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Mario e Nara

Da qualche anno la palestra fredda d’inverno e inferno d’estate è passata di proprietà al vecchio Mario.
Dicono – be’, Vale dice che lo dicono – che da giovane fosse un bell’uomo. Adesso è un ottantenne alto e magro, con i capelli bianchi e gli occhiali, naso e orecchie grandi. Porta un po’ di gobba e si allena talvolta a petto nudo e talvolta con indosso una canottiera bianca a costine che ormai si penserebbe solo addosso a Ugo Fantozzi oppure a qualche fotomodello con tartaruga. Mario è il tipo che si avvicina ad una ragazza che corre sul tapirulan e con gli occhi che luccicano, mentre alza una mano gesticolando felicità, le dice “Adesso sì che mi piaci!” perchè sta indossando un paio di pantaloncini da corsa e le gambe sono belle in vista. E’ indubbio che Mario sia un apprezzatore delle donne.
Pettegolezzi di palestra narrano che Mario un giorno sia andato in oriente, nelle Filippine, quando era un bell’uomo, e abbia conosciuto sua moglie. Lei ha circa vent’anni meno di lui ed è fisicamente proprio la tipica signora filippina, tenuta bene, con il capello lungo e nero.

Nara sembra anche un po’ mia zia, perché come mia zia, una di quelle che vive ai confini dell’impero, non parla proprio tanto bene in italiano e quando mi deve fare qualche confidenza mi prende per un braccio e mi avvicina a sé. Qualche tempo fa Nara si era stupita che io andassi dal parrucchiere – ma tu vai dal parrucchiere? e a fare cosa? – e mi aveva chiesto consigli sul tingere o meno i capelli, visto che inizia ad averne qualcuno bianco. Pare che Mario sia contrario.
Nello spogliatoio femminile poi ogni tanto mi domanda se sta bene vestita in un certo modo, perchè lei vuole mantenere sempre un ruolo in palestra, quello della moglie del titolare, e ci tiene a non fare più come faceva all’inizio, quando magari puliva le macchine e gli attrezzi ogni tanto: adesso si veste sempre con una certa eleganza e i collant sotto i vestiti anche d’estate e con i sandali. Quando mi fa alcune domande io mi sento un po’ la sua fashion stylist, in una sorta di sitcom che potrebbe intitolarsi “Gira la moda filippina in Italia”.
Adesso le pulizie della palestra le fa fare a sua sorella, ovviamente filippina anche lei. Così ogni tanto senti urlare cose in lingue che non capisci, specialmente al sabato mattina, con l’aspirapolvere in funzione, e io mi faccio l’idea che sia dialetto filippino.

Ieri m’ha fermata mentre le passavo davanti.
Mi chiede sempre dove sono andata per lavoro o se sto per partire: s’è fatta l’idea che ho un super lavoro, che faccio una gran bella vita (come negarlo?) visto che viaggio e poi, poi, sono laureata e con la laurea è tutta un’altra cosa!
A me fa sorridere. Non è che posso mettermi a far discorsi filosofici, perchè intanto non ne so molto di filosofia e poi mi sembrerebbe pure di offenderla.
Io le sorrido e rispondo a quello che mi chiede.
Insomma ieri sera, da dietro al bancone, quel bancone su cui è posata la macchinetta del bancomat che le ho insegnato ad usare e che suo marito non voleva spiegarle come utilizzare, m’ha chiesto nuovamente se andrò al suo paese.
Mi ha raccontato che lei viveva su un’isola molto grande, vicino a Manila, e ha cinque fratelli, in parte imbarcati su diverse navi.
Il padre era morto di ictus quando lei aveva sedici anni – e sai, a quel tempo, ma anche oggi, l’assistenza sanitaria non c’era, non è mica come in Italia – e la madre per i tre anni successivi stava scomparendo di magrezza e dolore.
Adesso vorrebbe far venire la madre in Italia, ma non da lei, bensì da sua sorella, perchè Mario, ecco, Mario anche quando va lì nelle Filippine non vuole andare in spiaggia con tutti gli altri, lui vuole stare un po’ isolato, un po’ VIP.
A lei invece piace andare al mare con tutti i suoi amici, perché lei è cresciuta con loro. E ride.
Così forse a settembre tornerà a trovare sua madre e ci andrà da sola. No, la figlia non la porta, perché assomiglia al padre la figlia e poi è bene che stia con Mario, che ormai è vecchio e non può stare da solo. – Perché le figlie assomigliano ai padri, vero?
Le rigiro la domanda non volendo pensare a quanto io assomigli al mio e le chiedo a chi si sente di assomigliare; mi risponde che lei assomiglia a suo padre, il quale sorrideva sempre, e infatti anche lei sorride. Mi racconta che il padre cucinava in casa e quando sua madre verrà in Italia sarà contenta perché, non piacendole cucinare, troverà qualcuno che lo farà per lei.
Vorrebbe andare presto a trovare sua madre e stare lì un po’, perchè lì hanno una bella casa, grande, in mezzo al verde, con le palme, e a lei piace molto avere tante piante. – Anche adesso, hai visto che io pianto sempre fiori?
E io sorrido, pensando che nei dieci metri quadri fuori alla palestra lei ha piantato dei crisantemi.

