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Il caffé nella mia testa

Casa di mia nonna, quella ai confini dell’impero, aveva sempre un odore tipico, quello del caffè fatto da mezz’ora. Ogni volta che andavamo a trovarla lei lo preparava: era fatto con la moka, piuttosto acquoso e rigorosamente di marca Lavazza, di qualità robusta, che magari rievocava a mio nonno l’Africa. Era la cosa più diversa che si potesse immaginare da un espresso, perché la moka non solo non faceva mai la crema, visto che il caffè saliva fuori con poca pressione, e mia nonna ci teneva alla fiamma bassa per non sporcare i fornelli, ma anche era lento, perché era preparato con pochissimo caffé, ché costava e non si poteva spendere molto.
L’acqua tuttavia salendo dal basso verso l’alto sprigionava una serie di aromi caratteristici, quelli che non si sentono con l’espresso, che li mantiene nella tazzina, sotto alla crema.
Mia nonna poi, saggiamente, teneva sempre il caffé nel suo frigorifero, che era piccolo, di quelli che ora non ci penseremmo mai di comprare se non per la casa al mare.

Casa di mia zia, quella a Napoli, profuma invece sempre di pane, conservato nel cartoccio da un giorno all’altro, e quando mia zia prepara il caffé, anche lei con la moka della Bialetti, il filtro deve contenere una montagnetta perfetta, il più alta possibile, che viene pressata solo nel momento in cui si richiude il pezzo superiore. Il caffè di mia zia è sempre in tazzina piccola, minuscola, ed é perfetto dietro ai pranzi abbondanti e dopo il pisolo del pomeriggio, cioé di solito intorno alle cinque; a colazione invece per me é impegnativo, se non aggiungo il latte o inzuppo qualche biscotto. A casa di mia zia c’è anche la caffettiera napoletana, che mi sono ripromessa di comprare anche io da tempo. Mi ricordo che quando ero piccola l’avevo vista usare, mentre i miei parenti sedevano in cucina chiacchierando e facendo passare il tempo. Vorrei comprarmene una: potrei anche iniziare a macinare il caffé in casa, come faceva mia madre, visto che un macinino è ancora lì, presente accanto al lavello.

L’ultima volta che sono stata a Napoli mi hanno accompagnata in uno dei bar che, a detta dei miei zii, faceva il caffé migliore della zona: l’espresso non era solo aroma, profumo, crema, ma anche un’esperienza di storia, teatro, cultura. Erano le undici di mattina, non c’era molta gente e mentre ci facevamo servire anche una zeppola, guardavo le spalle del barista che, vestito di tutto punto con la sua divisa e la bustina verde in testa, agitava le braccia sulla macchina a leva, come se stesse guidando un treno, e poi, voltandosi, mi presentava una tazzina grossa e bollente, ma ancora bagnata dal lavaggio precedente, col caffé già zuccherato e un bicchierino d’acqua, anch’esso bagnato, affianco, per pulire prima la bocca. Pare che a Napoli la tendenza sia quella di mettere circa 8 gr. di caffé contro i 6 gr. usati al nord e questo permette di avere un caffè più gustoso, per esaltare la miscela, se di alta qualità.

Mi piacerebbe andare a visitare una piantagione di caffé, in Sud America, in Messico magari.
Per Artusi, l’onnisciente Pellegrino Artusi scrittore de La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene, la miscela ideale dovrebbe essere composta da 250 g di Porto Rico, 100 di Santo Domingo e 150 di Moka: chissà come sarebbe?

Stamattina ho bevuto un caffellatte, non un caffé e non un cappuccino. Mi piace che il caffé che bevo abbia un retrogusto di nocciola e dolce ma non da zucchero e ho trovato una proporzione di caffé e latte intero che mi fa star bene la mattina, quando sono a casa.

