legami pubblici e privati e cita questo o il precedente governo. Per cosa verrà ricordata l’Italia degli ultimi cento anni?
Io una mia opinione ce l’avevo, ce l’ho: credo fortemente che saremo ricordati per l’ingegno, la capacità di coniugare bello, storia e stile, moda, per la capacità imprenditoriale, non per la mafia.
Ma anche questa risposta non gli piaceva.
Mi chiese quindi: “E dove lo mette Marconi?
Marconi? Non mi ricordavo esattamente quando fosse vissuto, ma a spanne direi proprio che era prima di cent’anni fa (1874-1937).
Ho una pessima memoria e tanti dettagli storici ammetto di non ricordarli, nonostante il bel risultato dell’esame di maturità. Quella visione però di un’Italia corrotta e traditrice so che è una faccia della medaglia, un angolo di faccia.
L’uomo era passato ad invitarmi ad ascoltare l’opera ed in particolare Il Don Pasquale di Gaetano Donizetti. Gli avevo appena detto che, pur avendo frequentato il teatro più di qualche volta e in piena apertura a nuove esperienze, non sentivo l’opera nelle mie corde. Ecco, insisteva ancora, non era un consiglio, io dovevo assolutamente, un volta tornata a casa, ascoltare Il Don Pasquale.
– Se lo ricorderà, vero dottoressa? Il Don Paquale di Donizetti. Il Don Pasquale. Mi prometta che lo ascolterà!
E’ inutile che vi dica che ci ho provato e non lo trovo male, non mi dispiace, sebbene io preferisca il rock, ma non è questo il punto, perché io sono curiosa di nuove esperienze e non ho pregiudizi sulla musica.

In definitiva mi dico che un uomo come questo è la peggior promozione dell’immagine dell’Italia: tanto rancore dovrebbe riservarlo alla sua esperienza personale e non a noi, che, nati negli anni settanta, per esempio, dell’8 settembre 1943 alla fine non siamo affatto parte. Non sono io la traditrice dell’Italia oggi, non sono io corrotta, non sono io che non ricordo cosa abbiamo di bello e buono.
L’unica mia colpa, se tale può essere, è che ho poca memoria e conoscere la storia è importante, perché ci ricorda le nostre esperienze, ci insegna chi siamo stati, può aiutare a definirci oggi e ci aiuta a scegliere dove vogliamo andare.

…può chiamarmi Don Somaro… può chiamarmi Don Somaro…. 

19 Comments

  1. La storia dei sommergibili italiani in mano ai giapponesi non la conoscevo, ma consoco quella della corazzata Impero, poi rinominata Roma

    • rO rO

      Io non la conosco. Me la racconti tu o cerco su internet?

      • Dopo l’8 settembre, anche la corazzata Roma, ammiraglia della flotta, ancora non pronta per entrare in linea, partiva dalla Liguria per essere trasferita, secondo le clausole di armistizio, a Malta.
        Tra Corsica e Liguria venne attaccata dall’aviazione tedesca e affondata con tutto l’equipaggio

  2. Ci sono tanti italiani che ce l’hanno coi tedeschi perché hanno avuto nel passato il nazismo…. Sono successe cose orribili durante il nazismo, concordo, ma i tedeschi di adesso o quelli che non condividevano le idee naziste, cosa c’entrano?
    Noi, con la mafia, cosa entriamo?

    • rO rO

      Lui diceva che noi siamo gli stessi, che l’Italia di oggi rispecchia un popolo di traditori e vigliacchi e che mafia e corruzione sono insiti ovunque nella nostra realtà.

  3. E con le guerre mondiali?!? Con tanti errori che sono stati fatti? Cosa?

  4. banzai43 banzai43

    Domanda banale. Non potevi mandarlo a farsi fottere?
    Vigliacchi e traditori sono ovunque.
    Pensa che il Giappone è stato tradito direttamente dal Suo imperatore che, contrariamente allo spirito samurai, ha firmato la resa agli americani che gli hanno salvato il collo, ma levata la divinità, per evitare al Giappone altro sangue giapponese che sarebbe stato versato da una certa rivolta.
    In Germania, poi, ancor oggi c’è chi rimpiange Hitler nonostante ciò che di lui si conosce.
    E gli Stati Uniti non sono da meno. Uccidono i Martin Luther King e, nelle carceri, la più gran parte sono neri (soprattutto se poveri).

    Conclusione, ogni nazione ha i propri martiri, i propri eroi, i propri vigliacchi.
    Allora, che ognuno lecchi le proprie ferite.
    Buona domenica.
    banzai43

    • rO rO

      Non è mia abitudine mandare a quel paese le persone se si esprimono civilmente con me. Gli ho detto però che non ero d’accordo con lui, suscitando curiosità nel signore giapponese che sedeva alla mia sinistra, incuriosito dal mio pittoresco atteggiamento di dissenso.

  5. Siamo in tanti ad essere prigionieri di stereotipi e luoghi comuni…che tristezza.

  6. Io l’Italia la ricordo come casa mia. La storia insegna, ma se si guarda al passato per decidere cosa fare nel presente si rischia di far fare all’asino il corso del cavallo… (credo lo dicesse il mio omonimo Machiavelli).

    Insomma cerco giustificazioni per ammettere che sono un completo ignorante di storia.

  7. Cara Ro,

    questa storia insegna due cose a noi nati negli anni ’70:

    1) Non mangiare italiano all’estero a meno che il cuoco non sia uno molto famoso. Quindi evitiamo tagliolini panna e fieno la prossima volta 🙂

    2) Mai parlare di politica e calcio a tavola. Ci si fa andare il cibo di traverso.

    Comunque, bisogna portare molta pazienza con certi interlocutori.

    E poi non tutti gli stranieri, per fortuna, pensano che l’Italia sia il paese della Mafia. Ci sono molti di loro che pensano che viviamo in un paradiso.

    Ed io dal Lago di Garda condivido l’opinione di questi ultimi. E poi diciamolo se tutto nel nostro Paese fosse perfetto oltre che bello e buono sai che noia!

  8. La Storia e’ talmente vasta che in nome di essa si puo’ affermare di tutto e tutto il suo contrario. Comunque fa tristezza tanto rancore non sopito dopo 30 anni.
    ml

  9. Bravo furbo a parlare male dell italia ad un italiana. . X quanto condivido che al governo ci sia la mafia, l italia è fatta di tante altre cose.. inoltre in guerra si possono giudicare le azioni di un popolo lasciato allo sbaraglio? Forse avrebbe dovuto pensare che, la vera considerazione che la guerra, ogni guerra dovrebbe far realizzare, è che la guerra non è mai la risposta ai problemi.

  10. Oddio. Ecco, spiegavo proprio qualche tempo fa a alcuni amici olandesi e tedeschi, che proprio queste persone, quelle che ci tengono a sottolineare solo la feccia dell’Italia escludendo dalla conversazione qualsiasi tensione al miglioramento e al cambiamento di rotta, ecco, queste persone mi fanno perdere i gangheri e non riesco a nascondere un certo fastidio.

    • rO rO

      Mi piace moltissimo che tu abbia usato la parola “miglioramento”. La preferisco a molte altre.

  11. Mi piace questo tuo poliedrismo. Ti consiglio un libro
    Claudio Pavone – Una guerra civile

    Per noi nati negli anni Settanta l’Italia della Guerra ce l’hanno raccontata i nonni. E io mi accosto a quelle storie sempre per capire, mai per giudicare. Il nostro ruolo è quello della memoria.

    Ammiro la cultura giapponese, una delle più sofisticate del mondo. Nonchè la loro assoluta fedeltà alla patria tanto da darsi la morte volontaria. Ma anche loro hanno i loro scheletri nell’armadio Ro.

    • rO rO

      Grazie per il consiglio di lettura.
      Sì, anche loro hanno i loro scheletri nell’armadio.

      • E cm negli ultimi 100 anni abbiamo inventato il cinema. Così tanto per dire 😉

        • rO rO

          :))

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