Skip to content

Innamorata del Subcomandante Marcos 2

Qual è il fine della vita umana?
Ci si innamora
di una persona senza che di solito ci sia un solo unico chiaro motivo scatenante: far entrare la ragione tra i sentimenti è come portare nuvole di sgradita pioggia su un prato di primavera. L’innamoramento è sentirsi improvvisamente meno soli, abbracciati a qualcuno che siamo certi ascolterà i nostri pensieri.
Quando un uomo mi ha chiesto in un giorno di neve a Dusseldorf come potevo essere così presa da lui, visto che non lo conoscevo di persona, mi ha stupita come se non avesse capito nulla.
Ci si innamora in un attimo di lucidità e offuscamento: vedi lui e vedi te e improvvisamente ti sembra la stessa cosa, le frasi che senti, anche se in un’altra lingua, sono quelle che pronunceresti tu se solo fossi capace ad esprimere il tuo cuore con altri mezzi che non siano respiri.Nell’anno che si sta chiudendo ho viaggiato un po’, ho dormito in molte camere d’albergo e letti non miei e da sola: Abu Dhabi,  Dubai, Dusseldorf, Curitiba, Doha, Roma, Napoli, Santo Stefano, Tokyo, Copenhagen, Mosca, di nuovo Dubai, e pure St. Martin. Ho scampato Dakar. L’anno precedente è stato simile. L’anno prima ancora, pure.
Per lavoro mi capita di andare in posti in cui la domanda di prodotti italiani è buona e la capacità di acquisto cresce. Ci vado con degli imprenditori, spesso non illuminati, spesso non educati ( e parlo di istruzione scolastica ma anche di rispetto ).
In questi anni mi sono vergognata spesso dei modi delle persone che erano con me, ignoranti e arroganti, e nell’ultimo anno, in particolare, ho compreso che sono contraria ad ogni politica di globalizzazione.
Comico è che ciò sia molto legato al mio lavoro.
Come tuttavia direbbe il Subcomandante Marcos, “mucha gente que se acercó a lo que se conoce como neozapatismo, lo hizo buscando respuestas a preguntas hechas en las historias personales de cada quien, según su calendario y geografía.”
(*Per la comprensione dello spagnolo si ringraziano le mie storie con uomini spagnoli e argentini).
La questione è che la politica dalle mie parti, e ovviamente anche in Italia in generale, è quella di produrre sempre di più, vendere vendere vendere e ovviamente comprare! E comprare prodotti, non servizi, non esperienze, non cultura.
L’esempio che ho spesso in mente è quello di un tale venditore di costumi da bagno che ha la sua attività nel centro storico dell’amena cittadina in cui vivo: si lamenta perché i negozi non vendono e chiudono e lui come mossa pensa di vendere su internet ai californiani il costume che viene fabbricato in Indonesia. Geniale! Così la ragazzina che abita nel palazzo sopra al negozio, pigra e ignorante, comprerà quel costume online e il negozio chiuderà ancora più in fretta.
Ogni paese, ogni popolo, deve mantenere una sua identità, curando quanto ha di più caro: la storia, la cultura, i valori, la terra. Credo che ci sia stato un momento, un decennio o due, in cui il popolo italiano si sia perso l’educazione civica e l’istruzione in generale. Probabilmente si è anche dimenticato cosa dà la vera felicità, cosa ci fa ridere.
Portiamo all’estero le eccellenze del nostro paese, che siano veramente le nostre, e solo un assaggio, ricco però di noi, affinché le persone geograficamente lontane desiderino visitare l’Italia, entusiaste di poter vivere l’esperienza della vita di noi italiani ( Briatore direbbe: sei anche tu dentro il sogno!).
Non vedo altre soluzioni per il nostro futuro, se non questa.
Torno quindi al Subcomandante Marcos, al fatto che in ogni cosa che leggo ed ascolto di lui sento i miei pensieri, come un’innamorata che sente pronunciare la fine delle frasi dalla sua dolce metà. Non ho una fede incondizionata, non sono una fanatica e lungi da me annullare completamente la mia mente da giudizi soggettivi: la battaglia del Chiapas non è la mia, è la loro, ci sono cose che non so e non capisco, e soprattutto io non sono persona da battaglie e rifuggo fermamente ogni azione di violenza, pratica o verbale.
Eppure mi ci ritrovo, mi ci ritrovo enormemente, specialmente ora che per lavoro mi sento parte, contrariamente ai miei pensieri, del sistema che spinge a produrre e consumare. (Ma qualcosa ho in mente per l’anno che sta arrivando!)