25 Comments

  1. M2 M2

    Non ricordo chi sostenesse che l’Italia era stata unita dal caffè e questo articolo per il 2 Giugno, che ho letto mentre bevevo il caffellatte, arriva a proposito, come il cucchiaino di miele nel suddetto caffellatte 🙂
    Buona giornata!

    • rO rO

      Buongiorno,
      Che bel pensiero. Grazie.

  2. Bellissimo post. Mi hai fatto risorgere una quantità enorme di ricordi. Credo che ti copierò e farò un post sul caffè e la memoria. Ciao stea!

    • rO rO

      Ciao Bea! Attendo il tuo post. Basi

  3. una nonna mi faceva il caffelatte con i crackers non salati, mentre l’altra il caffe’ d’orzo luuuunggoooo… 😀 e per assorbirlo si usavano dei biscottoni tipo le macine ehehe! LOL

    • rO rO

      Che bella immagine 🙂

  4. Il caffè è… un elisir, un nettare, un’esperienza che coinvolge ogni fibra. Certo deve essere fatto come si deve, magari proprio con la napoletana, così poi ti scivola sulla lingua come una seta, ed è tutta un’altra cosa.
    Sarà per questo che la mia cara napoletana la tengo tanto da conto?

    • rO rO

      Ma la usi sempre? Sono curiosa.

  5. Che bello…che bella sequela di ricordi, sembrava di sentire profumo di caffè mentre leggevo

    Io ammetto di non essere un gran consumatore di caffè, anzi, ne bevo poco e niente, però, se fatto bene, gradisco sempre

    • rO rO

      Magari un giorno ti chiedo di bere un caffè insieme. Anzi, io caffè e tu latte! Miao

  6. Hai parenti ai due capi del regno. A nord al confine con l’austroungarico, al sud con i Borboni. In entrambi i posti il rito del caffè fatto in casa.
    Il caffè lo bevo amaro o leggermente zuccherato con zucchero di canna, che non dolcifica nulla.
    Buon caffèlatte.

    • rO rO

      Grazie. Buon caffè a te!

  7. puoi venire a trovarmi qua! vivo lontano ma macino il caffè, uso la bialetti e la napoletana e ci metto una vita a fare il caffè!
    però spesso quanto desidero un espresso fatto per bene!

    • rO rO

      Complimenti!
      Una volta ho raggiunto una blogger alle Antille. Forse un giorno potrei venire anche dalle tue parti 😉

  8. Che bello il tuo post!
    Da qualche parte dovrei avere anche io un bialetti napoletana di quelle antiche, dovrei cercarla.
    Comunque dal mio punto di vista il caffè andrebbe preso senza latte nè zucchero -amaro come la vita, ahahahah!

    • rO rO

      Vorrei darti ragione e basta, invece al mattino specialmente ho bisogno di coccole, prolungate lunghe coccole.
      Bere un caffè ristretto e basta, magari amaro, mi farebbe svegliare troppo in fretta dal sogno.

      • Al mattino nemmeno io ce la faccio a bere il caffè amaro -più che altro non ce la fa il mio stomaco- quindi vado di latte -zymil ;__;- ed orzo-caffè, quello solubile, di cui ho scoperto essere dipendente; il primo vero caffè (e la conseguente botta di mal di stomaco) arriva in genere verso le dieci! XD

        • rO rO

          Vabbè, allora ci siamo. Purè io così. E il caffè di metà mattina di solito a me é pure da cialda, ché quello del bar lurido fuori al mio ufficio non si può proprio bere.

          • Pensa che dove lavoro io è meglio quelle delle macchinette!! Ci si accontenta…anche perchè se inizio a mangiare qualcosa per ogni caffè che prendo divento obesa >.<

            • rO rO

              😀

  9. elinepal elinepal

    adoro napoli e i suoi caffè, c’è stato un tempo in cui usavo anch’io la napoletana ed ho imparato anch’io da un napoletano a conservare il caffè in frigo. dimmi che caffè bevi e ti dirò chi sei…. direbbe Bellavista

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