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Panini imbottiti

Non mettevo il piede dentro ad un’università da quando un anno fa ho assistito ad una presentazione sull’andamento dell’economia locale. Ieri però è stato diverso. Anche in questo caso l’università non è quella in cui ho studiato, ma a parecchi chilometri di distanza.
Ci sono andata perché sono stata invitata all’inaugurazione di un master.
Arrivo, parcheggio, mi stupisco pure della fortuna che ho, perché già supponevo che in pieno centro avrei rischiato una multa per il passaggio in zona a traffico limitato, cosa successami una volta a Siena e che ricordo ancora con estremo fastidio: daltronde m’ero fidata di un passante nel chiedere indicazioni e sono quasi entrata in Piazza del Campo con l’auto.Fuori alla palazzina non c’è il numero civico, quindi per aver certezza di aver trovato l’edificio, chiedo alla portineria, dove siede una signora vestita come Poncharello, ma lavora alla Civis e penso “Quando studiavo io c’erano semmai delle signore bidelle.
Salgo le scale e ad ogni piano trovo degli schermi con il dettaglio di quale lezione viene tenuta nelle aule. Stupore.
Quarto piano e cerco l’aula dove si tiene il buffet.
Le aule ed i corridoi mi ricordano quelli di una caserma o del sotterraneo dell’ospedale e nell’aula del buffet c’è solo una cameriera che stende le tovaglie.
Cerco la professoressa. Esce dall’aula una femmina bassa e rotonda, bionda, con gli occhiali penzolanti al collo e capisco che è lei la persona che cercavo. Mi fa aspettare in corridoio, anzi, poi escono tutti e venti gli studenti e tutti aspettiamo in corridoio, lungo le pareti, come se fossimo fuori ai bagni di una discoteca. Io faccio amicizia con una bionda e le chiedo cosa ne pensa delle prime lezioni.
La scena mi fa ridere.
La professoressa decide che dobbiamo rientrare tutti in un’aula e come un gregge ci accomodiamo.
A me toccano, insieme ad altri, delle parole di saluti e conforto. E mi esce un discorsetto sul “non illudetevi, il mondo normale non è fatto di aziende che cercano i superspecializzati e voi forse lo sarete quando uscirete dal master“.
Mentre parlo mi dico che non devo essere negativa, ma ricordo perfettamente come mi hanno rimbalzata più volte a dei colloqui anni fa perchè non cercavano laureati e ricordo altrettanto perfettamente come tutti i giorni io abbia a che fare con dislessici gerarchicamente ben posizionati.

Deo gratia: arriva il momento del buffet.
Mi allungano un calice di bollicine e ringrazio, mentre nella destra agguanto tovagliolo e paninetto e trangugio, nonostante voglia darmi un tono. Il tono me lo do, o.k., soprattutto parlando con un professore e poi con qualche studente che è rimasto fulminato dalle mie profonde parole circa le generazioni di imprenditori sotto istruiti con i quali loro dovranno portar pazienza. La biondina di prima mi tira per un braccio perchè vuole che assolutamente io ripeta il discorso al suo tutor che è arrivato in ritardo. Ripasso dal tavolo dei panini e ripropongo una sintesi all’uomo.

E poi s’è fatta una certa, il che significa che dall’arrivo alla zona buffet era passato circa un quarto d’ora. Saluti. “Professoressa è stato un piacere“. “Tanti auguri“.

Ecco, a distanza di diversi anni dalla laurea improvvisamente ho avuto la sensazione di aver visto un quadro del gap tra università e mondo reale. Esci che sai, sai molto di più dell’imprenditore medio, ma la pratica proprio non te la insegnano e soprattutto i professori, anche loro, mediamente sono fuori dal mondo. Fuorissimo. Ho sbirciato le dispense degli studenti: analisi macroeconomiche in inglese e dettagli sulle joint venture dell’Arabia Saudita e poi te li trovi in ufficio che non hanno mai scritto una lettera.

I panini erano proprio buoni.
Il vino pure.
Lo rifarei.

Ah, oggi è il compleanno di Fa, che è a casa con la febbre alta: auguri polpetta!

Soundtrack: Radiohead – Everyone can play guitar

51 Comments

  1. Vero per questo non metto più piede nella mia ! Un caro saluto

    • ro ro

      Ciao anche a te! 🙂

  2. Fa Fa

    Grazie! Ti ho già detto che sei la migliore, vero? 🙂

    • ro ro

      Certo. Ti ho detto che ho FAME perchè oggi ho saltato il pranzo? 🙂

      • Fa Fa

        Vorrà dire che stasera ti togli qualche grande soddisfazione con del cibo!

        • ro ro

          Gnam!

    • Fa Fa

      Grazie mille! Alla prima occasione in cui ci troviamo tutti assieme offro io! 🙂

      • ro ro

        Che sarebbe il caso… Bravo Fa. Intanto vedi di riprenderti.

        • Fa Fa

          Ci provo, giuro! Mi ci impegno. 🙂

  3. Quando frequentavo io l’università m’ero fatto l’idea che non era importante ciò che studiavi, era importante quanto fosse difficile farlo, in pratica era un percorso ad ostacoli e se arrivi alla fine vinci, sai una cosa, non la sai, fa niente, devi solo trovare il professore ben disposto, l’esame facile (e per facile intendo che ricerchi nel candidato nozioni spiegate in aula e studiate sui libri, quando l’esame medio chiede cose di cui non hai mai sentito parlare), i treni in orario, la pazienza di non commettere omicidi, l’università non credo formi le conoscenze tecniche, ti mette alla prova perché se riesci a laurearti allora puoi sopravvivere nel mondo reale. Il mondo reale è il vero esame, ma non è mai facile, perché ti chiedono cose di cui non hai mai sentito parlare.

    In pratica, riassumendo, i docenti si sono talmente abituati all’idea che tutto quello che fanno è inutile ai fini pratici che bontà loro credono di farti un favore a ricreare all’interno dell’università ciò che troverai all’esterno, cioè gente volubile che ti chiede l’impossibile.

    p.s. Auguri signor Fa

    • Fa Fa

      Grazie signor Firmato Ckf!

    • ro ro

      In parte condivido quanto hai scritto. L’altra parte di me però ha faticato molto su parecchi esami, ho imparato molte cose importanti e utili. Dico che un po’ dì pratica in più avrebbe completato la mia istruzione.

      • L’ho buttata esageratamente sul catastrofico. Anche io ho imparato cose utili e che non avrei potuto imparare da nessuna parte (anche perché poi i miei esami li ho buttati via e mi sono lanciato in una carriera del tutto diversa). Ma per farti entrare meglio nella mia “ottica” ti faccio un esempio. Prima che m iscrivessi al primo anno era prevista chimica che per il mio corso di laurea era totalmente inutile, ovviamente per i prof era materia intoccabile, poi da un anno all’altro sostituirono chimica con economia aziendale che in pratica ti insegnava come capire una partita doppia, anche questo di importanza fondamentale e strategica sia per chi veniva assunto come dipendente perché doveva sapere bla bla bla come mettersi al riparo da guai finanziari bla bla bla il bilancio dell’azienda bla bla bla e sia per chi metteva un’impresa in proprio, come si può solo pensare con la legislazione attuale, che è incasinatissima, di aprire una ditta non individuale senza qualcuno che ne capisca veramente d’economia? e chi ha una ditta individuale può sopravvivere senza commercialista?

        Cose buttate là, studiate che lo studio non fa male, studiate

        • ro ro

          Che facoltà era?

            • ro ro

              Vero. Ero distratta e volevo che facessi outing per parlarne in pubblico. Ok.

              • allora era ingegneria, in particolare ero iscritto a ingegneria informatica, tu?

    • Fa Fa

      Grazie mille Federico!

