Skip to content

Elaborazione del lutto

Nei film americani si sente spesso parlare degli stadi di elaborazione del lutto. La psichiatra che s’è messa di impegno in questo studio era Elisabeth Kübler-Ross, svizzera emigrata a New York.
Le fasi di elaborazione del lutto, secondo lei, sono:
1. negazione
2. rabbia
3. contrattazione/ patteggiamento
4. depressione
5. accettazione
Nelle mie riflessioni più intime, le stesse che mi fanno associare il marketing aziendale all’amore, anche le fasi di elaborazione del lutto ben si accostano ad alcuni momenti della vita. In particolare comprendo la possibilità di essere bloccata nella fase due per alcuni rapporti di amore e di amicizia.
Se infatti si può passare dall’accettazione alla “ricreazione” ( nuova fase aggiunta da me nel caso della perdita di mia madre, che tuttavia é sempre più spesso nelle cose che faccio, con incidenza inversamente proporzionale al tempo trascorso da quando è morta ), io per esempio sono inchiodata alla fase di rabbia nei confronti di uomini che mi hanno presa e lasciata o di alcuni amici che non sono presenti nella mia vita come vorrei.
Il 2013 in particolare è stato segnato da rapporti o incontri che ancora non ho digerito, un paio dei quali sono ruotati intorno al blog.
Secondo la psichiatra sopra nominata la rabbia viene dopo la negazione e prima dell’accettazione, mentre io ho ben accettato la situazione e non emerge in me alcuna domanda del tipo “perché proprio a me?”. E’ vita, mi dico.
Tuttavia sento di non aver affatto sfogato l’imbroglio subito e mi sento frustrata come chi ti nega l’evidenza di un fatto o conduce gli affari non rispettando le regole.
Se senti di aver dato parecchio di più di quello che t’è tornato, se senti che ti sta bene un po’ di sproporzione, ma qui c’è gente che s’è approfittata, se t’hanno presa a male parole ma gratuitamente, un po’ di rabbia ti viene, nonostante tu sia mediamente pacifica, nonostante tu non alzi mai la voce e nonostante tu sia il tipo che se le bloccano l’auto con un’altra parcheggiata in doppia fila non suoni neanche il clacson perché lo trovi violento e incivile.
Mi sento in una situazione di grande accumulo e questa emozione è per me insolita: per anni, nei miei primi approcci con le persone, con gli uomini in particolare, ho sondato la loro aggressività – atteggiamento che mi spaventa – chiedendo se capitava loro di alzare la voce nelle discussioni.
E’ per questo che, pensando al mio 2014, sto mettendo alcuni semi qui e lì per progetti che, innaffiati dalla speranza che sento, facciano scemare questo sentimento e mi portino a relazioni nuove e migliori.
Sto per acquistare quindi i biglietti per i concerti dei Pearl Jam e degli Arcade Fire, che vengono in Italia il prossimo giugno: comicamente due gruppi che avrebbero tutte le motivazioni relazionali per andarmi di traverso e che d’altronde mi piacciono enormemente.

Soundtrack: Arcade Fire – Afterlife

15 Comments

  1. Se ti può interessare io ti suggerisco una ulteriore fase: la “rEGOlazione”.
    A parte il lutto strettamente inteso- di mia madre anche io- anche l’abbandono non fisico è una “morte” (ed un mezzo suicidio) perciò la fase da affrontare è la riconquista dell’ego. L’egoismo come cura di sè che non implica il disinteresse verso gli altri è importante se serve a ricordarci che dobbiamo prima di tutto Amare noi stessi.

    • ro ro

      L’idea della fase rEGOlazione è veramente interessante. Grazie.

  2. le fasi mie sono:
    sconcerto;
    disperazione;
    rabbia;
    depressione;
    rabbia;
    depressione; (ciclo che si ripete innumerevoli volte)
    Sticazzismo;
    poi arrivo alla fase che non ci penso… ma se ci penso…
    depressione;
    rabbia;
    sticazzismo

    • ro ro

      Sticazzismo non l’avevo mai sentito. Mi spieghi meglio che cosa significa?

      • qui a Roma (ma io non sono di Roma, eh? Si sappia). con sticazzi si abbrevia l’espressione colorita “…e sti ca*** ‘ndo li metti?” E cioè, “…e a me cosa importa?” Diciamo che è menefreghismo ma permeato dal sole di Roma, un menefreghismo non condito da negatività, ecco. Lo sticazzismo è il sentimento dello sticazzi (è un neologismo, che ho inventato io stasera, almeno per quello che mi riguarda)

        • ro ro

          Grazie per la spiegazione chiarissima!

  3. ….post intenso…condivido mi dispiace x tua madre… x le storie da digerire, capita anche a me..x fortuna dopo anni riesco a pensarci senza piu fastidio, dopo anni però. . 🙁

    • ro ro

      Tiramm’nnanz, come direbbero a Napoli!

  4. La rabbia è un sentimento di tutto rispetto. Tutti i sentimenti che si provano sono degni di rispetto perché vengono da noi, sono una parte di noi. Soffocarli non significa altro che riattizzarli. Goditi la tua rabbia, è il solo modo modo per farla scemare.
    E che il tuo 2014 sia come lo vuoi tu. 😉

  5. Arcade e Pearl Jam, come darti torto 🙂
    L’accettazione mi è sconosciuta; piuttosto, l’illusione è una tappa irrinunciabile: mi illudo di cambiare, di superare l’abbandono, la perdita, la rinuncia e di lasciarmi tutto alle spalle, quando, in realtà, la mia convinzione ha la credibilità di un proposito fatto il primo gennaio.

    • ro ro

      Sì, i biglietti li ho presi e ne sono intimamente felice, perché mi sembra di garantirmi già un pezzettino di felicità nel prossimo futuro.
      Quanto ai buoni proposi, non hai (come non ho io) bisogno di un primo dell’anno per quella che un commento più su è stato chiamata rEGOlazione.
      Mi era sembrato un saggio e caro suggerimento.

  6. Allora è normale provare rabbia anche se si è già passata la fase di accettazione, saltellando un po’ fra quelle in mezzo. Una rabbia di fondo, nulla di esagerato, giusto quella stretta allo stomaco che ti fa ricordare che tu hai dato tutto ad una data persona, eri te stessa fino al midollo con quella data persona, che poi dopo tot anni è sparita dicendoti che la cena non era neanche sto granché.
    No?

  7. Se non suoni neanche il clacson perché lo trovi violento e incivile e qualcuno comunque nella vita ti alza la voce significa che, o sei un genio del crimine, oppure il tuo unico problema nella vita è che c’è uno che ti alza la voce. 😀

Rispondi

Scroll Up
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: