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Nessuno mi può giudicare nemmeno tu

Il presupposto è che ognuno ha il diritto di fare quello che gli pare. Non credo si possa non essere d’accordo con questa affermazione. Siamo padroni di noi stessi e facciamo delle scelte. Nessuno, in linea puramente teorica, dovrebbe poterci dire quello che è meglio per noi.

Sono stato accusato di giudicare. Una amica sostiene che una volta non lo facevo ma che ultimamente lei si sente giudicata. Non ho cercato difese particolari ma ho iniziato a pensarci spessissimo. Giudico? Sono una così brutta persona?

La risposta è probabilmente sì. La cosa forse strana è che più ci penso e più lo trovo naturale. Al netto di ipocrisie e convenzioni che suggeriscono che giudicare è male, faccio fatica a capire come si possa evitarlo. Capisco invece perfettamente come evitare di farlo notare. Ma questa è un’altra storia. Posso non farti pesare il mio giudizio, va bene, ma questo significa semplicemente non comunicarti quel giudizio. Meglio ancora, nasconderti quel giudizio. E questo non è non giudicare.

Giudichiamo tutti, continuamente. E sulla base di questo scegliamo anche le persone.

Non sostengo che giudicare sia giusto. Giudicare è sbagliato per un motivo tanto semplice quanto banale: non avremmo mai tutte le informazioni per dare un giudizio scevro da interessi personali e condizionamenti. L’unica persona che potrebbe averli è la persona stessa oggetto di giudizio. Ma evidentemente questo porterebbe ad un conflitto di interessi inestricabile.

Lo facciamo e dissimuliamo. Cerchiamo di non farlo pesare molto spesso. A volte, quando abbiamo a che fare con persone alle quali teniamo molto, ci permettiamo di esprimerlo o suggerirlo. Lo trasformiamo in un consiglio sussurrato, lo trasformiamo in un “secondo me”. Ma abbiamo già emesso quel giudizio.

E allora faccio fatica ad accettare lezioni di moralità. Lo faccio io e lo fai tu. Lo faccio e mi sforzo di essere il più obiettivo possibile sul giudizio che do di una situazione, di una persona. Considero le variabili, considero i punti di vista, mi metto nei panni.

L’umiltà e il dubbio aiutano ad essere obiettivi.

like drink poison, like eating glass
Soundtrack: Bloc Party – Like Eating Glass

42 Comments

  1. Sono parzialmente d’accordo sul tuo presupposto, mi sento di aggiungere che il diritto di fare ciò che pare trova il limite nel nocumento che l’azione può provocare nell’altro. Ma il tema della Libertá è un terreno molto fragile a mio avviso…
    Giudicare presuppone il potere di stabilire ciò che è bene e ciò che è male in assoluto per cui credo che nessuno lo possa fare nettamente. Ciò non toglie che sia sano avere una opinione e sulla base di questa scegliere ed esprimere un “giudizio” allo stesso modo in cui chi riceve l’opinione debba avere l’umiltá di accettare di poter essere “scelto” sulla base del suo modo di vivere, pensare ed agire.

    • Fa Fa

      Pensavo al bene e al male. Giudicare è anche solo valutare, pesare. E l’assoluto credo poi non esista, trattandosi di persone. Qua non c’è giudizio superiore. Ci sono persone piuttosto fallibili. Quindi, d’accordo con te, anche sulla libertà.

  2. ciao,
    gran bel discorso!
    Per come la vedo io ogni frase, sia essa giudizio, commento, consiglio, suggerimento deriva da valutazioni fatte a monte. E’ inevitabile, logico, umano che sia così.
    Piuttosto è raro trovare chi esprime le valutazioni che ha fatto, o perché diplomatico o perché falso/interessato/subdolo o perché timido…
    Apprezzo un casino quelle persone che sono lineari e che esprimo effettivamente ciò che pensano e provano, e io stesso cerco di esserlo, la penso in un certo modo e lo dico.
    In questo modo sto sui balle ad un 10-20% di quelli che conosco ma ho ottenuto che un altro 10-20% circa mi stima di più e mi va bene così.
    Piuttosto in fase di valutazione ritengo che sia sbagliato sentirsi superiori riseptto a chi si sta valutando, quello per me sì è un errore.
    Mi sembra che se una persone si sente giudicata, sta pesando una certa frase forse più di quello che dovrebbe.
    Daniele Vanoncin

    • Fa Fa

      Giudicare non può necessariamente voler dire sentirsi superiori.
      Sono d’accordo con te sull’opportunità di manifestare i propri pensieri e opinioni. Solo che non è sempre facile e a volte non è neanche opportuno, secondo me. Bisogna saper scegliere il modo, il momento. Serve sensibilità.

