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Tokyo a letto presto

Sei uomini e una donna. Un altro viaggio di lavoro, solita proporzione, abituale situazione per cui la mia professionalità è fraintesa da alcuni che mi ritengono una guida turistica. In questo momento siedo su una poltroncina bianca in pelle del Café Serrè, un bar al primo piano di un palazzo di uffici a Ginza.
Il tempo è mite, a tratti splende il sole e io me la godo con poco, cioè portando a spasso le mie scarpine nuove.
Ieri sera Antonio l’ho detestato.
Faceva il pilota di aerei, ma poi a causa di un’ereditaria malattia agli occhi ha dovuto cambiare mestiere: ha ereditato quindi l’azienda di famiglia. Magro e alto, ci tiene a fare il leader manifestandolo tuttavia da agitato ragazzino, con una voce acuta e un forte accento dialettale: in una giornata ti deve dire almeno tre volte che lui era pilota. Su di me fa le stesse battutine di qualche sciocco parente e le allusioni alla mia compostezza, associata da lui a pantofolaia vecchiaia, non mi piacciono.
Sorrido.
Poco fa Christian mi faceva notare che Filippo è bello, che sembra un attore. Io non me ne ero accorta. Forse ha ragione, ma lo vedo sotto altra luce.
Christian prende degli ansiolitici. Viaggia tanto. Viaggiare tanto per lavoro non è come andare in vacanza. Sali su un volo alle 14 dopo una notte con tre ore di sonno, il volo parte in ritardo di un’ora e i sedili sono così rigidi e duri che non dormi per quattordici ore. Poi mangi, dormi due ore, lavori al computer, vedi gente, sei impegnato e stressato e sudato, perché poi in venti minuti devi dare del tuo meglio con qualcuno che non hai mai visto e che speri di conquistare.
Michele è metà americano del Wyoming e metà friulano di Nimis, sembra un arabo però. Piace a tutti. Lui è più tranquillo degli altri perché ha appena concluso un grosso contratto in un altro paese.
Roberto sorride mentre scatto una foto a lui e ai due giapponesi con cui parla agitando le mani. La sua testa calva fa riflesso nella foto.
Poco fa Christian, rigirando una grossa zolletta di zucchero di canna in un bicchiere di acqua fredda, mi diceva che gli tremano le mani. Ne so qualcosa. Davide non lo capisce. Non è come lavorare su una strada posando asfalto, lo so. Ma sarebbe come paragonare la fatica di un lavoro intellettuale ad uno manuale.
Tre giorni e poi di nuovo un volo e soprattutto bisogna che l’ordine sia stato firmato.
Christian mi chiedeva di Davide. Così gli ho fatto vedere quella foto scattata mentre mangiavamo sushi. Lì stavo bene, mica come oggi. E sì che sono quella che è riuscita a dormire di più. Il Giappone mi piace più di altri posti. Da New York sono letteralmente scappata.
Filippo mi ha chiesto un Moment. Non ce l’ho. Gli do un Oki.
Di andare a zonzo a vedere cose e scoprire gente dopo un po’ di anni di lavoro così ti importa sempre meno. Peccato, vero?
Ma il Giappone per me fa ancora eccezione.

Soundtrack: Gabriel Rios – Broad Day Light

36 Comments

  1. safe journey home – ovunque sia la tua casa del cuore

    • rO rO

      Thank you. It’s the best wish you could sent me.

      • Forse perché mi sembra di conoscerti,

        L’acronimo I O L ti dice niente?

        • rO rO

          Ci penso… Così si due piedi no, ma ho una memoria pessima.

  2. Viaggiare per lavoro stanca .ti esalta .ti deprime.intanto sarebbe la stessa cosa in ufficio perciò’.. 🙂 buona giornata

    • rO rO

      Grazie mille. Buona giornata anche a te!

  3. bello il giappone, peccato non sappiano cuocere il pesce.

    • rO rO

      Non resta che mangiarlo crudo! 🙂

    • questo commento mi ha fatto molto, molto, ridere (adoro il pesce crudo, ovviamente).

  4. Non è tanto l’idea di viaggiare, quanto l’idea del fare qualcosa di diverso dal semplice sedersi in ufficio. Certo una volta al mese è bello, 2 o 3 stanca, 4 o più comincerebbero a girare le scatole.

    Comunque le 8 ore di sonno per me sono sacre anche sui voli intercontinentali. 🙂

    • rO rO

      Un po’ ho dormito e di solito riesco a fare delle dormite spettacolari, ma le rigidissime poltrone di Alitalia del volo Roma-Tokyo sembravano prese da un Aeroflot :((

      • A noi per lavoro fanno girare in business oltre le 8 ore, poi per i miei rientri personali sono riuscito a negoziare la premium economy che non è affatto male.
        Comunque per le vacanze, economy tutta la vita, le classi superiori son soldi davvero buttati.

