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Don't give up

C’era Eddie Vedder sul palco, io ero lontana da lui qualche migliaio di persone eppure mi pareva proprio che stesse parlando a me e io pensavo a quello che era successo poche ore prima.
“…Speaking about sadness, I tried to celebrate my friend and you’re helping me, keeping going on from being sad. Don’t be too sad, don’t give up, don’t give up, look to each other, look to music, look to something without pain, look to the ocean, look to the sky, look to yourself“.

A ritroso avevo preso un treno per casa mia, per il mio piccolo nido, che sa di legno e calore quando apri la porta e oggi pure del mazzetto di lavanda del giardino dei miei.
A ritroso ero in ospedale, al pronto soccorso e piangevo le sue lacrime.

Ha fatto un incidente in auto.
Mentre guidava per venirmi a prendere io lo aspettavo fuori alla porta, in piedi nel mio vestito corto e sui tacchi alti. Aspettavo. Era buio. Avevo anche un po’ freddo. Poi una signora gentile dal viso dolce e i capelli corti mi era venuta incontro, dicendo di non preoccuparmi e che c’era appena stato un incidente. Mi aveva messo una mano su un braccio mentre mi parlava. Però lui stava bene e non mi dovevo preoccupare. Io infatti non mi sono preoccupata e non sono preoccupata neanche ora.

A cinquanta metri da me in fondo alla via c’era lui in piedi, con il telefono in mano, la testa un po’ inclinata verso il basso, quella maglietta bianca lì, quella con la scritta Copenaghen. Parlava con suo padre, chiedendogli di venire. La sua auto era accartocciata, ridotta alla metà di dietro, l’airbag esploso, le portiere storte, la targa a terra. Lui aveva preso una gran botta e il suo braccio sinistro gocciolava sangue. Tremava.
Ma non voglio parlare di questo. Nell’altra auto nessuno si è fatto male e c’erano tre persone, scortesi.

In ospedale ho aspettato qualche ora nella sala d’attesa, con suo padre, sotto quella luce rosa al neon che mi fa sempre pensare di essere su un’astronave aliena o nella cucina dei miei negli anni ottanta.
Lui aveva distrutto l’auto di casa, capiamoci.
Mi sono ricordata di come mi sono sentita io anni fa in certe situazioni in cui il mondo mi sembrava cadermi addosso, un cielo grigio scuro e pesante, pesantissimo. Voler essere sempre bravi, forti, capaci, autonomi, lo so che significa.

Eddie cantava e io pensavo a lui.
Lo rivedevo sdraiato sulla barella, davanti a me, la sua testa a sinitra, i piedi a destra, mentre aspettava che gli facessero i raggi. L’avrei veramente stretto a me, al mio petto, se non ci fosse stato suo padre dietro, a tre passi da noi.
Sulla sua fronte il segno dell’airbag e del sole che avevamo preso insieme in piscina nel pomeriggio. Il naso sanguinante, il braccio escoriato, il ginocchio come quello di un bambino che è inciampato giocando, i capelli sul cuscino, caduti per lo stress di quello che era successo.

Solo.
Ma io c’ero, ci sono, e lui sta bene, sta bene fisicamente, è stato fortunato ed è bello, è forte, sano.
E’ però anche un cucciolo.

Present Tense.

Nessuno di noi si basta da solo.
Le cose, un’auto sfasciata, sono solo cose, oggetti, si ricomprano, si sostituiscono o se ne può fare a meno.
Sono solo cose. E le cose si sistemano, gli esami si passano, i lavori si trovano e ognuno dovrebbe avere il diritto di godersi la sua età.

Dovremmo avere comprensione per noi stessi prima di tutto. Non dico di essere sempre indulgenti, di giustificare ogni nostra azione con una motivazione di nostra invenzione. Dico però che possiamo e dobbiamo comprendere che siamo fallibili, che non siamo supereroi, apprezzare le nostre buone intenzioni e il nostro impegno e pure darci e farci dare qualche pacca sulle spalle ogni tanto. Cercarla pure quella pacca sulla spalla, qualche abbraccio, qualche bacio. Darne e riceverne.

Credo che la vita sia molto breve, ma credo anche che dobbiamo concederci il nostro tempo, considerare che la felicità è tutt’altro dall’essere il player più forte del campionato o il broker più abile della west coast.

Datti tempo. Datti il tempo di cui hai bisogno.

“…Speaking about sadness, I tried to celebrate my friend and you’re helping me, keeping going on from being sad. Don’t be too sad, don’t give up, look to each other, look to music, look to something without pain, look to the ocean, look to the sky, look to yourself

Soundtrack: Pearl Jam – Life wasted

28 Comments

  1. Sì, la vita passa in un baleno e ti ritrovi vecchio senza quasi accorgertene. Le auto si rompoano, si sfasciano, si ricomprano mentre noi no. Se ci succede qualcosa di grave, può essere difficle nel porvi rimedio. L’irreparabile non è più recuperabile.
    Tanti auguri a lui.

    • rO rO

      Grazie. Riferiró.