      • ciao,
        anche su questi 2 punti siamo d’accordo:
        1. Alcuni giudicano sentendosi superiori ed è qui l’errore. Il giudizio su ogni cosa ci sta, ma non la superiorità.
        2. Serve sensibilità pe rcapire quando farlo, quando parlarne, quando esprimere quello che si pensa., oggi a oltre 40 anni un minimo di tale sensibilità forse l’ho trovata. In passato no 🙁
        Daniele Vanoncini

  3. Penso che quella del giudizio sia un’alchimia di cui è difficile trovare una combinazione perfetta: sta nell’intelligenza del giudicato di capire quanto possa essere magari un tentativo di dare un consiglio, uno sprone, in buona fede; sta nell’intelligenza del giudicante di essere costruttivo.

    Fuori da questi casi il giudizio è da tenere per sé, perché va a intaccare sfere personali che non ci competono.

    Così la vedo

    • Fa Fa

      Non è sempre necessario dare il proprio giudizio. Credo che a volte sia più opportuno tacere.

      • Le altre persone non ti useranno mai questa cortesia.

        Quindi, perché privarsi di un privilegio?

  4. ro ro

    Sono d’accordo con te: i giudizi esistono, noi ne elaboriamo di continuo e va bene così. Un uomo che ne fosse privo, che non comunicasse la sua opinione, risulterebbe falso. Come un mio amico, tuo omonimo, mi ha fatto notare anni fa, sta a noi non essere succubi dei giudizi degli altri. Se la tua amica si è sentita giudicata probabilmente è un problema suo.
    Quello però che mi permetto anche di sottolineare é che dagli amici gradiamo commenti, consigli e giudizi, ma solo dopo esserci sincerati della loro comprensione delle circostanze e di quanto proviamo. Dagli amici accettiamo tutto, ma prima desideriamo condivisione e comprensione: le relazioni superficiali e quindi i giudizi affrettati non sono parte dei rapporti d’amore e d’amicizia.

    • Fa Fa

      Senza condivisione e comprensione non esiste amicizia. Io li considero la base.
      E se è una amicizia seria non esistono giudizi affrettati. Esiste la consapevolezza dei motivi per cui quella persona fa quella scelta.

      • ro ro

        Si conferma allora che é un problema della tua amica!

      • La consapevolezza dei motivi di una scelta non implicano un giudizio positivo. Come dico nella replica a newwhitebear, un amico serve anche a questo. A non esser d’accordo. A fare lo specchio e mostrarci meglio il nostro lato oscuro, qualora di questo si tratti. O le nostre debolezze. O il fatto che stiamo decidendo ascoltando il cuore e non la testa. O il viceversa. Insomma a fare da contraltare. Se no che minchia di amico è? 😉

        • Fa Fa

          Dio quanto sono d’accordo. Grazie.

  5. c’è una roba in noi, che si chiama senso critico, che è ciò di cui madre natura ci ha dotati per farci sopravvivere. il senso critico ci impone di valutare, soppesare e analizzare fatti ed esperienze della nostra e dell’altrui vita, molto probabilmente per farci una nostra personale opinione che, magari, un domani potrà anche diventare un “valore” attorno al quale far girare le proprie scelte. questo non è un male e non è un bene: è solo un’opportunità.
    detto questo, giudicare nel senso di farsi un’opinione in merito a qualunque cosa non è scandaloso ma, dal mio punto di vista, molto salutare: le persone che non riescono a farsi un’opinione propria sono delle fronde al vento delle opionioni altrui, ma questo è un altro paio di maniche.
    c’è una sottile differenza tra chi si forma un proprio personale e, per quanto detto sopra, inevitabile giudizio sulle cose e uno sparasentenze che sta col dito puntato sul prossimo: si tratta della libertà nonché del rispetto.

    • Fa Fa

      Sparare sentenze è da ignoranti. Soprattutto quando non si ha nessuna conoscenza delle variabili.
      In effetti ne conosco molti.

  6. margaret collina margaret collina

    giudicare è atto di ragione, condannare spesso è atto di intolleranza.
    Ma accettare tutto, è altrettanto negativo

    • Fa Fa

      Credo nel dialogo. Credo anche, fra amici, nel prendersi per i capelli. Purché ci si confronti.

      • margaret collina margaret collina

        Giustissimo

  7. Partiamo dal presupposto
    «Il presupposto è che ognuno ha il diritto di fare quello che gli pare.»
    In linea teorica è valido, nella pratica no, almeno nella straggrande maggioranza dei casi.
    Perché? Il nostro liberio arbitrio si scontra con quello degli altri. Le nostre scelte con quelle degli altri, il nostro pensiero con quello degli altri. Tradotto in altre parole il nostro agire quotidiano entra in conflitto con quello degli altri. Ovviamente vale anche il viceversa per la legge della contrapposizione.
    Se all’all’incrocio mi immetto nella strada come voglio, pvvero libero di fare come ci pare, possiamo incappare in qualche altro che usa il nostro stretto metro. Di qui discendono le regole, che giuste o errate si devono rispettare.
    Quindi se mi permetto di giudicare un’altra persona, senza che questa mi abbia concesso il diritto di farlo, vado oltre le righe, infrango il perimetro altrui..
    Quindi il nostra fare quel che ci pare è disciplinato da regole, scritte o non scritte, che dobbiamo rispettare, finché restiamo nel recinto di un consesso sociale animato da latre persone.
    Voglio fare quello che mi pare? Mi trasferisco su un’isola, dove l’unico abitante sono io.

    • Perdona ma non sono d’accordo con il presupposto, e non credo che quanto espresso da Fa significasse “fare il proprio comodo in spregio delle regole”. Credo che il libero arbitrio si esprima come fare le proprie scelte in modo libero e autonomo, nell’alveo delle regole del vivere civile. Se vogliamo, possiamo aggiungere anche un pizzico di etica e di morale. Ma non è obbligatorio. In quest’ottica credo che sì, ognuno abbia il diritto di fare quel che vuole. Non immettendosi senza rispettare lo stop, ma scegliendo di rispettarlo, lo stop, guardando una sola volta se viene qualcuno, oppure di riguardare ancora. Questo è libero arbitrio. E’ parimenti libero arbitrio, per me che sono dietro a quel signore, esprimere la mia opinione ed essere magari in disaccordo per il fatto di aver guardato due volte, magari confrontando il suo modo di guidare con il mio. Se entrambi siamo nelle regole, ma scegliamo comportamenti differenti, credo che ciascuno sia libero di essere in disaccordo con qualcun altro.
      Tutti noi formuliamo opinioni, continuamente. E implicitamente emettiamo giudizi. Perché è quasi inevitabile passare dall’opinione al giudizio, nel senso di rapportare l’opinione espressa al nostro comportamento, ed effettuare un confronto. Se il confronto porta a un’identità di vedute saremo in accordo, altrimenti in disaccordo, il giudizio sarà quindi positivo o negativo. Tendo a diffidare di coloro che dicono “non giudico”. Ci sono poche persone che effettivamente si astengono da qualsivoglia giudizio, ma la stragrande maggioranza dei “non giudico” provengono da persone che giudicano eccome, ma si astengono dal comunicare il giudizio.
      Ultimo ma non meno importante, se (come mi pare sia il caso) si parla di amici, e beh, gli amici sono lì per questo, per farci da specchio. Altrimenti che amici sono?

      • Fa Fa

        Confermo che WaM ha ben inteso quanto sostenevo.

      • Evidentemente non hai letto con attenzione quello che ho scritto, perché non hai fatto altro che ribattere quello che ho scritto.

  8. Credo che formulare giudizi sia naturale, necessario quasi: in una relazione tra persone, per essere in grado di interloquire, bisogna per forza avere un’immagine dell’altra/altro. Ognuno di questi giudizi può poi essere cambiato, conoscendo meglio la persona, le circostanze, il passato. Il problema vero, credo è quando il giudizio viene, a monte, inficiato o da una conoscenza troppo scarsa o da pregiudizi veri e propri. Quanto poi a esprimere i propri giudizi… a volte farlo crea problemi, come non farlo può crearne anche di peggiori. Forse anche il modo di esprimere questi giudizi ha un significato e può far pendere la bilancia verso il positivo o il negativo: costruire o distruggere. Forse il presupposto, poi, lo trasformerei in un: ognuno ha il diritto di pensare ciò che vuole. Bel tema, comunque.

    • Fa Fa

      Diciamo che io faccio quel che voglio, sempre rispettando leggi e regole che ci siamo dati. Tu, che mi sei amico e mi conosci, puoi pensare quello che vuoi. In caso puoi comunicarmi quel che pensi. Con le giuste modalità.
      Se non mi conosci bene è meglio che tu tenga per te il giudizio.

  9. cavallogolooso cavallogolooso

    L’umiltà vera – secondo me 🙂 – ti dice che questa supposta emissione automatica di giudizio, tanto come la cosiddetta sincerità a tutti i costi, si chiama incontinenza: incapacità di non comunicare il proprio soggettivo punto di vista. Giudicare alcune cose in modo basilare è inevitabile (mi piace – non mi piace = questa cosa ostacola il mio volere, oppure invece me lo consente) perché è alla base dell’essere cosciente … ma l’emissione di giudizio per come fa sentire le persone è un’altra cosa. E ovviamente per quanto trita possa essere la faccenda, riguardo al basilare (dato per vero, appunto, come altri giudizi) “ognuno fa quello che gli pare” mi pare invece vero il contrario. Nessuno fa quello che gli pare. Solo chi ha il potere di farlo, commettendo *sempre* un abuso (perché usa la forza), fa quello che gli pare: automaticamente qualcun altro non farà più quello che gli pare. In altre parole (appunto trite ma difficilmente contestabili) : la mia libertà arriva dove inizia la tua. E bisogna mettersi d’accordo. Altrimenti non è libertà e quindi nessuno fa quello che gli pare. Al massimo lo fa qualcuno a discapito di altri. Più tutti si contengono più tutti fanno stanno meglio assieme, facendo un po’ meno di quello che gli pare: magari trovando qualcuno con cui quella parte di “quello che mi pare” si adatta al complementare “… perché pare pure a te”.

    Mi pare quindi che l’automatica emissione di giudizi sia di per sé soggettiva, quindi l’esplicitarlo sia arrogante: il mio giudizio è degno di e deve essere ascoltato poiché io emetto la mia verità e tu devi sentirla e probabilmente la connotazione del mio messaggio sarà tale da volerti non solo comunicare il mio soggettivissimo pensiero che avrei potuto contenere ma non ce l’ho fatta a vomitarlo fuori – ma vorrò insinuare in te l’idea che il TUO giudizio e il TUO “come pare a te” sia sbagliato. Ecco dove sta lo “sbagliato” e il “male” del giudizio: nell’arroganza di considerarlo giusto: il giudizio non lascia le cose come stanno: non dice che questo è rosso (fatto) dice che quel rosso non si adatta a quel beige (opinione e pure locale e temporale frutto di convenzioni) …

    Questa quindi è davvero solo la mia opinione e non è il mio giudizio. Il mio giudizio è sicuramente tagliato con l’accetta: la prima cosa che fa il mio animale interiore è dare un giudizio su qualsiasi essere umano di sesso femminile: me la farei, non me la farei : sarà pure mia madre o una vecchia per strada. E’ velocissimo, è inevitabile. Milioni di milioni di giudizi. Ma riguardano solo me e quando riguardano te, continuano ad essere un problema mio, non tuo.

    Ma questa… è una opinione 🙂

    • Fa Fa

      Questa questione del “fare quello che ci pare” è stata Chiarita anche più su. Ovvio che non va intesa letteralmente. Ma possiamo scegliere in ogni momento. Di questo parlo.
      Ribadisco che il giudizio va esplicitato in alcuni casi, con alcune persone, in alcune situazioni. L’umiltà è quella che ti fa dubitare del tuo giudizio. E per me si contrappone all’arroganza.

      • cavallogolooso cavallogolooso

        NO!

        ^______________________^

        ahahah, scherzo 😉

        non avevo letto le altre cose 🙂
        leggo (non sempre, sorry!) le cose che scrive l’autore .

        Ed ogni tanto l’autore mi suscita lo scambio: quindi grazie.

  10. Io non lo faccio mai, infatti se lo facessi non mi troveresti a commentare ovunque, ma il vecchio consiglio di “farsi i ***** propri” è infallibile.

    • Fa Fa

      Lo uso spesso, quel consiglio. Sempre valido.

  11. Farfalla Legger@ Farfalla Legger@

    Ma che male c’è a giudicare? Noi esseri umani siamo esseri pensanti (almeno la maggioranza) quindi come tali siamo portati a farci un’opinione su un determinato fatto, o cosa, o persona. E nel momento stesso che ci facciamo un’opinione scatta il giudizio. Il problema, a mio parere, è dare il giudizio con obiettività, visto tutti i condizionamenti che ci circondano.
    Ciao un abbraccio

    • Fa Fa

      Diciamo che in genere il giudicare è inteso in senso negativo. Ma siamo d’accordo che un giudizio sia quasi inevitabile. Riuscissimo sempre ad essere obiettivi.

      • Farfalla Legger@ Farfalla Legger@

        Infatti è difficilissimo essere obbiettivi, ed è questa poca obiettività che ci crea problemi con gli altri nel momento in cui esprimiamo un giudizio, non il giudizio in se stesso
        Ciao

  12. Giudicare è una cosa, e mi trovi d’accordo quando scrivi che giudichiamo continuamente; fa parte del pensiero, in fondo.
    Condannare, discriminare, è tutta un’altra cosa.
    Spesso la linea che li separa è sottile. E resa fragile da tutti i condizionamenti che abbiamo dall’ambiente.. L’importante è rispettare sempre e comunque la libertà altrui.
    Bel post! ^^

    • Fa Fa

      Grazie. Diciamo che, come in molti altri casi, anche dare un giudizio è un’arte che va imparata. Per non abusarne o trasformarla in altro.

  13. delicatepoppy delicatepoppy

    Si può comunicare un proprio giudizio senza essere giudicanti.

    • Fa Fa

      Bisogna saperlo fare. Ma si può. 🙂

  14. Una volta mi sono trovata a discutere con un tale che sosteneva che non si può giudicare, che nessuno ha il diritto di giudicare, che noi non possiamo mai conoscere le motivazioni per cui quella data persona ha fatto quella data cosa… Io ad un certo punto l’ho interrotto: “Senta, ma se lei si trova di fronte uno che sta violentando un bambino, cosa fa: lo giudica o no?” “No: lo ammazzo”. Ecco. Se poi capita che mi informi che gli americani hanno cominciato a mettere dei microchip sottopelle per controllare le persone, ho o no il diritto di dire che sei un emerito imbecille? (Un po’ diverso il caso di quella mia collega che mi arrivava davanti e strillava: “Oddio che orrore di gonna! Perché ti sei messa quella schifezza?!” “Perché è bellissima” “Non dire cazzate, fa schifo”. In effetti addosso a lei, dieci centimetri meno e venti chili più di me, non sarebbe stata proprio benissimo, credo).

    • Fa Fa

      Ahahahahahaha.
      Ecco, diciamo che anche per questo tipo di giudizi servirebbe un po’ di obiettività. Che manca spesso. Questo è il classico caso in cui sarebbe opportuno non manifestare il giudizio. Non amo le persone convinte di avere la verità.

  15. Se non ci esponiamo – per pudore, per timidezza, per presunto rispetto della privacy – rischiamo l’anonimato del nostro pensiero. Chiaro che c’è da fare una tara. Ma sono i mille distinguo che ci fanno crescere. L’ascolto muto e la critica interna servono poco. L’importante è porsi in egual posa in entrambe le fasi. Quando critichiamo e quando riceviamo le critiche. Ma questo è solo allenamento… ;))

    • Fa Fa

      Perfettamente d’accordo. E non è semplice usare lo stesso peso per i giudizi dati e quelli ricevuti.

  16. Io giudico sempre. In ogni momento.
    E come tu stesso hai ammesso, è la più naturale delle inclinazioni umane.

    L’equivoco sulla bontà del giudicare è facillmente risolvibile:. basta capire quando e quanto disturba il prossimo la verbalizzazione del tuo pensiero.

    Ma siccome siamo parecchi miliardi di sensibilità diverse (e non disponi di un’eternità per decidere il migliore degli approcci possibili), la probabilità che tu ferisca qualcuno è una quasi certezza.

    Allora che si fa? niente, si segue l’istinto e si incrociano le dita.

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