  5. Mia sorella vive a Portland da almeno un mese. Le ho chiesto una sola cosa, anzi, due. Una portamine decente e un mucchio di foto dall’Oregon. Della prima ha perso il proposito, della seconda ho avuto riscontro. Le venti foto più brutte del mio archivio sono quelle che mi ha inviato lei. Sono così brutte che sto pensando di scriverle quanto bene farebbe al suo inglese un corso di fotografia. Perché la bellezza è nascosta negli occhi di chi guarda e se quegli occhi guardano altrove, la bellezza sfuma in un tramonto incolore. Alla fine è sempre una questione di amore. Amore per i luoghi e per le persone.

    • rO rO

      Sei innamorato?

  6. Mi piace come scrivi, descrivi, e vivi ciò che racconti. Tanto. Dopo questa sviolinata per lo più inutile, ma sincera, devo ammettere che il Giappone ha un ascendente esotico e mistico irresistibile su di me, e per questo un pò t’invidio (nonostante tutto…) 😉
    Lavoro o non lavoro ti piace tornarci, e questo vuol dire che (lavoro o no) è una meta che ti suscita interesse, curiosità e attrazione. Come non capirti.
    Non so quanti posti o quanto tempo tu possa vivere il giappone dei ciliegi, o dei grandi parchi, del mare o delle montagne, dei templi o della meditazione… immagino davvero poco, ma nonostante questo un pò ti chiama, e da quanto scrivi quel richiamo lo senti sempre con piacere.

    • rO rO

      Ci rimarrò ancora poco e poco in realtà è il tempo per lo svago. Stasera abbiamo cenato ad Akasaka-Mitsuke in un posticino carino con del sushi gustoso e diverso dal solito per la varietà di pesce usato. In questo viaggio guardo le persone e gusto il cibo. Ieri siamo arrivati sulla campanella di chiusura di un tempio a Kanda. Domani vedremo.
      Buona notte!

  7. Le tue scarpine nuove sono carinissime, anche a me piace come scrivi, bellissimo il Giappone, 🙂 un bacione, Laura.

    • rO rO

      Ciao Laura, grazie. Devo ammettere che questo acquisto di impulso è stato fatale: continuo a guardare verso il basso! 😉

  8. Quello che ha scritto mi dà l’impressione di come un viaggio in teoria piacevole possa essere guastato da coloro con cui viaggi…

    • rO rO

      E infatti è proprio così. Anche la scelta di un ristorante può facilmente essere oggetto di contrasto e come niente puoi passare i giorni in un posto incantevole senza riuscire ad avere cinque minuti per comprare un regalino per tuo figlio o tua moglie. Banalità, ok, ma se nel mezzo di un silenzioso incantevole tempio il tuo compagno di viaggio inizia a saltare da un angolo all’altro urla doti qualcosa che ovviamente non capisci e lui continua a fare confusione per spiegarti a distanza l’oggetto dei suoi interessi, capisci che la scena si guasta e ti puoi anche infastidire.

  9. Viaggiare per lavoro può stancare, se pensi solo al lavoro anche quando questo non c’è. Ho trovato posti rilassanti e altri meno. Il tuo resoconto da Tokyo è interessante per lo spaccato di analisi sulle persone.

    • rO rO

      Mi sento piuttosto ignorante a scrivere dei post da guida turistica.

      • In effetti non è da guida turistica. E poi ci sono libri e guide.

  10. Posare l’asfalto è un mestiere nobile, nonchè potenzialmente pericoloso. Se non si usa la mascherina è come fumare un paio di pacchetti di Marlboro al giorno.

    A me va meglio, pensa che per questo mese, quando non lavoro, me ne sto al secondo o terzo piano di un edificio a posare guaine impermealizzanti o a spostare calcinacci.

    • rO rO

      E non fumi, vero? Ma soprattutto se posi guaine quando non lavori, chissà che fai quando lavori.

      • Non fumo. Devo sfogare le mie tensioni in modo diverso da una chicchissima sigaretta stretta tra due dita.

        • rO rO

          L’amore può molto in certi casi.

  11. Mi piace leggerti.
    Mi ritrovo proiettato in qualcosa di grande senza conoscerne i motivi e percependone solo i contorni.
    Si. Mi piace.
    Jill scott – a long walk a touch of jazz remix

    • rO rO

      “Qualcosa di grande” dici? Non saprei. Avrei detto che spesso si tratta di qualcosa di piccolo. Sono contenta tuttavia che tu ti diverta a leggere quello che scrivo.

  12. Non so, questo post ha lo stesso scoppio di una bomba. C’è tanta umanità in difficoltà dentro, anche se la sua apparenza vorrebbe comunicare altro.

    • rO rO

      La mia intasata dal raffreddore in attesa di una rivoluzione? Può essere. Perché loro, quei sei, come sempre sono così ai miei occhi.
      È la classica situazione in cui tu e dei compagni di viaggio scattate delle foto, a fine vacanza le guardate insieme e tu ti dici che pare abbiate fatto ferie in posti diversi. Questa tra l’altro è cosa realmente accaduta a me proprio durante questo viaggio.

      • Ma adesso sei tornata in Italia?

        • rO rO

          E sì! (Ah, ho cancellato il profilo Fb, non ne potevo più di quello che leggevo).

          • Ecco perché non mi comparivi più. Ieri sera m’è venuto proprio da capire dove fossi.

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