  2. Ti metto il link delle canzoni che non caricavi:
    http://grooveshark.com/s/Three+Women/6Ucmhb?src=5
    http://grooveshark.com/s/Alone+In+My+Home/6Ucx2c?src=5
    http://grooveshark.com/s/Entitlement/6UcyRQ?src=5
    http://grooveshark.com/s/4th+Time+Around/kb9Mh?src=5
    http://grooveshark.com/s/Just+Like+A+Woman/4Lw8HU?src=5
    Spero funzioni così!
    Qui un articolo sui Pearl Jam http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-06-16/pearl-jam-perche-san-siro-tremera-130325.shtml?uuid=ABwQ1fRB
    Io li ho visti 3 volte, sempre molto emozionanti…
    Con il tuo bel post avrei probabilmente messo questa, a volume massimo.
    Un abbraccio Ro

      • rO rO

        Ops, il link alle tue canzoni ancora non mi si carica. Mannaggia.

          • rO rO

            Boh. Domani riproverò. Grazie comunque.

    • rO rO

      Grazie. Sei stato molto gentile. Adesso clicco sui link.

    • rO rO

      Ok. Ce l’ho fatta. Forse al mio computer e al mio telefono mancano delle applicazioni.

        • rO rO

          Sì, dai. Il rock country non è proprio tra le mie preferenze ma complessivamente non le trovo male.

  3. “…a proposito di tristezza, ho provato a commemorare il mio amico e voi mi state aiutando, tenendomi alla larga dall’essere triste. non siate così tristi, non mollate, guadatevi l’un l’altro, guardate alla musica, guardate a qualcosa senza dolore, l’oceano, il cielo, guardate a voi stessi“.

    Scusa la presunzione, ma se c’è uno solo che passa di qua e non capisce l’inglese, magari trova la mia traduzione d’aiuto.

    Hai ragione quando dici che dobbiamo perdonarci, perché è così difficile??
    Io credo che deludere noi stessi è un grave affronto alla propria autostima. Possiamo fare affidamento su tante persone, e qualcuna ci delude, ma se non possiamo fare affidamento su noi stessi diventa difficile sopportare il peso di tutto ciò che si fa.

    • rO rO

      Grazie per la traduzione. Tra l’altro spero di aver compreso i verbi correttamente. Il dubbio m’è venuto.
      Il discorso ad ogni modo era questo https://www.youtube.com/watch?v=5RjZdJTb3i8

      Autostima? Può essere. Troppo poca o troppa talvolta. Pare come il lievito in certi dolci: non capisci mai se è in quantità giusta, perché poi dipende dal forno, dal tempo metereologico, dalle uova più grandi e chissà che altro.

      • se il mio inglese scritto ha lacune, quello parlato è parecchio rimaneggiato. Non mi spingo così lontano.

        E certo, la vita non ha ricette, e quelle che ci siamo scritti da soli vanno perfezionate e modificate all’occasione, è il bello o il brutto di vivere

  4. concederci tempo. come a dire, regalarci, ogni tanto, un armistizio dalle nevrosi che picchiano furiosamente alle tempie. mi hai emozionata “alla sprovvista” con questo post.

    • rO rO

      Concederci tempo perché la vita non è una gara a chi arriva prima, questo intendevo. Se hai trovato il racconto emozionante, non puoi immaginare come è stato lì…

  5. E’ un post bellissimo, mi ha emozionato come da tempo non. Diritto al cuore e alla testa.

    • rO rO

      Ma tu come stai?

  6. Sdrammatizzando un po’, io al concerto di Pearl Jam non c’ero e forse avrei voluto andarci…però cavolo, sto vedendo dei video dei concerti e lui dal vivo non sa veramente cantare XD

    Finché sono a Singapore comunque non guido nessuna macchina (mi piacerebbe, visto che vorrebbe dire che potrei permettermene una, e una piccola costa circa centomila euro + 50mila di permesso).. ma quando tornerò in italia dopo 2 anni senza guidare lo vedi come salirà il rischio incidenti!

    • rO rO

      Tu lo sai che su Eddie Vedder non si scherza, vero?
      Quando tornerai da Singapore avvisami! Cercherò di tenermi.distante :))

      • dewildematteo dewildematteo

        Present Tense la mia canzone terapia preferita. Ma anche Given to Fly e Corduroy non scherzano

        • rO rO

          Bene 🙂

  7. Posso darti del tu anche se non ti conosco?
    Scrivi cose che avevo bisogno di leggere. Davvero. Una cosa sono le convinzioni che ti fai da solo. Che poi è passato tempo prima di poterle veramente pensare.

    E ti serve qualcuno di esterno che te lo dica, meglio se sconosciuto.
    Di solito è una persona che sta vivendo quello che hai vissuto tu.
    Come l’assurdo di Camus o come in questo caso.

    Spero tanto che lui stia bene presto.

    Mi darò tempo, grazie per avermelo ricordato.

    • rO rO

      Spero anche io che stia bene. Ci sentiamo poco ultimamente, per colpa mia, che ho fatto delle scelte di cui non sono pienamente convinta. È una persona speciale, che spero non si perda in qualche ignobile parte del mondo, tipo un bar o le Poste Italiane.

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