  4. Ah che compagna di corso saresti stata… l’unica in grado probabilmente di farmi capire di aver sbagliato facoltà!
    Un bacio :*

    • ro ro

      Ma nooo, perché? A meno che tu non mi avessi sussurrato che volevi far altro… 🙂
      Ci saremmo divertite molto comunque. Non ne dubito!

      • L’avresti intuito 😉
        E si! Ci saremmo divertite un sacco!

        • ro ro

          Ti abbraccio virtualmente forte.

  5. Non scrivo nulla sull’Universita’ italiana perche’ ho una certa eta’ (che mi mette al sicuro da qualsiasi incarcerazione, tra l’altro).
    Il commento musicale e’ comunque splendidamente adatto, complimenti (non solo per quello, ma apprezzo particolarmente le buone recchie :-P)

    • ro ro

      Mi fa piacere che ci troviamo d’accordo. Sono tre giorni che la canto e ricanto in testa.

  6. Auguri, Fa! Riprendeti in fretta.
    Scuola e lavoro non vanno a braccetto, anzi direi sembrano andare verso mondi lontani tra loro.
    Una volta, sono un vecchietto, la scuola ti insegnava a raginare. Sembrerà strano ma era così, anche se molti ha dei pessimi ricordi. Poi una volta nel mondo di lavoro, ti insegnavano, il cosidetto apprendistato a tutti i lvelli dal basso all’alto, a lavorare nella realtà aziendale nella quale ti trovavi. Poi eri tu con la formazione scolastica a metabolizzare cosa ti chiedevano nel mondo del lavoro.
    Adesso la scuola non forma, l’azienda neppure e tu devi arrangiarti. Se sopravvivi sali, altrimenti resti sotto. Ovviamente al netto dei soliti noti, che avanzano comunque.

    • Fa Fa

      Grazie Orso! Sto abusando di varie sostanze per cercare di guarire! 🙂

      • Non abusare troppo! Ti aspettiamo in perfetta forma.

    • ro ro

      Bella analisi.
      È vero. È che a 26 anni non ci si può permettere un apprendistato o per lo meno a quell’età sì dovrebbe iniziare ad essere economicamente indipendenti.
      E di qui lo scollamento.

      • Capisco che a 26 anni si deve produrre, per sé e per gli altri, ma la scuola non potrà mai formare elementi idonei alle singole aziende. Queste sono troppo frammentate e piccole per poter essere modelli generalizzati e standardizzati.
        Prendiamo il mondo bancario, che conosco bene. Sembrerà singolare ma ogni banca ha il suo modo di operare ed è diverso. Difficilmente una banca prende da un’altra gli elementi che le servono. E’ più facile acquisire elementi di provenienza non bancaria, perché sono più duttile per le proprie esigenze.

        • ro ro

          Hai ragione. È vero. Credo che gli stage integrati nel periodo di studio possano però servire, per esempio.

          • Certamente se sono organizzati bene e se sono finalizzati a una futura assunzione.

            • ro ro

              Concordo. Intendo questo, oppure proprio stage durante gli anni di università, previsti dal corso di studi a far crediti.

              • Parlavo di scuola ma la intendevo in senso generalizzato.
                Sona nato e cresciuto nel vecchio ordinamento (lauree quinquennali, esami comuni anche se non specifici del corso di laurea). Ovviamente niente crediti o stage ma una formazione di base solida e qualificata che mi ha permesso di entrare nel mondo di lavoro a testa alta.
                Adesso è tutto cambiato ma a mio parere si esce con troppe tare che penalizzano il giovane. Quoindi si dovrebbero organizzare stage come hai indicato tu. Qualche università li fa in accordo con le aziende del territorio. Ma questo non è uno standard ma solo eccezione.

  7. Mi piacciono molto i tuoi articoli e quelli di Fa. Vi leggo sempre, ma non so mai che dire, Spesso mi trovo d’accordo. Sarà che forse sono stilisticamente al paleolitico e socialmente all’età prespritz. Va bè, un saluto.

    • ro ro

      Scherzi?? Mica sarai timido? Un altro campo con papaveri stasera e mi colpivi e affondavi!

      • Ah ah ah… ma no timido no, melanconico piuttosto. Lieto che ti sia piaciuta la gallery 😉

  8. Sei una Persona Che Interviene Alle Inaugurazioni Accademiche! Wow :O
    Spero tu sia stata sufficientemente catastrofica con gli studenti, dato che “là fuori” li aspetta qualcosa che richiede più di un 30 e lode sulle joint venture in Arabia Saudita…

    (Mi aggrego agli auguri a Fa!)

    • ro ro

      No, no, era una marchetta. Non ti immaginare che sia il mio pane quotidiano. Tra l’altro panini e studenti a parte, è un mondo che non mi diverte molto.
      Sono stata…come scrivo qui. Insomma, mi conosci ormai.
      Non reggo i pessimisti o chi si lamenta di tutto, quindi ho provato solo a fare un breve discorso pratico.
      Molto breve.
      🙂

      • Be’, “studenti a parte”.. hai detto poco!
        Anyway, approvo l’approccio pragmatico 🙂

    • Fa Fa

      Grazie infinite per glia uguri!

  9. ro ro

    Eh, sì, erano buonissimi che ancora me li sogno!

  10. aleguidi aleguidi

    Ro, i tuoi racconti sono sempre stimolanti.

    Bellissima la tua sintesi: “dislessici gerarchicamente ben posizionati”…
    Spesso la vita dell’impresa è roba da dislessici.
    Non ti consente di analizzare il senso delle tue azioni, approfondire (1) il PERCHE’ per poi comprendere (2) il COSA per poi passare (3) a definire il COME.
    Incontro anch’io. come te, frequentemente “dislessici gerarchicamente ben posizionati” che magari ti chiamano per capire COME risolvere un problema che ancora non hanno definito e senza aver pensato al motivo per cui si trovano lì.
    A volte penso che, a qualcuno di questi imprenditori, potrebbe essere “utile un INUTILE” corso di filosofia…poi desisto dalla proposta oscena.

    Sulle nostre università sai che cosa credo?
    Dalla riforma Berlinguer in poi , siamo stati presi dal desiderio di “avvicinare l’università all’impresa” .
    Ebbene è stato l’inizio di un operazione di distruzione dei luoghi italiani della ricerca.
    L’Università aspira (peraltro senza riuscirci) a insegnare cose e azioni utili che servono a risolvere problemi.
    La ricerca non risolve problemi ne crea di nuovi, presenta nuovi scenari, mostra nuove prospettive.
    In questo brodo primordiale crescono e si sviluppano le civiltà.
    Evviva le Università che non ti insegnano nulla di pratico!!

    Grazie
    Alessandro

    • ro ro

      Ciao Alessandro,
      Grazie a te per il commento che mi fa riflettere sotto una nuova luce. Non ho la competenza per dibattere a fondo sull’università. La mia esperienza riguarda delle collaborazioni lavorative con docenti che desideravano fortemente un confronto con il mondo lavorativo per fare delle pubblicazioni e riguarda dei rapporti con neolaureati che, come diceva New White Bear, devono essere ancora formati.

  11. aleguidi aleguidi

    Beh guarda Ro devo dirti che nemmeno io ho competenza sull’Università…
    Tuttavia lotto sempre con tutto me stesso contro questa tendenza, nella vita degli uomini, delle imprese,delle istituzioni, a saltare la riflessione sui fini per passare direttamente a quella sui mezzi.
    😉

  12. Pensandoci non credo che l’università potrà mai preparare al lavoro. Cioè sarei d’accordo con te in linea di principio, ma l’autodidatta ha una vitalità e una coscienza di sè che l’accademico non imparera mai. Quindi meglio farsi un panino e dire due tre cose oneste.
    ciao

  13. duepassietorno duepassietorno

    ovviamente sempre per ultima! FA tanti auguri!!
    rimesso?
    e buon primavera!
    A

    • Fa Fa

      Ciao A!
      Grazie mille.
      Sono ancora alle prese con i miei malanni. Ma in fase di guarigione. 🙂

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