20 Comments

    • rO rO

      Uno su due sì.

  1. Che meraviglia … adoro! Grazie per questo post … delicatissimo!

    • rO rO

      Se li vedessi! 🙂

  2. Io adoro i crisantemi dopo aver girato un po’ L Asia ne ho diversi in vasi con colori dal bianco al dorato…

    • rO rO

      Anche io trovo che sia un bel fiore. Nella pratica però in giro da queste parti non ne ho mai visti di grandi e rosa come quelli della foto.

  3. Scribacchina Scribacchina

    Sento un moto d’affetto per Nara… 🙂

    • rO rO

      Lo capisco 🙂
      Adesso aspetto Fa che dia la sua versione, visto che la conosce.

  4. Per noi i crisantemi sono i fiori dei morti, per gli asiatici, se non ricordo male, no. Comunque un piccolo spaccato di vita di palestra con due soggetti Mario e Nara veramente interessanti (sotto l’aspetto di essere analizzati). L’ottantenne pensa di essere ancora giovane mentre l’anagrafe è impietoso. Nara, adesso che il marito, sta perdendo colpi, cerca il proprio riscatto sociale. Si veste, cerca di comprendere e adesso torna al suo paese da sola senz a Mario e la figlia, che percepisce distante.

    • rO rO

      È proprio così come hai sintetizzato tu. Nara è anche dimagrita di parecchi chili e … sorride molto!

      • Da come ne parlavi, ho scritto quello che la tue parole trasmettevano.

  5. Col crisantemo qua ci fanno il té 🙂

    Se è una tipica filippina probabilmente non arriva al metro e mezzo e in cucina non riesce a separare i concetti “dolce” e “salato”.

    Comunque manila non mi è piaciuta, anche se boracay e palawan mi ispiravano… prima o poi…

    • rO rO

      Confermo che è tipica: un metro e mezzo su per giù.
      Mi chiedo che gusto abbia un tè al crisantemo: un gelsomino meno profumato?

      • Per me sono tutti uguali XD

  6. Mi piace, ciò che hai raccontato e come lo hai raccontato… mi piace quell’immagine di te che trasuda. E’ davvero bella.
    Un saluto, RiV.

    • rO rO

      Mi trasuda? Effettivamente in palestra dopo la corsa… 🙂

      • L’italiano è una lingua che si plasma bene, anche nei dettagli 😉

  7. Bia Bia

    Un ritratto meraviglioso 🙂

  8. Succede che quando meno te l’aspetti… (1/5) | FarOVale Succede che quando meno te l’aspetti… (1/5) | FarOVale

    […] miei auricolari, quando li ho incrociati. Avevo quasi una mano sulla porta dello spogliatoio quando Nara mi ferma e mi dice: “Sai, quello lì, anche lui va all’estero e fa un lavoro come il […]

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