Ovviamente poi sono attratta da Marcos per la sua ironia, la voce, le braccia e gli occhi verdi e sorridenti, … gli occhi più belli che vedo, se chiudo i miei in questo momento…. ma questo è solo un corollario piacevole al teorema. Questo fa parte dei sogni, di quelle cose senza capo né coda che nella vita reale non si toccano mai.

Finisco.
Non temete, è solo un post, questo non è un blog che parla di politica, semmai di felicità.
Fa mi ha suggerito di vedere un video: è il presidente dell’Uruguay, Jose Mujica, che parla a Rio nel 2012.
Qual è il fine della vita umana? …Lo sviluppo non può andare contro la felicità. Si deve lavorare a favore della felicità umana, amore sulla terra, relazioni umane, cura dei figli, avere amici, avere le basi. Precisamente perché questo è il tesoro più prezioso che abbiamo. Quando lottiamo per l’ambiente, dobbiamo ricordare che il primo elemento dell’ambiente è chiamato felicità umana.”

 

5 Comments

  1. Ma il Papa dice le stesse, io dico le stesse cose, tutti diciamo le stesse cose, migliaia di blogger sorrisizzano ed illanguidiscono, rispettano e si felicitano. Una scenciascione meravigliosa, direbbe sempre Briatore. Poi se prendiamo l’ascensore insieme e mi chiedi di fermarti in camera tua chissà se ti dico subito di no, io benpensantesorridenterispettosoesopratuttosposato.

    • ro ro

      Sì, ho notato anche io che pure pochi giorni fa il Papa parlava di “popolo in cammino”. Mi è piaciuto molto.
      Non diciamo però tutti le stesse cose. Io credo che non le diciamo affatto, altrimenti in questo momento vivremmo in una società molto diversa e io non avrei un vicino di casa che ama passare il suo tempo negli outlet.
      Quanto all’ascensore, sarò lieta se non vorrai coinvolgermi in tuoi sogni in cui io ti chiedo di fermarti in camera mia, perché desidero altro per la mia vita. Con questo non dico che in passato non possa essere successo qualcosa di simile, ma miglioro con il tempo, le esperienze negative me le ricordo molto bene e, come recita una delle mie magliette preferite “io certe cose non le faccio più” o per lo meno cerco di fare in modo che sia così.
      Faccio progressi a piccoli passi, ma li faccio.

  2. Ieri ero a cena con Iuno, la sorella e il fidanzato. La sorella mi parlava di chi procrastina e di alcune teorie di un blog di crescita personale (non so bene cosa sia, ma immagino una di quelle cose tipo, il mondo è nelle tue mani, la vita può essere meravigliosa basta volerlo). Siamo scivolati a parlare di persone che per procrastinare s’inventano cose da fare che non hanno da fare e le fanno e perciò procrastinando lavorano in realtà il doppio.

    Ora dico io, tralasciando il fatto che il mio procrastinare è “non ho voglia di fare le pulizie a casa, lo faccio domani” e si risolve sul farlo nemmeno domani, ma vabbè, ma con la conclusione tipo “mi va di cazzeggiare” e non “perché devo ridipingere le ringhiere”. Ho le idee confuse, magari poi slego la matassa e ne scrivo qualcosa di comprensibile. Il punto è che io mi godo la vita e la maggior parte di voi va invece nella direzione opposta, di lavorare e impazzire per poter lavorare e impazzire un po’ meno, hai fatto bene tu ad andare a St. Martin! Tutto questo si ricollegava al discorso sulla felicità, bisogna essere felici, bisogna godersi la vita.

    p.s. se ripassi a Roma una birra non si nega a nessuno 😉

    • ro ro

      A me piace lavorare, me la godo nell’ottanta per cento del mio tempo lavorativo. Credo di essere molto fortunata: ho un lavoro, è vario, stimolante, mi arricchisce. Però lavorare di per sé, lavorare per guadagnare più soldi o per fare carriera, non è tra le mie priorità nella vita. Il lavoro è un mezzo e, come dico spesso, se gli dedico tanto tempo è solo perché non ho di meglio da fare. Grazie per la proposta della birra!

  3. A long December… Anna begins. | FarOVale A long December… Anna begins. | FarOVale

    […] giovane, qualcuno serissimo, … e conoscerli mi ha reso felice. – mi sono appassionata al Subcomandante Marcos: mai innamorarsi di un uomo che fa il supereroe! – ho infine messo le basi per un po’ di […]

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: